La LIBERTA' non si mendica.. si prende!
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giovedì 16 novembre 2023
WEEKEND LUNGO
lunedì 11 settembre 2023
Autunno Caldo? Clima da crisi sociale
Ferie lunghe e cassa integrazione disseminata a macchia d'olio nelle
fabbriche non prennunciano niente di buono per questi ultimi mesi del
2023. Tutti sembrano sapere, in fondo, che il terreno economico continua
a scricchiolare, indipendentemente dai “segni +” che appaiono
trionfanti in qualche articolo dal titolo altisonante che ogni tanto fa
capolino sui canali di informazione.
Eppure nessuna, tra le
strutture organizzative storicamente erette a difesa dei salari - i
principali partiti di sinistra e sindacati - sembrano avere la capacità
di comprendere e soprattutto la forza di rivendicare: se il segretario
generale della CGIL si prepara a chiamare uno sciopero generale soltanto
per chiedere al governo di rinnovare i contratti nazionali scaduti e
formulare un salario minimo significa che o si è ignoranti in materia o
in malafede.
I contratti li devono rinnovare le controparti
padronali sedute al tavolo con dei sindacati pronti a mobilitarsi per
questo e per la sicurezza sui luoghi di lavoro anche meno redditizi in
quanto a tessere, la cultura della sicurezza non può essere affidata al
datore di lavoro intelligente e illuminato.
In quanto alle richieste
di un salario minimo fatte al governo, nel migliore dei casi
diverrebbero strumento di propaganda utilizzabile da una destra che è
riuscita a farsi portavoce anche dei temi cari alla sinistra, riuscendo a
renderli semplici e chiari per le masse sempre abituate ad avere
risposte immediate ai problemi:
la violenza sulle donne? si
combatte con la repressione. La violenza minorile? con la repressione.
L'abbandono scolastico? sempre con la repressione. L'indigenza?
Indovinate. La mafia e l'imprenditoria predatrice? con la...
detassazione unica!
Qualsiasi governo non può risolvere i
problemi economici e sociali radicati nel profondo di questo paese, solo
la rivendicazione collettiva, strutturata ed organizzata, potrebbe
riuscire a migliorare poco a poco le condizioni del nostro paese:
LOTTARE
A SCUOLA per ottenere investimenti funzionali agli insegnanti e a tutto
il personale, che in prima persona, quotidianamente, deve inventarsi
mille espedienti per continuare a fornire formazione, cultura di qualità
e responsabilizzazione collettiva in una scuola che cade letteralmente a
pezzi.
LOTTARE IN FABBRICA per un salario adeguato ad una vita
degna, un lavoro sicuro ed un ambiente sano che non ha bisogno di
trovare sempre colpevoli da sacrificare quando si tratta di nascondere
colossali errori sistemici nella gestione economica aziendale o nella
esecuzione in sicurezza delle lavorazioni.
martedì 25 aprile 2023
La polvere sotto al tappeto
Il 25 aprile di questo 2023 viene celebrato mentre al governo siede una Presidente del Consiglio leader di un partito post-fascista. Molti sondaggi lo danno, nonostante tutto, entro la soglia di gradimento per il 30% degli intervistati. Dato che non equivale certo all’intera popolazione italiana, come non equivalgono alla maggioranza elettorale le percentuali che hanno portato la destra al potere nelle ultime elezioni. Ma questo è un dato al limite del banale. Il sistema elettorale ha avuto sempre il pregio di garantire stabilità e sicurezza ai padroni e ai loro rappresentanti. Mussolini ed Hitler sono saliti al potere con libere elezioni. Poi non fecero più elezioni libere. Anzi, nessuno fu più libero e interi paesi dovettero imbracciare le armi e mobilitare tutta la solidarietà proletaria di cui erano capaci per riprendersi la libertà. Anche per questo si celebra il 25 aprile.
