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lunedì 17 giugno 2024

Amazon: un'occasione per riprogettare il territorio..?

 

L’iniziativa organizzata da Jesiamo, Per Jesi e Patto per Jesi dal
nome altisonante “Amazon :‬ un’occasione per riprogettare il territorio – intermodalità, lavoro, sociale” ha suscitato la curiosità di‬ molti Jesini, che orfani di tavoli per la comprensione del progetto in questi anni, si sono dovuti‬ sorbire un caldo pomeriggio all’interno del palazzo dei convegni per accedere ad informazioni‬ sull’opera e sulle ricadute nel nostro territorio.‬


‭Ma l’appassionante querelle di politici che a vario titolo hanno partecipato non ha fornito nessun‬ ‭tipo di informazione aggiuntiva su quelli che avrebbero dovuto essere i temi principali e che nel‬ sottotitolo erano presentati come “lavoro, sociale”.


Invece di puntare ai temi importanti, di sicuro ‭interesse per i partecipanti, si è voluto spiegare il concetto di intermodalità grazie soprattutto alla‬ Professoressa Masutti, docente dell’università di Bologna che ha introdotto il tema dal punto di‬ ‭vista tecnico. Dopo
la spiegazione dell’intermodalità, anche Baldassarri, che era in veste di‬ ‭presidente dell’ISTAO (una scuola manageriale di Ancona) e che è stato una figura di spicco dei‬ governi di Centro-destra guidati da Berlusconi, ha notato quanto questa scommessa di creare un‬ polo intermodale che colleghi sinergicamente Porto di Ancona, Aereoporto di Falconara e‬ Interporto di Jesi, fosse una scommessa già ingaggiata dal territorio e persa. Infatti la costruzione‬ dell’interporto, fu preceduta da mirabolanti studi dove la Vallesina veniva rappresentata come nei‬ film di fantascienza, dove le merci avrebbero trovato la loro via in maniera ecologica e sostenibile.‬


‭Purtroppo chi non ha la memoria troppo corta sa come andò a finire, migliaia di metri quadri di‬ cementificazione inutilizzati e un interporto finito dopo anni di problematiche esecutive e mai‬ impiegato a pieno regime, per fortuna.‬


‭Eh si, ci voleva Amazon per riaccendere quei sogni invecchiati dal tempo e dalla realtà dei fatti.‬

‭Una nuova scommessa per il nostro interporto, ma non solo. Qui è in gioco l’intermodalità che‬ coinvolge anche un aereoporto e un porto.
L’intermodalità è una metodologia di trasferimento delle‬ merci che utilizza "unità di carico" standardizzate (in genere container) atte a poter essere‬ ‭facilmente spostate da un mezzo di trasporto (nave, camion, treno) all'altro per giungere a ‭destinazione. Tutto questo, almeno per il nostro territorio si tradurrà in un aumento esponenziale
dell’inquinamento della valle avendo già problematiche per il famoso “effetto camino” della valle.‬

‭La raffineria posta alla foce dell’esino, le zone industriali e chiaramente lo smog e gli inquinanti già‬ presenti nella valle hanno già il loro grande impatto nella vita di tutti noi.‬


‭Questo nuovo capitolo và a esacerbare ancora di più questo rapporto. Inoltre, chi vive questo‬ territorio e non specula su di esso, avrà certamente notato i numerosi problemi amministrativi‬ dell’aereporto Dorico, dove ad ogni rivoluzione d’assetto si perdono servizi ed il parcheggio‬ aumenta di costo. Cosa dire poi del collegamento ferroviario che non si innesta nell’aereoporto e‬ dove non esistono treni per fornire la famosa intermodalità (infatti il collegamento con Ancona lo‬ cura soprattutto conerobus con gli autobus, molto meno ecologici dei treni).

Analizzando il porto di‬ Ancona invece, ci si dovrebbe ricordare che il porto non può ospitare le grandi navi container per‬ una questione di fondale, che non viene dragato e che ha quindi mano a mano ridotto le sue‬ potenzialità. Per non parlare della stazione Ancona Marittima,
inutilizzata e soppressa anni fa. Ma‬ attenzione, i camion che escono dalle navi ormeggiate in Ancona, come raggiungono gli snodi‬ ‭stradali come l’autostrada?

