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giovedì 16 novembre 2023

WEEKEND LUNGO

WEEKEND LUNGO

“Milioni di italiani non possono essere ostaggio dei capricci di Landini, che vuole organizzare l’ennesimo weekend lungo”

È con questi toni, che non esitiamo a definire canzonatori, che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti si esprime a proposito dello sciopero generale di Venerdì 17 indetto dalle sigle Cgil e Uil.

Purtroppo quella del "Weekend Lungo" è una triste realtà ben consolidata oramai da anni. Di fatto non si contano sul territorio nazionale, e locale, le aziende costrette ad adottare la pratica della cassa integrazione, tenendo gli operai fermi a casa il venerdì, oppure quelle che ricorrono all' espediente della delocalizzazione in virtù, dicono loro, di una maggiore competitività sul mercato, e finiscono per condannare gli operai alla tragica prospettiva di un weekend lungo 7 giorni.
Le vicende della Caterpillar e della GKN sono emblematiche di questa ferita profonda che viene inferta alla Vallesina come a tantissime altre aree produttive del paese. Altrettanto emblematica è l'ombra di un colosso globale come Amazon che incombe sul futuro dell'economia locale, promettendo di riassorbire quegli operai rimasti a spasso e crearne degli altri; offrendo loro un lavoro che non li valorizza ma anzi abbassa sempre di più il livello generale di professionalità.
Così si mette in pericolo anche il futuro dell'industria nel nostro paese.

Ebbene, questi non sono dunque dei banali capricci, ma un vero e proprio grido d'aiuto disperato che il paese dei lavoratori indirizza verso le istituzioni.
Le promesse inattese riguardo all'aumento dei salari e alla riforma delle pensioni, e le prospettive aperte dalla nuova legge di bilancio, non sono che l'ennesima mazzata che si abbatte sull' economia nazionale, e sul suo protagonista, il lavoratore.
Protagonista appunto, non spettatore inerme, silenzioso e compiacente.
Lo sciopero è forse uno degli ultimi strumenti di cui un soggetto attivo consapevole e cosciente del proprio ruolo può ancora avvalersi.

E dunque è questo che ci spaventa più profondamente, che la sua legittima pratica, con il suo valore storico e sociale, sia così tranquillamente ridicolizzata e delegittimizzata da esponenti del governo.WEEKEND LUNGO

“Milioni di italiani non possono essere ostaggio dei capricci di Landini, che vuole organizzare l’ennesimo weekend lungo”

È con questi toni, che non esitiamo a definire canzonatori, che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti si esprime a proposito dello sciopero generale di Venerdì 17 indetto dalle sigle Cgil e Uil.

Purtroppo quella del "Weekend Lungo" è una triste realtà ben consolidata oramai da anni. Di fatto non si contano sul territorio nazionale, e locale, le aziende costrette ad adottare la pratica della cassa integrazione, tenendo gli operai fermi a casa il venerdì, oppure quelle che ricorrono all' espediente della delocalizzazione in virtù, dicono loro, di una maggiore competitività sul mercato, e finiscono per condannare gli operai alla tragica prospettiva di un weekend lungo 7 giorni.
Le vicende della Caterpillar e della GKN sono emblematiche di questa ferita profonda che viene inferta alla Vallesina come a tantissime altre aree produttive del paese. Altrettanto emblematica è l'ombra di un colosso globale come Amazon che incombe sul futuro dell'economia locale, promettendo di riassorbire quegli operai rimasti a spasso e crearne degli altri; offrendo loro un lavoro che non li valorizza ma anzi abbassa sempre di più il livello generale di professionalità.
Così si mette in pericolo anche il futuro dell'industria nel nostro paese.

Ebbene, questi non sono dunque dei banali capricci, ma un vero e proprio grido d'aiuto disperato che il paese dei lavoratori indirizza verso le istituzioni.
Le promesse inattese riguardo all'aumento dei salari e alla riforma delle pensioni, e le prospettive aperte dalla nuova legge di bilancio, non sono che l'ennesima mazzata che si abbatte sull' economia nazionale, e sul suo protagonista, il lavoratore.
Protagonista appunto, non spettatore inerme, silenzioso e compiacente.
Lo sciopero è forse uno degli ultimi strumenti di cui un soggetto attivo consapevole e cosciente del proprio ruolo può ancora avvalersi.

E dunque è questo che ci spaventa più profondamente, che la sua legittima pratica, con il suo valore storico e sociale, sia così tranquillamente ridicolizzata e delegittimizzata da esponenti del governo.

FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

Gruppo Anarchico "Kronstadt" (senza fissa dimora) - Ancona

 

lunedì 11 settembre 2023

Autunno Caldo? Clima da crisi sociale

 Ferie lunghe e cassa integrazione disseminata a macchia d'olio nelle fabbriche non prennunciano niente di buono per questi ultimi mesi del 2023. Tutti sembrano sapere, in fondo, che il terreno economico continua a scricchiolare, indipendentemente dai “segni +” che appaiono trionfanti in qualche articolo dal titolo altisonante che ogni tanto fa capolino sui canali di informazione.

Eppure nessuna, tra le strutture organizzative storicamente erette a difesa dei salari - i principali partiti di sinistra e sindacati - sembrano avere la capacità di comprendere e soprattutto la forza di rivendicare: se il segretario generale della CGIL si prepara a chiamare uno sciopero generale soltanto per chiedere al governo di rinnovare i contratti nazionali scaduti e formulare un salario minimo significa che o si è ignoranti in materia o in malafede.

I contratti li devono rinnovare le controparti padronali sedute al tavolo con dei sindacati pronti a mobilitarsi per questo e per la sicurezza sui luoghi di lavoro anche meno redditizi in quanto a tessere, la cultura della sicurezza non può essere affidata al datore di lavoro intelligente e illuminato.
In quanto alle richieste di un salario minimo fatte al governo, nel migliore dei casi diverrebbero strumento di propaganda utilizzabile da una destra che è riuscita a farsi portavoce anche dei temi cari alla sinistra, riuscendo a renderli semplici e chiari per le masse sempre abituate ad avere risposte immediate ai problemi:

la violenza sulle donne? si combatte con la repressione. La violenza minorile? con la repressione. L'abbandono scolastico? sempre con la repressione. L'indigenza? Indovinate. La mafia e l'imprenditoria predatrice? con la... detassazione unica!

Qualsiasi governo non può risolvere i problemi economici e sociali radicati nel profondo di questo paese, solo la rivendicazione collettiva, strutturata ed organizzata, potrebbe riuscire a migliorare poco a poco le condizioni del nostro paese:

LOTTARE A SCUOLA per ottenere investimenti funzionali agli insegnanti e a tutto il personale, che in prima persona, quotidianamente, deve inventarsi mille espedienti per continuare a fornire formazione, cultura di qualità e responsabilizzazione collettiva in una scuola che cade letteralmente a pezzi.