Quanto detto è storia nota, come altrettanto conosciute, o meglio prevedibili, sono le scelte che il governo di destra attuale, sta portando avanti in tema di economia, welfare, guerra e diritti, con la capacità fascista più genuina di essere forti con i deboli e deboli con i forti. In un momento in cui il paese ha bisogno di esprimere il massimo sostegno sociale alle fasce più deboli, agli ultimi e ai lavoratori, le scelte del governo si indirizzano verso la tutela dei grandi redditi, di chi evade le tasse, e di chi, pagando stipendi da fame, ruba anni di vita alla parte sana e produttiva del paese: la classe operaia. Dalla cancellazione del reddito di cittadinanza all’adeguamento di salari e pensioni, dal definanziamento della sanità pubblica all’aumento delle spese militari, a regalie di vario tipo che passano per grandi opere fantasmatiche (Ponte sullo stretto) e arrivano alle società calcistiche, nell’Italia attuale va in scena il personaggio di un Robin Hood cialtrone che ruba ai poveri per dare ai ricchi.
Le rappresentazioni mediatiche di questa classe politica ricordano il peggior berlusconismo, e l’ancora più nefasta dittatura mussoliniana, quella delle donne espulse dai posti di lavoro, del diritto di sciopero e di interruzione di gravidanza negati, dell’applicazione delle leggi razziali, e dove si dimezzava le paghe degli operai e si assassinava un po’ tutti in giro per il mondo, con le sue guerre e le persecuzioni politiche. Il fascismo della stirpe italica di ieri, mostra il suo volto attuale – ma decrepito come sempre - della sostituzione etnica di oggi, delle teorie del gender, degli occupabili e dei capri espiatori di ogni genere: immigrati, anarchici, poveri. Le cause che portarono cento anni fa al potere il fascismo non sono state mai estirpate da questo paese: lo sfruttamento, la gerarchia, il possesso dei mezzi di informazione in mano a pochi (e agli stessi), la stratificazione della società in ricchi e poveri, chi può fare tutto e a chi viene negato tutto. Qualcuno si è illuso che bastasse nascondere sotto il tappeto della democrazia la polvere fascista, senza accorgersi che era troppo piccolo, sottile, inutile di fronte alla sporcizia con cui il liberismo, da sempre, contamina la società umana.
Il valore di questo 25 aprile va oltre la dimensione celebrativa, utile per rilanciare la conquista di diritti perduti (troppi) e conquistarne di nuovi (tanti), senza arrendersi all’ineluttabilità del profitto capitalista, all’arroganza omicida del potere, alla stupidità menzognera e vigliacca dei signori di Palazzo, e quella dei fascismi di ieri e di oggi; e per non avere più nessun fascismo domani.
FAI - Federazione Anarchica Italiana:
Sez. “Michele Bakunin” – Jesi
Sez. “Francisco Ferrer” – Chiaravalle
Gruppo Anarchico “Kronstadt” – senza fissa dimora – Ancona
mercoledì 12 ottobre 2022
Colpevoli: governi e padroni - sabato 15 ottobre
Non abbiamo tempo. Siamo sempre di corsa, per rimanere a galla con i nostri cari. Non abbiamo tempo di pensare agli altri, al futuro. Poi questo ci piomba addosso.
Crollano le scaffalature nei magazzini con noi sotto, cadiamo da una impalcatura, la casa ed i nostri affetti ci vengono sommersi da una alluvione o finiscono sotto ad un terremoto, oppure piu` banalmente ci ritroviamo in cassa integrazione un giorno si` e uno no, tirando quasi un sospiro di sollievo a non dover sentire la sirena tutte le mattine, se non fosse per i debiti che dobbiamo pagare con il portafogli sempre piu` sgonfio. E come se non bastasse.. fara` sempre piu` freddo.
Di fronte a tutto questo la paura, l'insicurezza, ci portano ad un certo disagio individuale, ci sentiamo in colpa per ogni accadimento negativo, per ogni disgrazia, quasi fossimo peccatori in procinto di espiare punizioni divine che puntualmente arrivano a sottoilineare la dissolutezza delle nostre esistenze.
Viviamo un nuovo Medioevo, dove guerre, pestilenze, carestie e catastrofi imperversano mentre i signori, quelli che vivono realmente in maniera stupidamente dissoluta, fanno vivere e morire malamente tutti gli altri. Coloro che sono i veri responsabili di tutto questo continuano imperterriti a saccheggiare e a gozzovigliare.