Passando in mezzo alla città.

A Torrette di Ancona, la cittadinanza‬ denuncia da anni questa situazione ma ancora i Camion sostano nei semafori diffondendo i gas di‬ scarico che ammorbano anche l’ospedale regionale. Per non parlare della linea ferroviaria‬ ‭Orte-Ancona, dove il raddoppio della linea ha sempre destato grande interesse ma non ha mai‬ superato la fase propositiva.‬


‭Il tiepido dibattito intorno all'intermodalità non ha descritto assolutamente l'ambiente, la storia e i‬ processi a supporto di quella che dovrebbe essere una rivoluzione del mercato del lavoro della‬ vallesina. Siamo quindi di fronte all'ennesima celebrazione di successi che non ci saranno mai.‬

‭E cosa dire della multinazionale che ha deciso di creare il suo Hub intermodale nella vallesina?‬

‭Sappiamo già di tutte le lotte avviate nei luoghi dove amazon ha posto la sua barricata a supporto‬d‭ el capitalismo di nuova generazione e di quanto sia effimero il successo di questo modello‬ imprenditoriale. Il capitalismo 4.0, di cui amazon sicuramente rappresenta il più grande artifice a‬ livello mondiale, non ha più i confini tematici del passato unendo alla sempre presente logica del‬ profitto a tutti i costi, la logica della spersonalizzazione sia dei lavoratori che dei dirigenti. Non‬ esistono più le persone, sostituite mano a mano dai robot su cui Amazon stà puntando da molto‬ tempo e in
futuro dai droni per i quali già Amazon ha chiesto le autorizzazioni per avviare il‬ progetto anche nell’Hub della Vallesina.

Non esiste più la sindacalizzazione se non di facciata.‬ Ormai Amazon ha il potere di irrompere nei paesi che vuole colonizzare e crea i presupposti per cui‬ questi si adeguino alla sua politica aziendale. E lo fà senza avere particolari vincoli dalle istituzioni,‬ ‭dalle persone e dagli organismi che dovrebbero essere preoccupati da questa
tracotanza‬ commerciale.‬

‭Si è gridato per l’ennesima volta al successo anche se i veri temi sul tavolo avrebbero dovuto essere‬ la crescente deindustrializzazione della regione e della Vallesina stessa con la conseguente‬ ‭mancanza di prodotti da spedire, la mancanza delle figure professionali
necessarie nell’Hub, la‬ ‭mancanza di un progetto di rafforzamento e sviluppo dei servizi necessari ai lavoratori nomadi che‬ arriveranno per lavorare nell’Hub con un finale già scritto, ovvero un ulteriore ingolfamento degli‬ stessi.


Ricordiamo infatti che la sanità nella nostra regione e in tutto il territorio Italiano ha subito‬ tagli da cui non si è più ripresa e che già non è sufficiente per la popolazione.‬


‭Di tutto questo non si è parlato perchè si sarebbe dovuto prendere atto che questo progetto snaturerà‬ ancora di più il nostro territorio, rendendolo inerme e succube di quella globalizzazione che ha già‬ generato tutte le problematiche che la classe sociale più indifesa ha già subito. La delocalizzazione,‬ presentata anni fà dai media come un avanzamento delle aziende locali ha poi visto la
cancellazione‬ di migliaia di posti di lavoro in tutto il mondo banalmente a favore delle multinazionali sufficientemente strutturate per essere in grado di spostare rotativamente i propri stabilimenti dove il costo del lavoro è inferiore e dove la classe operaia non e` riuscita a strutturarsi di pari passo o ha perso nel tempo le proprie difese sindacali.

‭Una guerra tra poveri che aggiunge un ulteriore capitolo con questo progetto che di faraonico avrà‬ solo la finalità, una tomba per questo territorio.‬

FAI – Federazione Anarchica Italiana
   Sez. “M. Bakunin” – Jesi
   Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

 
 

giovedì 13 giugno 2024

 


Sono passati ormai cinque giorni dalle consultazioni elettorali europee 2024 e l’annesso carrozzone mediatico è già stato rimpiazzato dalla commemorazione ad un anno dalla scomparsa di Berlusconi, vincitore morale delle elezioni con la lista che porta ancora oggi il suo nome.