LOTTARE IN FABBRICA per un salario adeguato ad una vita degna, un lavoro sicuro ed un ambiente  sano che non ha bisogno di trovare sempre colpevoli da sacrificare quando si tratta di nascondere colossali errori sistemici nella gestione economica aziendale o nella esecuzione in sicurezza delle lavorazioni.


FAI - Federazione Anarchica Italiana
   sez. "M. Bakunin" - Jesi
   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

Gruppo Anarchico "Kronstadt" (senza fissa dimora) - Ancona

Valcesano Anarchica



martedì 25 aprile 2023

La polvere sotto al tappeto

 Il 25 aprile di questo 2023 viene celebrato mentre al governo siede una Presidente del Consiglio leader di un partito post-fascista. Molti sondaggi lo danno, nonostante tutto, entro la soglia di gradimento per il 30% degli intervistati. Dato che non equivale certo all’intera popolazione italiana, come non equivalgono alla maggioranza elettorale le percentuali che hanno portato la destra al potere nelle ultime elezioni. Ma questo è un dato al limite del banale. Il sistema elettorale ha avuto sempre il pregio di garantire stabilità e sicurezza ai padroni e ai loro rappresentanti. Mussolini ed Hitler sono saliti al potere con libere elezioni. Poi non fecero più elezioni libere. Anzi, nessuno fu più libero e interi paesi dovettero imbracciare le armi e mobilitare tutta la solidarietà proletaria di cui erano capaci per riprendersi la libertà. Anche per questo si celebra il 25 aprile.

Quanto detto è storia nota, come altrettanto conosciute, o meglio prevedibili, sono le scelte che il governo di destra attuale, sta portando avanti in tema di economia, welfare, guerra e diritti, con la capacità fascista più genuina di essere forti con i deboli e deboli con i forti. In un momento in cui il paese ha bisogno di esprimere il massimo sostegno sociale alle fasce più deboli, agli ultimi e ai lavoratori, le scelte del governo si indirizzano verso la tutela dei grandi redditi, di chi evade le tasse, e di chi, pagando stipendi da fame, ruba anni di vita alla parte sana e produttiva del paese: la classe operaia. Dalla cancellazione del reddito di cittadinanza all’adeguamento di salari e pensioni, dal definanziamento della sanità pubblica all’aumento delle spese militari, a regalie di vario tipo che passano per grandi opere fantasmatiche (Ponte sullo stretto) e arrivano alle società calcistiche, nell’Italia attuale va in scena il personaggio di un Robin Hood cialtrone che ruba ai poveri per dare ai ricchi.

Le rappresentazioni mediatiche di questa classe politica ricordano il peggior berlusconismo, e l’ancora più nefasta dittatura mussoliniana, quella delle donne espulse dai posti di lavoro, del diritto di sciopero e di interruzione di gravidanza negati, dell’applicazione delle leggi razziali, e dove si dimezzava le paghe degli operai e si assassinava un po’ tutti in giro per il mondo, con le sue guerre e le persecuzioni politiche. Il fascismo della stirpe italica di ieri, mostra il suo volto attuale – ma decrepito come sempre - della sostituzione etnica di oggi, delle teorie del gender, degli occupabili e dei capri espiatori di ogni genere: immigrati, anarchici, poveri. Le cause che portarono cento anni fa al potere il fascismo non sono state mai estirpate da questo paese: lo sfruttamento, la gerarchia, il possesso dei mezzi di informazione in mano a pochi (e agli stessi), la stratificazione della società in ricchi e poveri, chi può fare tutto e a chi viene negato tutto. Qualcuno si è illuso che bastasse nascondere sotto il tappeto della democrazia la polvere fascista, senza accorgersi che era troppo piccolo, sottile, inutile di fronte alla sporcizia con cui il liberismo, da sempre, contamina la società umana.

Il valore di questo 25 aprile va oltre la dimensione celebrativa, utile per rilanciare la conquista di diritti perduti (troppi) e conquistarne di nuovi (tanti), senza arrendersi all’ineluttabilità del profitto capitalista, all’arroganza omicida del potere, alla stupidità menzognera e vigliacca dei signori di Palazzo, e quella dei fascismi di ieri e di oggi; e per non avere più nessun fascismo domani.

FAI - Federazione Anarchica Italiana:
    Sez. “Michele Bakunin” – Jesi
    Sez. “Francisco Ferrer” – Chiaravalle
Gruppo Anarchico “Kronstadt” – senza fissa dimora – Ancona

mercoledì 12 ottobre 2022

Colpevoli: governi e padroni - sabato 15 ottobre

 

 Non abbiamo tempo. Siamo sempre di corsa, per rimanere a galla con i nostri cari. Non abbiamo tempo di pensare agli altri, al futuro. Poi questo ci piomba addosso.

Crollano le scaffalature nei magazzini con noi sotto, cadiamo da una impalcatura, la casa ed i nostri affetti ci vengono sommersi da una alluvione o finiscono sotto ad un terremoto, oppure piu` banalmente ci ritroviamo in cassa integrazione un giorno si` e uno no, tirando quasi un sospiro di sollievo a non dover sentire la sirena tutte le mattine, se non fosse per i debiti che dobbiamo pagare con il portafogli sempre piu` sgonfio. E come se non bastasse.. fara` sempre piu` freddo.

Di fronte a tutto questo la paura, l'insicurezza, ci portano ad un certo disagio individuale, ci sentiamo in colpa per ogni accadimento negativo, per ogni disgrazia, quasi fossimo peccatori in procinto di espiare punizioni divine che puntualmente arrivano a sottoilineare la dissolutezza delle nostre esistenze.

Viviamo un nuovo Medioevo, dove guerre, pestilenze, carestie e catastrofi imperversano mentre i signori, quelli che vivono realmente in maniera stupidamente dissoluta, fanno vivere e morire malamente tutti gli altri. Coloro che sono i veri responsabili di tutto questo continuano imperterriti a saccheggiare e a gozzovigliare.
 
Per questo saremo presenti sabato 15 ottobre in Ancona, nessuno dopo di noi dovra` patire le stesse sopraffazioni, riprendiamoci il nostro tempo ovunque ed insieme.

Altrimenti a pagare saremo sempre noi.

Gruppo Anarchico "Kronstadt" - (senza dimora) Ancona


FAI - Federazione Anarchica Italiana

   sez. "M. Bakunin" - Jesi

   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

Valcesano Anarchica

 


 

lunedì 3 ottobre 2022

Una donna al comando

Il nuovo governo eletto non rappresenta certo la maggioranza degli italiani, ma una sua
parte. All’incirca un quinto. Poco più. Ma queste sono le regole del gioco, dicono democratico, per
legittimare un consenso di massa che, visti i numeri dell’astensionismo, non esiste. Un gioco
elettorale che poi, in questi ultimi anni si è fatto sempre meno democratico, con il premio di
maggioranza dell’uninominale e i candidati decisi d’ufficio, per una rappresentanza parlamentare
ridotta di un terzo. Alla fine queste regole, un po’ farlocche, hanno portato per la prima volta una
donna al comando in Italia. E quindi?