Per questo saremo presenti sabato 15 ottobre in Ancona, nessuno dopo di noi dovra` patire le stesse sopraffazioni, riprendiamoci il nostro tempo ovunque ed insieme.
Altrimenti a pagare saremo sempre noi.
Gruppo Anarchico "Kronstadt" - (senza dimora) Ancona
FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
Valcesano Anarchica
lunedì 3 ottobre 2022
Una donna al comando
parte. All’incirca un quinto. Poco più. Ma queste sono le regole del gioco, dicono democratico, per
legittimare un consenso di massa che, visti i numeri dell’astensionismo, non esiste. Un gioco
elettorale che poi, in questi ultimi anni si è fatto sempre meno democratico, con il premio di
maggioranza dell’uninominale e i candidati decisi d’ufficio, per una rappresentanza parlamentare
ridotta di un terzo. Alla fine queste regole, un po’ farlocche, hanno portato per la prima volta una
donna al comando in Italia. E quindi?
Per una maggioranza che ha elemosinato voti inventando il pericolo gender, rivendicando
il ruolo materno delle donne e spergiurato che l’interruzione di gravidanza in Italia è un diritto,
essere donna al comando di una oligarchia di potere, vuol dire poco, anzi niente. Non è il
“gender” che fa la qualità, ma le idee, ed in questo caso, le idee della destra tornata a Palazzo –
ma forse non se n’era mai andata nei fatti – non sono certo brillanti. Anche perché, al di là di
qualsiasi facile retorica politica, come governa la destra, in questo paese, è cosa nota, sia con gli
esempi del passato, sia per i risultati nelle varie amministrazioni locali della penisola.
La donna al comando dell’oligarchia nazionale vedremo quanto si differenzierà da chi l’ha
preceduta, in particolare in tema di diritti per i lavoratori, di garanzie previdenziali, di tutela delle
fasce più deboli. Tutte. Di sicuro non arresterà i meccanismi di privatizzazione della sanità che da
anni vanno avanti. Forse li accelererà. Darà qualche contentino a qualcuno, negherà molte cose a
qualcun altro, specie se debole, e garantirà i profitti e gli interessi che dominano questo paese.
Non sarà certo avara di retorica, di parole a vagonate, di scuse e pretesti e giustificazioni di ogni
tipo. Seguirà il pensiero che vuole riscrivere non solo la storia a proprio comodo, ma la realtà. Un
esempio? Basta guardare il comportamento della Giunta della Regione Marche di fronte alla
recente alluvione nel senigalliese.
Basta guardare il comportamento della Giunta della Regione Marche di fronte alla recente
alluvione della nottata fra il 16 e il 17 settembre. Costruire una società altra è sempre più una
necessità. Opporsi a quella dei padroni e dei loro vassalli (e vassalle), pure. Le risorse non
mancano. Neanche l’esperienza, basta farne tesoro. Ispirarsi alla forza delle donne del Sud di
questo paese che sono pagate meno degli uomini e soffrono di una disoccupazione doppia
rispetto a loro. Basta pensare alle madri, alle figlie e alle sorelle che, in silenzio, subiscono la
violenza all’interno delle migliaia di italiche famiglie.
Basta pensare alle tante donne che mandano avanti la baracca, in Italia e ovunque.
Una donna al comando? Molto meglio le tante donne della vita e della società degli ultimi
con cui lottare fianco a fianco per i diritti di tutti, per un mondo migliore, perché non sarà così per
sempre.
Noi preferiamo quelle nella vita e nella società degli ultimi con cui lottare fianco a fianco
per i diritti di tutti, per un mondo migliore, perché non sarà così per sempre.
FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
giovedì 24 febbraio 2022
Terrorismo di stato
Putin ha iniziato la sua guerra lampo di ricostituzione dell’impero russo. L’Occidente, USA ed Europa in testa, ha fatto di tutto per alzare la tensione. Lo stato ucraino, dal canto suo, ha regalato al suo popolo pane e patria, poco del primo, tanto e pericolosamente tossico del secondo. I media ci hanno riempito di analisi di ogni tipo, ragioni storiche ed economiche, a giustificare questa o quella scelta, questo o quello schieramento.