Ma quindi, riflettendo a mente fredda, chi le avrebbe vinte in fin dei conti queste Europee?

Naturalmente lunedì mattina come prospettato, fresche di spoglio delle schede, si sono susseguite le dichiarazioni dei partiti che uno a uno si contendevano il podio di questa tornata elettorale.

Ha ragione di ritenersi soddisfatta Giorgia Meloni che dice di aver riconfermato il successo con il suo partito che, in termini di voti, vede proprio nella capolista l’unico esponente che può mantenere il risultato delle politiche di Settembre 2022?

Può gioire Elly Schlein per aver imposto definitivamente il suo ruolo di massimo esponente dell'opposizione all’attuale governo alla guida del PD dove però non incide come unica portatrice di voti?

Può bastare l'elezione al parlamento di Bruxelles dell'uomo del momento, il generale Roberto Vannacci, per consolare Matteo Salvini e la sua Lega di una performance deludente e che muove ancor di più il suo partito verso le posizioni di estrema destra pur perdendo Pontida alle elezioni amministrative?

Può considerarsi un successo quello di Verdi e Sinistra che riescono a centrare il doppio obbiettivo di abbattere la soglia del 4% e portare al parlamento Europeo Ilaria Salis pur sentendosi smarriti al livello di rappresantività europea?

Dubbi e domande legittime che però rischiano di ignorare l'elefante nella stanza, il dato macroscopico che sembra non dare segno di cedimento: l' unica tendenza che sembra essere incontrovertibile da più di un decennio a questa parte è quella dell'astensionismo.

I dati parlano chiaro, degli aventi diritto al voto nella penisola Italiana solo il 50% si è recato alle urne in questo turno di votazioni. Questa percentuale, analizzata ulteriormente e cioè riportata alle realtà regionali ci mostra immediatamente un' altra questione:

in nessuna delle regioni del meridione l'affluenza raggiunge il 50% fino a toccare nelle due isole maggiori i suoi picchi più negativi (Sicilia 38%, Sardegna 36,89%) e nel resto d’Italia non si arriva alle percentuali di voto anche recenti.

Che sia ragionato o meno, che sia il segno della disillusione verso uno strumento di governo dove la rappresentatività è un valore in disuso dalla classe politica, che sia un segnale verso l’Europa che è vista lontana dai cittadini, l’astensionismo comunque deve essere valutato dalla politica e dalle persone.

A cosa addebitare quindi questa "disaffezione" del popolo Italiano allo strumento del voto? C’é un evidente scollamento tra una classe politica che non riesce a comunicare più con il suo elettorato, e viceversa un elettorato che non vede più in questa classe qualcosa in cui rappresentarsi o a cui rivolgersi e affidare i probri problemi quotidiani e di lungo respiro.

Il caso di Vannacci e della Salis sono paradigmatici anche se opposti e ci indirizzano verso un processo di costante "Mediatizzazione" della politica Italiana: non vengono più votati i partiti, i programmi, le proposte, ma i personaggi, i volti, i simboli di un antagonismo sempre più polarizzato tra una destra e una sinistra che pur avendo perso gran parte dei loro valori rimangono in vita come stereotipi e macchiette di se stesse, funzionali ad un processo di accentramento nelle figure

singole e un bipolarismo che diventa uno scontro tra due profili social.

Sopra a queste questioni si dovrebbe ricordare che il mondo sta per scivolare in una guerra mondiale economico-strategica e l’incubo delle guerre che uccidono civili inermi, le condizioni di vita in cui versa la maggioranza di questo mondo, 282 milioni di persone (stime FAO 2023) che soffrono la fame e la sete, le ingiustizie dei regimi con crimini verso l’umanità e quant’altro non renda le persone libere di vivere in questo mondo, devono essere i veri obiettivi della politica europea ma sopratutto di tutti noi.