Per una maggioranza che ha elemosinato voti inventando il pericolo gender, rivendicando
il ruolo materno delle donne e spergiurato che l’interruzione di gravidanza in Italia è un diritto,
essere donna al comando di una oligarchia di potere, vuol dire poco, anzi niente. Non è il
“gender” che fa la qualità, ma le idee, ed in questo caso, le idee della destra tornata a Palazzo –
ma forse non se n’era mai andata nei fatti – non sono certo brillanti. Anche perché, al di là di
qualsiasi facile retorica politica, come governa la destra, in questo paese, è cosa nota, sia con gli
esempi del passato, sia per i risultati nelle varie amministrazioni locali della penisola.
La donna al comando dell’oligarchia nazionale vedremo quanto si differenzierà da chi l’ha
preceduta, in particolare in tema di diritti per i lavoratori, di garanzie previdenziali, di tutela delle
fasce più deboli. Tutte. Di sicuro non arresterà i meccanismi di privatizzazione della sanità che da
anni vanno avanti. Forse li accelererà. Darà qualche contentino a qualcuno, negherà molte cose a
qualcun altro, specie se debole, e garantirà i profitti e gli interessi che dominano questo paese.
Non sarà certo avara di retorica, di parole a vagonate, di scuse e pretesti e giustificazioni di ogni
tipo. Seguirà il pensiero che vuole riscrivere non solo la storia a proprio comodo, ma la realtà. Un
esempio? Basta guardare il comportamento della Giunta della Regione Marche di fronte alla
recente alluvione nel senigalliese.

Basta guardare il comportamento della Giunta della Regione Marche di fronte alla recente
alluvione della nottata fra il 16 e il 17 settembre. Costruire una società altra è sempre più una
necessità. Opporsi a quella dei padroni e dei loro vassalli (e vassalle), pure. Le risorse non
mancano. Neanche l’esperienza, basta farne tesoro. Ispirarsi alla forza delle donne del Sud di
questo paese che sono pagate meno degli uomini e soffrono di una disoccupazione doppia
rispetto a loro. Basta pensare alle madri, alle figlie e alle sorelle che, in silenzio, subiscono la
violenza all’interno delle migliaia di italiche famiglie.

Basta pensare alle tante donne che mandano avanti la baracca, in Italia e ovunque.
Una donna al comando? Molto meglio le tante donne della vita e della società degli ultimi
con cui lottare fianco a fianco per i diritti di tutti, per un mondo migliore, perché non sarà così per
sempre.

Noi preferiamo quelle nella vita e nella società degli ultimi con cui lottare fianco a fianco
per i diritti di tutti, per un mondo migliore, perché non sarà così per sempre.

FAI - Federazione Anarchica Italiana
   sez. "M. Bakunin" - Jesi
   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

giovedì 24 febbraio 2022

Terrorismo di stato

 Putin ha iniziato la sua guerra lampo di ricostituzione dell’impero russo. L’Occidente, USA ed Europa in testa, ha fatto di tutto per alzare la tensione. Lo stato ucraino, dal canto suo, ha regalato al suo popolo pane e patria, poco del primo, tanto e pericolosamente tossico del secondo. I media ci hanno riempito di analisi di ogni tipo, ragioni storiche ed economiche, a giustificare questa o quella scelta, questo o quello schieramento.
Pochi hanno parlato delle ragioni delle vittime di sempre, degli ultimi, dei lavoratori russi ed ucraini, separatisti o nazionalisti, uomini e donne che in queste ore stanno vivendo lo stesso scenario di guerra vissuto dai loro nonni in passato a causa dell’invasione dell’Italia fascista o della Germania nazista, o legata alla miseria della carestia sostenuta dalla Russia stalinista. Le centinaia di donne immigrate in Italia, che si prendono cura dei nostri cari non autosufficienti, anche da lontano, sentono e denunciano l’orrore di queste ore di guerra. Sui social le loro testimonianze parlano di:
«Un paese isolato dai bombardamenti … già non ci sono più rifornimenti … la gente scappa in campagna … lasciano le loro case che vengono subito saccheggiate … una tragedia immensa … le informazioni che ci arrivano sono distorte … la realtà è terribile».
Dopo la macelleria nelle regioni della ex-Jugoslavia, l’Europa torna ad essere il teatro di guerre dove il terrorismo degli stati, il profitto dei mercanti, la cultura dell’odio si mascherano dietro alle mille menzogne patriottiche ed economicistiche diffuse a piene mani. Come sempre i più deboli ne pagheranno le conseguenze. Di fronte a tutto ciò non basta solo pregare per la pace, appellarsi alla diplomazia, o invocare di disertare la guerra. Bisogna denunciare le politiche guerrafondaie e appellarsi alla solidarietà possibile fra sfruttati.
Rifiutare le armi e condividere la sicurezza di una casa, di un pasto, di un affetto, di una cura. La più immediata solidarietà che noi possiamo dare a chi subisce il terrorismo politico degli stati è quella di lottare contro chi ci governa, responsabile in diversa misura, di quello stesso terrorismo, specie quando le spese militari non subiscono tagli come la sanità, la scuola, la previdenza.
Noi stiamo con chi subisce le guerre e mai con chi le fa.
Lottiamo contro le guerre, i guerrieri e i guerrafondai.
Tutte le guerre contro di noi. Noi contro tutte le guerre.
FAI - Federazione Anarchica Italiana
   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
   sez. "M. Bakunin" - Jesi
Alternativa Libertaria / FdCA
   sez. "S. Francolini" - Fano / Pesaro
Gruppo Anarchico "Kronstadt" (senza fissa dimora) - Ancona
Valcesano Anarchica
Circolo "O. Manni" - Senigallia

domenica 30 gennaio 2022

Cattivi italiani



Quasi il 33% dei lavoratori italiani ha uno stipendio sotto la soglia della povertà. Sono i working poor, coloro che lavorano tanto e in pessime condizioni, in uno stato di precarietà cronica, vessati e ricattati, con orari al limite della schiavitù, spesso legati ad un pendolarismo inefficiente che ruba soldi e tempo. E’ il lavoro italiano, che ha gli stipendi fra i più bassi in Europa, ed insegna ai suoi giovani quello di più importante che c’è da imparare: sfruttamento, infortuni, morte sul lavoro.