Pochi hanno parlato delle ragioni delle vittime di sempre, degli ultimi, dei lavoratori russi ed ucraini, separatisti o nazionalisti, uomini e donne che in queste ore stanno vivendo lo stesso scenario di guerra vissuto dai loro nonni in passato a causa dell’invasione dell’Italia fascista o della Germania nazista, o legata alla miseria della carestia sostenuta dalla Russia stalinista. Le centinaia di donne immigrate in Italia, che si prendono cura dei nostri cari non autosufficienti, anche da lontano, sentono e denunciano l’orrore di queste ore di guerra. Sui social le loro testimonianze parlano di:
«Un paese isolato dai bombardamenti … già non ci sono più rifornimenti … la gente scappa in campagna … lasciano le loro case che vengono subito saccheggiate … una tragedia immensa … le informazioni che ci arrivano sono distorte … la realtà è terribile».
Dopo la macelleria nelle regioni della ex-Jugoslavia, l’Europa torna ad essere il teatro di guerre dove il terrorismo degli stati, il profitto dei mercanti, la cultura dell’odio si mascherano dietro alle mille menzogne patriottiche ed economicistiche diffuse a piene mani. Come sempre i più deboli ne pagheranno le conseguenze. Di fronte a tutto ciò non basta solo pregare per la pace, appellarsi alla diplomazia, o invocare di disertare la guerra. Bisogna denunciare le politiche guerrafondaie e appellarsi alla solidarietà possibile fra sfruttati.
Rifiutare le armi e condividere la sicurezza di una casa, di un pasto, di un affetto, di una cura. La più immediata solidarietà che noi possiamo dare a chi subisce il terrorismo politico degli stati è quella di lottare contro chi ci governa, responsabile in diversa misura, di quello stesso terrorismo, specie quando le spese militari non subiscono tagli come la sanità, la scuola, la previdenza.
Noi stiamo con chi subisce le guerre e mai con chi le fa.
Lottiamo contro le guerre, i guerrieri e i guerrafondai.
Tutte le guerre contro di noi. Noi contro tutte le guerre.
FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
sez. "M. Bakunin" - Jesi
Alternativa Libertaria / FdCA
sez. "S. Francolini" - Fano / Pesaro
Gruppo Anarchico "Kronstadt" (senza fissa dimora) - Ancona
Valcesano Anarchica
Circolo "O. Manni" - Senigallia
domenica 30 gennaio 2022
Cattivi italiani
Quasi il 33% dei lavoratori italiani ha uno stipendio sotto la soglia della povertà. Sono i working poor, coloro che lavorano tanto e in pessime condizioni, in uno stato di precarietà cronica, vessati e ricattati, con orari al limite della schiavitù, spesso legati ad un pendolarismo inefficiente che ruba soldi e tempo. E’ il lavoro italiano, che ha gli stipendi fra i più bassi in Europa, ed insegna ai suoi giovani quello di più importante che c’è da imparare: sfruttamento, infortuni, morte sul lavoro.
In questi giorni in molte città italiane gli studenti delle scuole superiori hanno protestato denunciando la morte di un diciottenne durante l’alternanza scuola lavoro. Una generosa dose di manganellate ha risposto alla loro voglia di giustizia sociale e di democrazia. In questi giorni si continua a morire di Covid-19, ma il fatto che, in molti casi interessi persone che non si sono vaccinate, quasi legittima una indifferenza tutta egoistica. La stessa di chi ha negato la pandemia sin dall’inizio. La stupidità e la cattiveria sono contagiose più delle malattie. In questi giorni una classe politica fra le peggiori della storia repubblicana ha dimostrato come le istituzioni democratiche, la rappresentanza politica, le scelte economiche, passino attraverso il filtro di interessi e profitti personali, di scuderia, di bande di amici e amichetti, di consorterie di affari disposte a tutto. L’elezione bis del capo dello stato dimostra quanto la classe dirigente di questo paese sia, per questo paese, il suo primo problema.