In questi giorni in molte città italiane gli studenti delle scuole superiori hanno protestato denunciando la morte di un diciottenne durante l’alternanza scuola lavoro. Una generosa dose di manganellate ha risposto alla loro voglia di giustizia sociale e di democrazia. In questi giorni si continua a morire di Covid-19, ma il fatto che, in molti casi interessi persone che non si sono vaccinate, quasi legittima una indifferenza tutta egoistica. La stessa di chi ha negato la pandemia sin dall’inizio. La stupidità e la cattiveria sono contagiose più delle malattie. In questi giorni una classe politica fra le peggiori della storia repubblicana ha dimostrato come le istituzioni democratiche, la rappresentanza politica, le scelte economiche, passino attraverso il filtro di interessi e profitti personali, di scuderia, di bande di amici e amichetti, di consorterie di affari disposte a tutto. L’elezione bis del capo dello stato dimostra quanto la classe dirigente di questo paese sia, per questo paese, il suo primo problema.

Figli viziati da facili poltrone e facili guadagni, disposti a sfruttare tutto e tutti e quando questo non è possibile fanno di tutto per far ricadere le conseguenze sugli altri: è facile promettere sostegno salvo poi discolparsi se, ad esempio, agli operai Caterpillar di Jesi non verrà concesso tempo utile per trovare soluzioni di piena occupazione, o se i dipendenti Liomatic magari non accetteranno un trasferimento non consensuale del proprio posto di lavoro di 50 o 60 Km - una scelta aziendale del tutto legittima, ma che fa, come al solito, ricadere i problemi aziendali sulle spalle dei lavoratori -.

Causa prima delle sorti negative del paese, esecutori dell’assassinio dello stato sociale (sanità, scuola, previdenza, trasporti, etc.), hanno portato avanti lo smantellamento di ogni piccola risorsa politica, economica e culturale e sono già pronti a farsi avanti per risolvere i problemi che loro stessi hanno creato. Il Mattarella bis è solo uno degli ultimi esempi di un futuro distopico che attende questo paese dove diritti e rappresentanza saranno apparenti, utili a vendere rappresentazioni fantasiose di una società avara, crudele, stupida e profondamente malvagia. Come la sua classe dirigente.

Come sempre dalla società civile, dai lavoratori e dagli sfruttati dipenderà il futuro di questa società. In meglio. Come sempre donne e uomini risoluti a vivere una vita normale cercheranno in tutti i modi di difendersi dai cattivi italiani della casta, dei profitti capitalisti, degli inciuci bis e di tutto quello che rappresenta il potere bizantino di questo paese.

FAI - Federazione Anarchica Italiana
   sez. "M. Bakunin" - Jesi
   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

domenica 23 gennaio 2022

Scuola e lavoro

 
Si chiamava Lorenzo Parelli. È morto nell’ultimo giorno di stage in fabbrica, ad Udine, schiacciato da una putrella. Aveva 18 anni. L’alternanza scuola lavoro ha mostrato il suo volto più feroce: quello delle vittime del lavoro, del profitto, di una politica tutta asservita all’ideologia liberista. Si è parlato più dell’elezione del presidente della repubblica, o di un tennista milionario, o dell’ennesima bizzarria anti-Covid del premier inglese che di un ragazzo che muore sul lavoro. Del resto fa poco notizia morire di lavoro, un po’ come di Covid, piano piano ci si abituata, dimenticando che sfruttamento e miseria, tragedie e lutti non sono questioni … degli altri, ma sono questioni sociali; di tutti.

Scuola e lavoro, come sanità e previdenza, sono gli aspetti dannati di una destrutturazione dello stato sociale che miete vittime fra i più deboli. Chissà se qualche figlio di qualche manager – tagliatore di posti di lavoro – resterà mai vittima di uno stage di alternanza fra scuola e lavoro. Difficile. Più probabile che si attiverà a licenziare operai e chiudere qualche fabbrica di più.

Eppure non tutti si arrendono alla bruttura del sistema. Qualche voce fuori dal coro si alza, ogni tanto, contro il depauperamento della scuola e contro l’offerta tossica della politica neoliberista che è la vacuità dello sballo della movida e la schiavitù di un lavoro precario a vita. A Jesi all’alternanza scuola lavoro è stato portato, ad esempio, un modello alternativo di scuola, che si fa carico del lavoro. Gli studenti dell’ITC Cuppari sono andati a trovare gli operai della Caterpillar in lotta per la difesa del posto di lavoro.

Un gesto significativo, che ha fatto il giro del paese, specie dopo il deludente incontro al MISE con l’azienda che ha confermato la sua linea vergognosa e indifferente alle sorti di 270 famiglie. Un cattivo inizio, che fa stracci anche delle preghiere dell’impegno del clero locale per essere vicino agli operai. Bastassero le preghiere per conservare diritti e lavoro, come anarchici ed atei, ci convertiremmo all’istante.

Nella realtà, la lotta della Caterpillar ha bisogno di ulteriori risorse e tempo per poter riuscire ad ottenere qualcosa di concreto per tutti. I politici locali, oltre le passerelle mediatiche, si attivino fattivamente per garantire reddito e futuro. Non c’è alternanza che tenga fra un modello schiavista del lavoro ed una scuola impoverita, ma ci sono mille alternative possibili per avere una società migliore dove a casa devono tornare gli studenti dopo la scuola, i lavoratori dopo il lavoro, le famiglie dopo aver ricevuto garanzie per il loro futuro. In queste settimane, gioco forza, questo territorio sta dando il meglio di sé dopo anni di silenzio. È necessaria una maggiore partecipazione di tutti. Reddito e lavoro per i lavoratori e le lavoratrici della Caterpillar, futuro e valori umani e sociali per i giovani.

 

FAI - Federazione Anarchica Italiana

    sez. "M. Bakunin" - jesi

    sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

mercoledì 14 luglio 2021

“Pestis et circenses”. Tutto si può in nome del calcio?

 Se un gruppo di operai dell’Elica fosse salito sul monumento ai caduti a Jesi, con uno striscione per chiedere lavoro, subito qualcuno avrebbe gridato al vilipendio delle forze armate. Se qualche ragazzotto immigrato si fosse fatto un selfie con il cartello divelto di una via, subito si sarebbe scatenato il perbenismo italiota. Ci sara` comunque qualcuno a promettere che, in tutti i casi, verranno presi provvedimenti in nome della sicurezza. In una società sempre più alienata, povera e dispotica, ci sono follie permesse come il femminicidio per amore o l’omofobia come ragazzata, e proteste represse. Se le cose vanno male, la colpa è del singolo, dotato del libero arbitrio concessogli, per il tempo di una partita, e caricato del monito istituzionale: “Mi raccomando, stiamoci con la testa”. Divertirsi e` stato il motto del CT agli europei. Divertirsi per noi significa anzitutto avere la sicurezza di un salario adeguato, di una casa decente, di essere certi di poter tornare a casa dal lavoro vivi e sani. Telecamere, pattuglie e bidoni smart sono solo la coscienza pulita di un giocar sporco.
Saliranno i contagi fra quindici giorni? Il corona virus è l’ultima delle cause di una pandemia in atto da molto prima del Covid-19.