Figli viziati da facili poltrone e facili guadagni, disposti a sfruttare tutto e tutti e quando questo non è possibile fanno di tutto per far ricadere le conseguenze sugli altri: è facile promettere sostegno salvo poi discolparsi se, ad esempio, agli operai Caterpillar di Jesi non verrà concesso tempo utile per trovare soluzioni di piena occupazione, o se i dipendenti Liomatic magari non accetteranno un trasferimento non consensuale del proprio posto di lavoro di 50 o 60 Km - una scelta aziendale del tutto legittima, ma che fa, come al solito, ricadere i problemi aziendali sulle spalle dei lavoratori -.
Causa prima delle sorti negative del paese, esecutori dell’assassinio dello stato sociale (sanità, scuola, previdenza, trasporti, etc.), hanno portato avanti lo smantellamento di ogni piccola risorsa politica, economica e culturale e sono già pronti a farsi avanti per risolvere i problemi che loro stessi hanno creato. Il Mattarella bis è solo uno degli ultimi esempi di un futuro distopico che attende questo paese dove diritti e rappresentanza saranno apparenti, utili a vendere rappresentazioni fantasiose di una società avara, crudele, stupida e profondamente malvagia. Come la sua classe dirigente.
Come sempre dalla società civile, dai lavoratori e dagli sfruttati dipenderà il futuro di questa società. In meglio. Come sempre donne e uomini risoluti a vivere una vita normale cercheranno in tutti i modi di difendersi dai cattivi italiani della casta, dei profitti capitalisti, degli inciuci bis e di tutto quello che rappresenta il potere bizantino di questo paese.
FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
domenica 23 gennaio 2022
Scuola e lavoro
Si chiamava Lorenzo Parelli. È morto nell’ultimo giorno di stage in fabbrica, ad Udine, schiacciato da una putrella. Aveva 18 anni. L’alternanza scuola lavoro ha mostrato il suo volto più feroce: quello delle vittime del lavoro, del profitto, di una politica tutta asservita all’ideologia liberista. Si è parlato più dell’elezione del presidente della repubblica, o di un tennista milionario, o dell’ennesima bizzarria anti-Covid del premier inglese che di un ragazzo che muore sul lavoro. Del resto fa poco notizia morire di lavoro, un po’ come di Covid, piano piano ci si abituata, dimenticando che sfruttamento e miseria, tragedie e lutti non sono questioni … degli altri, ma sono questioni sociali; di tutti.
Scuola e lavoro, come sanità e previdenza, sono gli aspetti dannati di una destrutturazione dello stato sociale che miete vittime fra i più deboli. Chissà se qualche figlio di qualche manager – tagliatore di posti di lavoro – resterà mai vittima di uno stage di alternanza fra scuola e lavoro. Difficile. Più probabile che si attiverà a licenziare operai e chiudere qualche fabbrica di più.
Eppure non tutti si arrendono alla bruttura del sistema. Qualche voce fuori dal coro si alza, ogni tanto, contro il depauperamento della scuola e contro l’offerta tossica della politica neoliberista che è la vacuità dello sballo della movida e la schiavitù di un lavoro precario a vita. A Jesi all’alternanza scuola lavoro è stato portato, ad esempio, un modello alternativo di scuola, che si fa carico del lavoro. Gli studenti dell’ITC Cuppari sono andati a trovare gli operai della Caterpillar in lotta per la difesa del posto di lavoro.
Un gesto significativo, che ha fatto il giro del paese, specie dopo il deludente incontro al MISE con l’azienda che ha confermato la sua linea vergognosa e indifferente alle sorti di 270 famiglie. Un cattivo inizio, che fa stracci anche delle preghiere dell’impegno del clero locale per essere vicino agli operai. Bastassero le preghiere per conservare diritti e lavoro, come anarchici ed atei, ci convertiremmo all’istante.