FAI - Federazione  Anarchica Italiana

    sez. "M. Bakunin" - Jesi

    sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

martedì 4 maggio 2021

La rivoluzione di un influenZer

 

Intanto a 22 anni si muove in fabbrica.

L’intervento dal palco del concerto del 1 maggio di Fedez ha avuto il merito di evidenziare diversi elementi importanti. In primo luogo il fatto che sui diritti non si può rimanere indietro e che men che meno non si torna indietro; siano essi diritti liberali (DDL Zan) o salariali, sociali, politici. In secondo luogo è stato smascherato il meschino tentativo di censura rivelando come i media – tutti -, siano totalmente asserviti agli interessi di palazzo, ossequiosi sempre al principe di turno, critici di qualsiasi opinione possa alterare lo status quo o l’umore del feudatario coinvolto. Infine la denuncia fatta dal cantante ha sottolineato, per l’ennesima volta, la presenza di una destra capace di dire le peggiori cose per raggranellare voti. Una destra capace di tagliare e togliere i più elementari diritti, dei più deboli, pur di ossequiare i suoi padroni, e rastrellare qualche buonuscita per se stessa. Una destra che in questi anni ha abbassato il livello del dibattito politico prossimo al negazionismo, al turpiloquio, al revisionismo e all’argomento scientifico maggiormente usato: chi urla di più e fa slogan più diretti, vince. Una destra funzionale anche ad una sinistra che si trova a dover difendere poco o nulla dei diritti degli ultimi, senza così venire distolta dal suo progetto di referente politico liberale verso gli stessi padroni da contendersi con la destra.

In merito l’intervento di Fedez sottolinea ulteriormente come la politica si sia spostata nei salotti televisivi e sui social, fatta da contrapposizioni e tifoserie ad uso e consumo delle masse che devono continuare a legittimare il sistema di sfruttamento e di dominio imperante. Un cantante ha più voce di un sindacalista, uno scienziato ha la stessa voce di un parolaio poltronaro. Uno dottore dei ricchi ha più voce, non ci meraviglia, di mille dottori dei poveri, magari legittimando il politico che affermava che dei dottori di famiglia non ce n’era più bisogno. Un opinionista radiofonico o un editorialista profumatamente pagato ha più voce di un rider, di un operaio, di un disoccupato, di un immigrato. Chi invece prova a far sentire la sua voce, davanti alle fabbriche, alle scuole e nelle piazze, viene perseguito e condannato come mai nessun politico, padrone o colletto bianco lo è stato per i tanti furti di soldi e futuro fatti alla collettività. La democrazia liberale mostra il suo vero volto di sempre, quello di un’oligarchia capitalista che sta conducendo una guerra di classe, contro gli sfruttati e i lavoratori, che fino ad oggi li ha visti sconfitti. Fino ad oggi.

FAI – Federazione Anarchica Italiana

   sez. “M. Bakunin” – Jesi

    sez. “F. Ferrer” - Chiaravalle

 


 

mercoledì 18 marzo 2020

Resistere oggi, rivendicare domani.

Nulla sarà più come prima. L’ottimismo è d’obbligo per superare queste settimane; la ragione ed i sentimenti, pure.
Nell’incertezza angosciante alimentata dalle locandine scandalistiche dei quotidiani e dalle bufale sui social, alcuni elementi risaltano: 1) la voglia di informazione e sostegno reciproco prevalgono sugli egoismi e le meschinerie; 2) le chiacchiere urlate per riempire il vuoto della politica non trovano lo stesso spazio del passato recente.
Alla Giorgia italiana è stato ricordato che il silenzio è d’oro, a riprova poi della perdita dei consensi del capitone padano trascinato in basso anche dall’operato (e dal parlato) dei suoi governatori.
Alla stessa maniera mostra tutta la sua vacuità chi si affanna a fare comunicati per lanciare i suoi j’accuse, e chi aspetta il domani convinto che le sue verità finalmente trionferanno, o chi resta chiuso nelle sicurezze fasulle delle verità condivise sui social.Quello che si costruisce oggi, servirà per domani.
Oggi nella maggior parte dei casi si aspetta, si spera, si resiste, in un sentore comune della gravità della situazione che accomuna chi sta a casa e chi continua a lavorare per mandare avanti la baracca. La baracca nostra, delle nostre vite, non quella del profitto, scambiato con la sicurezza della propria salute) di cui se ne hanno le tasche piene.Sono le pratiche partecipate ed i sentimenti onesti, le idee argomentate e le relazioni inclusive che permettono di andare avanti, senza bisogno né di legittimazioni dall’alto né di controinformazione dal basso.
Tutto questo serve oggi, e servirà domani per ricostruire una società più giusta. Servono gli scioperi improvvisati e le denunce dei lavoratori, il grido di dolore dei carcerati e dei sanitari, la solidarietà e la disciplina di classe di tutti contro la diffusione del virus. La determinazione, ed anche la disperazione, di oggi, serviranno per rivendicare diritti e garanzie domani. Il resto sono chiacchiere da bar, da talk show, da chat.

FAI - Federazione Anarchica Italiana
   sez. "M. Bakunin" - Jesi
   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

venerdì 11 ottobre 2019

Solidarity with the Kurdish People.

   Come anarchisti e libertari delle Marche saremo presenti in forma organizzata ad entrambi i presìdi indetti in Ancona per la giornata del 12 ottobre, con questo testo,

   Con il popolo curdo per essere solidali e strumentali. Solidali con chi lotta per la libertà, per una società migliore, per combattere l’oppressione militare ed economica, culturale e politica, di cui lo stato turco di Erdogan è l’espressione più rozza di un’oppressione sorretta dal capitalismo e dal militarismo di Trump, Putin e della UE.
   Con il popolo curdo per essere solidali e strumentali. Strumentali perché dalle piazze si renda visibile un antagonismo organizzato e plurale che sappia ridare forza alle istanze di giustizia sociale anche in Italia dove in maniera sempre più marcata si fa avanti una demokratura che taglia diritti, salari, e futuro.
   Con il popolo curdo solidali e strumentali, per sostenere l’autogoverno delle donne e degli uomini liberi, in Kurdistan e in Siria, e ovunque sia possibile. Oltre le frontiere del primo mondo e nelle periferie abbandonate, l’unione fra sfruttati, libera dal padrone, cancella il fascismo e annulla il razzismo.
Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà.

Gruppo Anarchico “Kronstadt”
    (senza fissa dimora) di Ancona
FAI – Federazione Anarchica Italiana
    sez. “M. Bakunin” - Jesi
    sez. “F. Ferrer” - Chiaravalle
Alternativa Libertaria / FdCA
    sez. “S. Francolini” - Fano / Pesaro

sabato 21 settembre 2019

La flat tax … marchigiana


Non fai la visita o l’esame? O avverti o paghi la prestazione disertata. Sul piano organizzativo un buon deterrente, che però scarica sugli utenti la responsabilità di funzionamento del sistema. Di mal funzionamento. La scelta è del governo regionale delle Marche che poteva preferire una contrazione delle liste d’attesa, un aumento dell’offerta, investire maggiori risorse alla sanità. Più pubblico e meno privato insomma. Invece se la cava con un’app da smartphone ad uso di un pubblico anziano, cronico, povero, con bassa educazione. Insomma si fa funzionare male il sistema e se ne scarica la responsabilità sugli utenti. La flat tax del capitano fallito in versione sanitaria e marchigiana.

Del resto c’è poco da meravigliarsi. Questo governo regionale sul piano della difesa della salute pubblica non ha fatto altro che tagliare servizi, prestazioni, posti letto ed ospedali. Ha privatizzato il più possibile e ha scelto di far passare un’estate di dannazione ad utenti ed operatori non sostituendo il personale in pensionamento, ferie e malattie. Con la conseguenza di causare ulteriori contrazioni di reparti e servizi, e scatenando una guerra fra poveri, fra presidi ospedalieri: Senigallia e Fabriano contro Jesi? La situazione abbastanza impoverita della sanità marchigiana riesce a tenere ancora testa alle richieste dei cittadini grazie alla professionalità (e sacrificio) dei suoi lavoratori, ma non potrà più tollerare l’arroganza del potere, il liberismo dilagante, le disuguaglianze erette a sistema presenti in regione.

Passata la sbornia del suicidio del capitano nazionale, i problemi di prima torneranno in misura più forte. Le Marche con i suoi governanti come sempre, in termini negativi, fanno scuola, come a dire: Le Marche, le disuguaglianze italiane in una regione.

Indicazioni per l’uso

Prenotazioni. Sulle impegnative il medico deve specificare il tempo indicato di esecuzione della prestazione: U (urgente 72 ore), B (breve, 10 giorni), D (differibile, 30 – 60 giorni), P (programmabile 180 giorni che saranno 120 dal prossimo anno). Il servizio dovrebbe essere nell’Area Vasta di residenza o limitrofa (considerando come sono fatte le Marche è una indicazione ad ogni modo disagevole ed iniqua, che spinge – assieme ai tempi lunghi delle liste di attesa, verso la prestazione privata). Si hanno diritti a rimborsi (anche qui la burocrazia …): priorità B presentare impegnativa entro 5 giorni dalla data di emissione (escluse domeniche e festivi), l’utente verrà ricontattato per appuntamento entro 5 giorni. Priorità D e P presentare impegnativa entro 15 giorni dalla data di emissione (escluse domeniche e festivi), l’utente verrà ricontattato per appuntamento entro 15 giorni. Disdire prenotazioni. Abbastanza complicato per chi è vecchio, solo, povero e poco istruito.

Ottenere una sanità migliore? Per questa cosa non bisogna rivolgersi ai burocrati, bisogna mandarli a casa. La lotta e l’unità degli sfruttati è da sempre la migliore garanzia per il diritto alla salute.

FAI - Federazione Anarchica Italiana
      sez. "M. Bakunin" - Jesi
      sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

domenica 2 dicembre 2018

2018 - L'anno della contestazione [?]

C’è un ministro che saluta con il pugno chiuso la votazione di un decreto legge. Mezzo governo che si affaccia al balcone e grida alla fine della povertà, mentre un altro ministro grida ad ogni occasione che per prima vengono i bisogni degli italiani. E tutti insieme gridano al cambiamento rivoluzionario del paese. No, non è il ’68 del maggio francese, o il ’48 della primavera dei popoli, ma è l’annus horribilis dell’avanzata dell’arroganza delle destre, senza bisogno di chiamarle fasciste. Fanno danni già così come sono. Sembra di essere tornati indietro nei peggiori anni della storia di questo paese: le menzogne e gli inganni che si ergono a scienza, l’arroganza a forma di dibattito, il razzismo e le disuguaglianza come caratteri identitari ed espressioni culturali di cui vantarsi. Abbandonarsi allo sconforto serve a poco, e più facilmente bisogna realizzare di trovarsi di fronte ad una classe padronale che sta raschiando il fondo del terrorismo economico per mantenersi al potere.
Per non far fallire il modello capitalista della società – incalzato dalla voglia di progresso e di libertà – si preferisce far fallire la società umana stessa. L’acqua non è un bene vitale e di tutti, ma un prodotto da vendere in bottiglia, l’ambiente qualcosa da saccheggiare incolpando il fato quando un ponte o mezza città ti crolla sotto i piedi. Il lavoro è sempre più simbolo di nuove servitù e miserie, mentre la sicurezza non riguarda più la salute pubblica, una vecchiaia sostenuta da una pensione sudata o un’istruzione garantita a tutti. La sicurezza vuol dire telecamere per spiare gli ultimi, leggi feroci, soldi per armi e armati. A dirigere il tutto i padroni di sempre. Quell’1% che si arricchisce ogni giorno alle spalle di tutti gli altri cui sembra che resti soltanto la prospettiva di bersi le panzane di una classe di politici buoni solo a dilapidare soldi pubblici, sostenere gli amici degli amici, umiliare e far arretrare verso la barbarie ogni segno di modernità umana, culturale, sociale, lavorativa.
Poca voglia in tutto ciò di festeggiare ricorrenze rivoluzionarie o aspirare ad utopie future. La sopravvivenza intellettuale ed economica in una società impoverita dai dittatori falliti dei social, già è qualcosa di rivoluzionario. Qualcuno ha detto che niente è per sempre, e quindi i diritti e le garanzie sociali, l’eguaglianza e le libertà civili sembrerebbero volatili conquiste pronte a scomparire sotto il peso di un tweet di un viceministro qualsiasi. A meno che al paese il/legale non risponda il paese reale, facendo sentire la sua voce, la sua determinazione a difendere diritti universali, libertà conquistate, utopie presenti e future, solidarietà che non riconoscono frontiere.
Come in Val di Susa o a Lodi, a Riace o lungo la dorsale appeninica che dice no alla Tap. Come quando ci si ribella ad uno stipendio rubato o ad un morto ammazzato sul lavoro, ad una scuola negata o ad una salute rubata. Se oggi una classe di arroganti padroni sembra avere la meglio, da sempre questo paese è terra di chi lo costruisce e lo suda, e da sempre è in grado, presto o tardi, di organizzarsi contro vecchi cialtroni vestiti di nuovo, o nuovi fascisti vestiti di vecchio. Presto o tardi ci si organizza per una società più giusta e libera. Meglio presto, che liberarsi dai tiranni non è mai tardi.

F.A.I. - Federazione Anarchica Italiana
Sez. "M. Bakunin" - Jesi
Sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

domenica 22 aprile 2018

Per una sanità pubblica, equa ed onesta!