Nella realtà, la lotta della Caterpillar ha bisogno di ulteriori risorse e tempo per poter riuscire ad ottenere qualcosa di concreto per tutti. I politici locali, oltre le passerelle mediatiche, si attivino fattivamente per garantire reddito e futuro. Non c’è alternanza che tenga fra un modello schiavista del lavoro ed una scuola impoverita, ma ci sono mille alternative possibili per avere una società migliore dove a casa devono tornare gli studenti dopo la scuola, i lavoratori dopo il lavoro, le famiglie dopo aver ricevuto garanzie per il loro futuro. In queste settimane, gioco forza, questo territorio sta dando il meglio di sé dopo anni di silenzio. È necessaria una maggiore partecipazione di tutti. Reddito e lavoro per i lavoratori e le lavoratrici della Caterpillar, futuro e valori umani e sociali per i giovani.
FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
mercoledì 14 luglio 2021
“Pestis et circenses”. Tutto si può in nome del calcio?
Se un gruppo di operai dell’Elica fosse salito sul monumento ai caduti a Jesi, con uno striscione per chiedere lavoro, subito qualcuno avrebbe gridato al vilipendio delle forze armate. Se qualche ragazzotto immigrato si fosse fatto un selfie con il cartello divelto di una via, subito si sarebbe scatenato il perbenismo italiota. Ci sara` comunque qualcuno a promettere che, in tutti i casi, verranno presi provvedimenti in nome della sicurezza. In una società sempre più alienata, povera e dispotica, ci sono follie permesse come il femminicidio per amore o l’omofobia come ragazzata, e proteste represse. Se le cose vanno male, la colpa è del singolo, dotato del libero arbitrio concessogli, per il tempo di una partita, e caricato del monito istituzionale: “Mi raccomando, stiamoci con la testa”. Divertirsi e` stato il motto del CT agli europei. Divertirsi per noi significa anzitutto avere la sicurezza di un salario adeguato, di una casa decente, di essere certi di poter tornare a casa dal lavoro vivi e sani. Telecamere, pattuglie e bidoni smart sono solo la coscienza pulita di un giocar sporco.
Saliranno i contagi fra quindici giorni? Il corona virus è l’ultima delle cause di una pandemia in atto da molto prima del Covid-19.
FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
mercoledì 12 maggio 2021
martedì 4 maggio 2021
La rivoluzione di un influenZer
Intanto a 22 anni si muove in fabbrica.
L’intervento dal palco del concerto del 1 maggio di Fedez ha avuto il merito di evidenziare diversi elementi importanti. In primo luogo il fatto che sui diritti non si può rimanere indietro e che men che meno non si torna indietro; siano essi diritti liberali (DDL Zan) o salariali, sociali, politici. In secondo luogo è stato smascherato il meschino tentativo di censura rivelando come i media – tutti -, siano totalmente asserviti agli interessi di palazzo, ossequiosi sempre al principe di turno, critici di qualsiasi opinione possa alterare lo status quo o l’umore del feudatario coinvolto. Infine la denuncia fatta dal cantante ha sottolineato, per l’ennesima volta, la presenza di una destra capace di dire le peggiori cose per raggranellare voti. Una destra capace di tagliare e togliere i più elementari diritti, dei più deboli, pur di ossequiare i suoi padroni, e rastrellare qualche buonuscita per se stessa. Una destra che in questi anni ha abbassato il livello del dibattito politico prossimo al negazionismo, al turpiloquio, al revisionismo e all’argomento scientifico maggiormente usato: chi urla di più e fa slogan più diretti, vince. Una destra funzionale anche ad una sinistra che si trova a dover difendere poco o nulla dei diritti degli ultimi, senza così venire distolta dal suo progetto di referente politico liberale verso gli stessi padroni da contendersi con la destra.
In merito l’intervento di Fedez sottolinea ulteriormente come la politica si sia spostata nei salotti televisivi e sui social, fatta da contrapposizioni e tifoserie ad uso e consumo delle masse che devono continuare a legittimare il sistema di sfruttamento e di dominio imperante. Un cantante ha più voce di un sindacalista, uno scienziato ha la stessa voce di un parolaio poltronaro. Uno dottore dei ricchi ha più voce, non ci meraviglia, di mille dottori dei poveri, magari legittimando il politico che affermava che dei dottori di famiglia non ce n’era più bisogno. Un opinionista radiofonico o un editorialista profumatamente pagato ha più voce di un rider, di un operaio, di un disoccupato, di un immigrato. Chi invece prova a far sentire la sua voce, davanti alle fabbriche, alle scuole e nelle piazze, viene perseguito e condannato come mai nessun politico, padrone o colletto bianco lo è stato per i tanti furti di soldi e futuro fatti alla collettività. La democrazia liberale mostra il suo vero volto di sempre, quello di un’oligarchia capitalista che sta conducendo una guerra di classe, contro gli sfruttati e i lavoratori, che fino ad oggi li ha visti sconfitti. Fino ad oggi.
FAI – Federazione Anarchica Italiana
sez. “M. Bakunin” – Jesi
sez. “F. Ferrer” - Chiaravalle
mercoledì 18 marzo 2020
Resistere oggi, rivendicare domani.
Nell’incertezza angosciante alimentata dalle locandine scandalistiche dei quotidiani e dalle bufale sui social, alcuni elementi risaltano: 1) la voglia di informazione e sostegno reciproco prevalgono sugli egoismi e le meschinerie; 2) le chiacchiere urlate per riempire il vuoto della politica non trovano lo stesso spazio del passato recente.
Alla Giorgia italiana è stato ricordato che il silenzio è d’oro, a riprova poi della perdita dei consensi del capitone padano trascinato in basso anche dall’operato (e dal parlato) dei suoi governatori.
Alla stessa maniera mostra tutta la sua vacuità chi si affanna a fare comunicati per lanciare i suoi j’accuse, e chi aspetta il domani convinto che le sue verità finalmente trionferanno, o chi resta chiuso nelle sicurezze fasulle delle verità condivise sui social.Quello che si costruisce oggi, servirà per domani.
Oggi nella maggior parte dei casi si aspetta, si spera, si resiste, in un sentore comune della gravità della situazione che accomuna chi sta a casa e chi continua a lavorare per mandare avanti la baracca. La baracca nostra, delle nostre vite, non quella del profitto, scambiato con la sicurezza della propria salute) di cui se ne hanno le tasche piene.Sono le pratiche partecipate ed i sentimenti onesti, le idee argomentate e le relazioni inclusive che permettono di andare avanti, senza bisogno né di legittimazioni dall’alto né di controinformazione dal basso.
Tutto questo serve oggi, e servirà domani per ricostruire una società più giusta. Servono gli scioperi improvvisati e le denunce dei lavoratori, il grido di dolore dei carcerati e dei sanitari, la solidarietà e la disciplina di classe di tutti contro la diffusione del virus. La determinazione, ed anche la disperazione, di oggi, serviranno per rivendicare diritti e garanzie domani. Il resto sono chiacchiere da bar, da talk show, da chat.
FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
venerdì 11 ottobre 2019
Solidarity with the Kurdish People.
sabato 21 settembre 2019
La flat tax … marchigiana
domenica 2 dicembre 2018
2018 - L'anno della contestazione [?]
Per non far fallire il modello capitalista della società – incalzato dalla voglia di progresso e di libertà – si preferisce far fallire la società umana stessa. L’acqua non è un bene vitale e di tutti, ma un prodotto da vendere in bottiglia, l’ambiente qualcosa da saccheggiare incolpando il fato quando un ponte o mezza città ti crolla sotto i piedi. Il lavoro è sempre più simbolo di nuove servitù e miserie, mentre la sicurezza non riguarda più la salute pubblica, una vecchiaia sostenuta da una pensione sudata o un’istruzione garantita a tutti. La sicurezza vuol dire telecamere per spiare gli ultimi, leggi feroci, soldi per armi e armati. A dirigere il tutto i padroni di sempre. Quell’1% che si arricchisce ogni giorno alle spalle di tutti gli altri cui sembra che resti soltanto la prospettiva di bersi le panzane di una classe di politici buoni solo a dilapidare soldi pubblici, sostenere gli amici degli amici, umiliare e far arretrare verso la barbarie ogni segno di modernità umana, culturale, sociale, lavorativa.