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia dell’arresto di quattro primari, un direttore sanitario ed un impresario in Lombardia, per reati di corruzione. Non è la prima volta che accade, punta di un iceberg che mostra un volto del sistema sanitario italiano troppo spesso dimenticato: quello di un mercato aperto a profitti di ogni genere, fatti non sempre in maniera onesta, a danno sicuramente della collettività, della salute pubblica, ma soprattutto di un sistema universalista che continuamente viene attaccato perché “costa” troppo, mentre corruzione, affarismo, tangenti, gerarchie e pressioni di ogni tipo prosperano creando una società altra sempre più lontana dai cittadini.
Lungo questa prospettiva qualcuno potrebbe affermare di non fidarsi più di una sanità venduta e controllata dal mercato, di non volere in alcuna maniera che i privati entrino nella gestione della salute pubblica; specie dopo l’abboffata di servizi e posti letto che hanno avuto in questi ultimi venticinque anni di tagli scriteriati. Eppure, in nome sempre del risparmio, dell’economicità, della razionalizzazione, a livello dei governi locali, continua l’attacco alla sanità pubblica. Nelle Marche l’ultimo esempio è quello della PDL 145/17 che apre a sperimentazioni gestionali, nonostante siano già previste da una legge nazionale, e che prolunga le eventuali sperimentazioni dai tre anni previsti, fino a cinque con proroga di un anno ulteriore. Il rischio di una invasione nella sanità pubblica da parte di soggetti privati di qualsiasi tipo è forte, lungo un percorso di discrezionalità dove l’interesse della salute sembra sfumare rispetto a quelli del profitto.
Il quadro che si prospetta a livello regionale non è bello. Nel tempo si sono chiusi i piccoli ospedali (13), nonostante sostenessero una risposta funzionale e vicina ai bisogni dei cittadini. Poi si sono accorpate le ASL nell’ASUR, per poi ridividere in Aree Vaste, con un proliferare degli incarichi da dirigente, che andava di pari passo con la diminuzione dei servizi e l’allungamento delle liste di attesa. In questo l’idea del CUP regionale ha mostrato il suo vero volto: quello di razionalizzare la destrutturazione della sanità per aprire ai privati. Può capitare di andare a decine di chilometri di distanza per un’ecografia o un semplice ECG, e per questo ridurre distanze e tempi facendo semplicemente ricorso alle prestazioni a pagamento: ambulatori privati e attività intramoenia hanno diviso i cittadini in chi può e in chi non può. E poi si viene sbattuti a chilometri di distanza mano a mano che si diventa malati acuti, cronici, lungodegenti, terminali, etc; magari dopo aver atteso molte ore in un Pronto Soccorso.
In tutto ciò, combattere la scellerata PDL 145/17 della Giunta Ceriscioli (che ha visto il governatore molto abilmente tenersi un assessorato chiave come quello alla sanità accampando ogni sorta di pretesto) diventa il punto di partenza per riprendere con forza un discorso di difesa della sanità pubblica, di controllo collettivo dei percorsi decisionali, di trasparenza delle scelte, di dire basta a qualsiasi taglio del welfare e ripartire dai bisogni dei singoli, delle famiglie e dei territori; e non ultimo di difesa anche dei diritti dei lavoratori. La salute, come l’istruzione, e il welfare in generale, non sono costi da tagliare, ma sono un investimento per il capitale umano di una società solidale e giusta, specie quando ogni apertura al mercato significa una riduzione dei diritti e delle libertà conquistate. E questo, va ricordato, accade alle porte del 25 aprile.
No alla privatizzazione della salute. No alla legge 145!

Assemblea per la Salute Pubblica – Jesi e Vallesina
fip. Via Pastrengo 2 - Jesi

mercoledì 31 gennaio 2018

Per la Salute Pubblica a Senigallia e non solo

Le continue, (pessime) notizie riguardanti l'Area Vasta n. 2 (ma non solo), hanno il pregio di porre in rilievo alcune questioni, in merito alla salute dei cittadini, ma non riescono a farsi contributo e progettualità politica. Il depotenziamento dell’ospedale di Senigallia è un dato chiaro a tutti, come quello di tutta la sanità regionale e nazionale, lungo una prospettiva di destrutturazione del welfare pubblico, sia per il risparmio della spesa dello stato (magari per fare qualche guerra in giro), sia per aprire spazi di intervento ai privati e ai fondi assicurativi.
Negli ultimi 20 anni si è assistito progressivamente alla chiusura/ridefinizione dei piccoli ospedali (prima dovevano essere chiusi, poi trasformati in case della salute, poi ancora in ospedali di comunità), seguite da scelte di vario tipo quali, ad esempio, ultima in ordine di tempo, la cessione come ramo d’impresa dell’Ospedale d’Osimo all’Inrca anconetano, mentre il governatore plenipotenziario della sanità marchigiana si preoccupa di quale algoritmo sviluppare per poter avere un solo ospedale per provincia. Il problema purtroppo non è risolvibile semplicemente con formule numeriche, anche in termini di finanziamenti.
Le ultime uscite di alcuni esponenti di maggioranza delle realtà comunali più grandi nella provincia (come l’intervento dell’Assessore alla Sanità del Comune di Senigallia sui media qualche giorno fa), sono solo spot elettorali/propagandistici, diretti ad una cittadinanza che invecchia, e che si informa sempre meno sul peggioramento delle condizioni generali di assistenza e salute decise nelle cabine di regia regionali di un PD che, con la paura di perdere voti, da una parte taglia e dall'altra finge di opporsi per non perdere quei pochi consensi di convenienza rimastigli sul territorio.
L'esempio di Senigallia è lampante circa il futuro progettato secondo scelte governative che si succedono con continuità politica tutte tese a lasciare il welfare in mano a chi (in questo caso La Curia) delle emergenze sociali si è sempre fatto paladino di carità, senza mai metterne in discussione le cause, promuovendo tramite proprie associazioni e soldi nostri, e ore di lavoro gratuito di volenterosi caritatevoli, senza mai intaccare alla radice le cause e il crescere delle disuguaglianze, mentre i problemi di povertà e marginalità sociali già in alcune parti della regione vengono affrontati con fogli di via e la stretta su decoro e sicurezza. Alla fine, quali che saranno scelte e i futuri servizi previsti per l’Ospedale di Senigallia ( Jesi, Fabriano, etc.), la questione rimane politica, ed è una sola: la copertura universale dei bisogni della salute per i cittadini sarà garantita, potenziata o peggiorerà? I lavoratori della Sanità saranno messi in condizione di prestare cura e assistenza in maniera funzionale o, continueranno a subire il taglio degli organici e la contrazione dei posti letto con conseguenze negative in primo luogo per la popolazione?
Numeri contro uomini, lavoratori e utenti contro tagli lineari, universalismo sanitario contro assoggettamento istituzionale e politico alle esigenze del mercato. Dal canto nostro possiamo solo che chiamare ad una mobilitazione come già avvenuto in passato e in altri contesti, fuori da una guerra fra poveri, che vuole una città contro l’altra per il mantenimento di questo o quel servizio e in difesa della salute pubblica. 