Poca voglia in tutto ciò di festeggiare ricorrenze rivoluzionarie o aspirare ad utopie future. La sopravvivenza intellettuale ed economica in una società impoverita dai dittatori falliti dei social, già è qualcosa di rivoluzionario. Qualcuno ha detto che niente è per sempre, e quindi i diritti e le garanzie sociali, l’eguaglianza e le libertà civili sembrerebbero volatili conquiste pronte a scomparire sotto il peso di un tweet di un viceministro qualsiasi. A meno che al paese il/legale non risponda il paese reale, facendo sentire la sua voce, la sua determinazione a difendere diritti universali, libertà conquistate, utopie presenti e future, solidarietà che non riconoscono frontiere.
Come in Val di Susa o a Lodi, a Riace o lungo la dorsale appeninica che dice no alla Tap. Come quando ci si ribella ad uno stipendio rubato o ad un morto ammazzato sul lavoro, ad una scuola negata o ad una salute rubata. Se oggi una classe di arroganti padroni sembra avere la meglio, da sempre questo paese è terra di chi lo costruisce e lo suda, e da sempre è in grado, presto o tardi, di organizzarsi contro vecchi cialtroni vestiti di nuovo, o nuovi fascisti vestiti di vecchio. Presto o tardi ci si organizza per una società più giusta e libera. Meglio presto, che liberarsi dai tiranni non è mai tardi.
F.A.I. - Federazione Anarchica Italiana
Sez. "M. Bakunin" - Jesi
Sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
domenica 22 aprile 2018
Per una sanità pubblica, equa ed onesta!
mercoledì 31 gennaio 2018
Per la Salute Pubblica a Senigallia e non solo
giovedì 18 gennaio 2018
Promesse, poltrone e problemi reali.
tante e buone cose”.
L’accattonaggio di un voto non ha limiti e il populismo non ha freni. Si promette di ridare le pensioni, e intanto si smantella il sistema sanitario. Si dice di cancellare leggi inutili, ma intanto si ridurranno le tasse con il solo risultato positivo di far contenti i padroni e di soffocare nella disperazione lo stato sociale.
Chissà se i prossimi candidati alla guida del paese hanno mai passato otto ore in un Pronto Soccorso. O se hanno lavorato mai gratuitamente come metodo didattico di una scuola “moderna”. O se si sono realmente vergognati di vivere in paese dove si da fuoco ad un barbone, si ammazza di botte la propria ragazza, si prendono milioni di finanziamento di ogni tipo mentre a chi lavora si racconta la favoletta della crisi.
E’ troppo facile dire che dopo il 4 marzo non cambierà nulla, i rapporti di potere
economico e di gerarchia politica rimarranno gli stessi, o peggio, a prescindere da quali vincitori saliranno sulle poltrone del palazzo. E’ facile rinunciare o condividere ed arrabbiarsi sui social, lasciando le piazze al vuoto delle telecamere o dei nipotini dei servi dei nazisti. Come sarà ancor più facile morire di lavoro in un paese dove tutto cambierà unicamente a favore degli amici degli amici degli amici, con i servitori violenti di sempre, in camicia nera o no, con i bugiardi di sempre a gridare dalle pagine false di molti media, con la maggioranza dell’umanità disperata. Dal canto nostro non abbiamo alcuna facile promessa o menzogna da offrire dato che al potere e ai privilegi della casta politica e economica, contrapponiamo la pace e la giustizia sociale, la sicurezza per i più deboli, la libertà di essere diversi: neri, omosessuali, poveri o ... donne.
Se bastasse il voto per cambiare questo stato di cose, se servisse la delega istituzionale a modificare i rapporti di potere nella società, allora le elezioni sarebbero state dichiarate illegali da un pezzo. Tutto questo non si è mai ottenuto con gli stessi strumenti a disposizione dei padroni, ma con la lotta e la solidarietà collettiva degli sfruttati. Strumenti per niente facili, ma che hanno sempre costruito società più giuste.