F.A.I – Federazione Anarchica Italiana
        sez. “O. Manni” - Senigallia
        sez. “M. Bakunin” - Jesi
        sez. “F. Ferrer” - Chiaravalle

Gruppo Anarchico “Kronstadt” (senza fissa dimora) - Ancona

Mercoledì 31 gennaio 2018

giovedì 18 gennaio 2018

Promesse, poltrone e problemi reali.

I tre operai morti intossicati a Milano sono solo una delle ennesime sciagure che testimoniano della grave situazione in atto nel paese. Si lavora male, si vive peggio e la miseria e lo sfruttamento non fanno nemmeno più notizia, neanche rivendicazione politica. Meglio prendersela con gli stranieri, gli immigrati, quelli che non appartengono alla “razza bianca”. E mentre ci si affanna a contrastare il razzismo crescente, da quelli che dovevano essere eredi del centro sinistra arrivano addirittura dichiarazioni che “Mussolini ha fatto
tante e buone cose”.

L’accattonaggio di un voto non ha limiti e il populismo non ha freni. Si promette di ridare le pensioni, e intanto si smantella il sistema sanitario. Si dice di cancellare leggi inutili, ma intanto si ridurranno le tasse con il solo risultato positivo di far contenti i padroni e di soffocare nella disperazione lo stato sociale.

Chissà se i prossimi candidati alla guida del paese hanno mai passato otto ore in un Pronto Soccorso. O se hanno lavorato mai gratuitamente come metodo didattico di una scuola “moderna”. O se si sono realmente vergognati di vivere in paese dove si da fuoco ad un barbone, si ammazza di botte la propria ragazza, si prendono milioni di finanziamento di ogni tipo mentre a chi lavora si racconta la favoletta della crisi.

E’ troppo facile dire che dopo il 4 marzo non cambierà nulla, i rapporti di potere
economico e di gerarchia politica rimarranno gli stessi, o peggio, a prescindere da quali vincitori saliranno sulle poltrone del palazzo. E’ facile rinunciare o condividere ed arrabbiarsi sui social, lasciando le piazze al vuoto delle telecamere o dei nipotini dei servi dei nazisti. Come sarà ancor più facile morire di lavoro in un paese dove tutto cambierà unicamente a favore degli amici degli amici degli amici, con i servitori violenti di sempre, in camicia nera o no, con i bugiardi di sempre a gridare dalle pagine false di molti media, con la maggioranza dell’umanità disperata. Dal canto nostro non abbiamo alcuna facile promessa o menzogna da offrire dato che al potere e ai privilegi della casta politica e economica, contrapponiamo la pace e la giustizia sociale, la sicurezza per i più deboli, la libertà di essere diversi: neri, omosessuali, poveri o ... donne.

Se bastasse il voto per cambiare questo stato di cose, se servisse la delega istituzionale a modificare i rapporti di potere nella società, allora le elezioni sarebbero state dichiarate illegali da un pezzo. Tutto questo non si è mai ottenuto con gli stessi strumenti a disposizione dei padroni, ma con la lotta e la solidarietà collettiva degli sfruttati. Strumenti per niente facili, ma che hanno sempre costruito società più giuste.

F.A.I - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

martedì 24 ottobre 2017

27 ottobre, Sciopero generale


Ai sindacati ci pensiamo noi, una volta al governo”, non sono proprio le parole testuali, ma il concetto è lo stesso, quello espresso da Di Maio, il ragazzo prodigio pentastellato. Dopo essere andato ad omaggiare i padroni ad Abano Terme, baciare il sangue di San Gennaro, ha ripreso il luogo comune che i sindacati non vanno bene. La caccia ai voti nel sottopancia italiano, tra i disoccupati e i non tutelati che leggono la loro precarietà come unico prodotto di una società fondata sui diritti sociali che però “privilegerebbero” alcuni e discriminerebbero tanti altri. Una logica che genera guerre fra poveri, caccia all’immigrato, cancellazione di qualsiasi lotta sociale e sindacale per sostituirla con una guerra fra poveri continua. Una guerra fra chi subisce la ferocia del liberismo, i tagli alla spesa pubblica, l’imbarbarimento delle coscienze, lasciando impuniti chi ne trae profitto e potere da una situazione di insicurezza continua.

I sindacati confederali – CGIL, CISL e UIL – hanno le loro responsabilità nella precarietà sociale ed economica presente, segni del fallimento della concertazione dei diktat padronali e del mercato. I funzionari sindacali e le organizzazioni non hanno brillato come strumenti di lotta ed emancipazione dei lavoratori, ma al tempo stesso all’interno dei sindacati ci sono lavoratori ed idee di riscatto e mediazione sociale che vengono ogni giorno negate sia dai padroni sia dai figli di papà sorridenti che brillano nel baciare ampolline di vetro. In tutto ciò però c’è chi non si arrende alla perdita di diritti, c’è chi vuole l’allargamento dei diritti per tutti.

C’è chi fa sindacalismo dal basso, senza poltrone, per il miglioramento della vita di tutti e la conquista di garanzie sociali e lavorative, per una piattaforma di lotta che prevede: forti aumenti salariali, riduzione generalizzata dell’orario di lavoro (30 ore settimanali), investimenti pubblici per ambiente e territorio, pensione a 60 anni, con 30 anni di contributi, garantire il diritto alla salute, all’istruzione, all’abitazione, e molto altro in quella che si annuncia come la prima scadenza nazionale di lotta sindacale per lo sciopero generale del 27 ottobre.

In questi giorni si consuma l’ennesimo atto di arroganza padronale e del governo. Da una parte all’Ilva di Taranto, Genova e nelle altre sedi, viene cancellato il futuro di chi non avrà più un lavoro e si chiamerà “esubero (un po’ come gli esodati della Fornero), dall’altra, grazie alla truffa del Jobs Act, verranno cancellati garanzie e diritti per i lavoratori che dovranno cedere al ricatto occupazionale fatto dall’azienda. Il governo, dal canto suo, non dice nulla al modo arrogante di fare di una imprenditoria italiana, anzi, quasi la premia visto che, per l’ennesima volta, vara una finanziaria che trova soldi per i padroni e le avventure militari, a scapito di scuola e sanità pubblica.

Lo sciopero generale del 27 ottobre, indetto da un’ampia area di sigle sindacali, non è lo sciopero fatto in Catalogna, non passa per l’identità nazionale, seppur socialmente impegnata, ma alza la voce di chi lavora in questo paese che sta arricchendo i pochi che stanno al potere (politico ed economico), mettendo le mani nelle tasche dei molti che sopravvivono della quotidianità della precarietà. Il 27 ottobre sciopero generale di tutte le categorie per la secessione dagli interessi del profitto, e l’affermazione dei diritti dei più deboli.