In questa Europa che si accinge al mercato delle alleanze post-voto, noi siamo dalla parte delle persone sfruttate che vedono aumentare il costo della vita, lo smantellamento della sanità a favore dei privati, come negli Stati Uniti, un accentramento costante della ricchezza…

...e si devono pure sorbire la litania elettorale da parte di una classe politica che non condivide gli obiettivi con il popolo e che vede nelle elezioni una semplice bagarre per conquistarsi una poltrona dove curare i propri interessi personali, polarizzando il dibattito pubblico quando serve, alimentandolo soltanto con una dinamica velenosa ormai strutturale che ha il sapore del vintage:

pro USA o pro Putin Israele o Palestina?

L’unica certezza che la storia ci può raccontare è che la gerarchia sociale sopprime i più a favore di quei pochi che con la propria ricchezza possono permettersi di non avere paura di una guerra alle porte, di vedersi perdere i propri cari a causa di una bomba o anche soltanto di non arrivare a fine mese.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
Sez. “M. Bakunin” – Jesi
Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

domenica 21 gennaio 2024

CNH: un'altra morte evitabile

   Ci uniamo al dolore dell’ennesima tragedia che da lavoratori non può che coinvolgerci direttamente. Le tante parole spese dai comunicati stampa e dalle necessarie e giuste prese di posizione dalla politica cittadina riescono a descrivere una situazione preoccupante, che vede un dato in crescita a fronte di un valore assoluto di 814 morti sul lavoro solo nel 2023, ma  purtroppo sembrano essere un appello non nuovo e soprattutto vano perché gli strumenti istituzionali esistono già, e sono stringenti. Numerosi sono i casi passati sotto i riflettori dell’attenzione pubblica. Le aziende pesso si difendono affermando di avere le carte in regola, di fornire tutto il necessario per rispettare le normative sulla sicurezza, lasciando trasparire che in fondo la colpa sia sempre di una fatalità o di un errore umano non prevedibile. C’è solo un particolare che sembra sfuggire al dibattito pubblico: le regole del capitalismo devono garantire un guadagno a scapito del resto.

Gli operai continuano a morire perché questa cultura sbagliata del lavoro non riesce a compensare le smagliature generate dallo sfruttamento sempre più avanzato, anzi il clima di precarietà da solo riesce a ridurre la professionalità ed innalzare i rischi legati anche ad una banale quotidianità sul lavoro e fuori.

Non abbiamo scorciatoie, dobbiamo riprendere le briglie di questo sistema fine a se stesso per salvaguardare le nostre vite e quelle dei nostri cari, eliminando le disuguaglianze sociali e mettendo al centro gli esseri umani, e dobbiamo farlo noi perché il capitale non è in grado di farlo.

 
FAI - Federazione Anarchica Italiana
   sez. "M. Bakunin" - Jesi
   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

martedì 18 luglio 2023

Non è coraggio nè disperazione.

 

Uno sciopero in piena estate, a oltranza, come quello iniziato dagli operai della Cab Plus di Monsano non si vede spesso.

In fondo forse a far paura non sono tanto le richieste, più che ragionevoli (visto che lavorano da 10 anni con la paga di apprendista e alcuni da oltre 4 anni con l'agenzia interinale), portate davanti ai cancelli della fabbrica, ma piuttosto l'indignazione, piena zuppa del sudore di turni di lavoro passati in un capannone rovente d'estate e gelido d'inverno, per poi vedersi continuare a scivolare nella morsa della sopravvivenza, adeguandosi come si può in ogni aspetto della vita, senza potersi mai riposare un minuto. Eppure l'economia sembra riprendere cautamente il suo corso dopo la pandemia, con alti e bassi che disvelano, ancora poco e male, l'impellente necessità dell'entrata in scena dell'unico attore che da troppo tempo non fa capolino: senza l'indignazione e la lotta di noi lavoratori per una qualità della vita migliore il mercato continuerà a dettare le leggi del profitto rendendoci sempre più schiavi dei nostri bisogni, incurante del massacro semplicemente perché a rimetterci sin da subito, siamo sempre noi. 5 milioni sono i lavoratori poveri in Italia, un numero rilevante per la politica, tale da essere incluso tra gli argomenti per il salario minimo garantito sostenuto dall'opposizione mentre il governo punta sull'estensione dei contratti collettivi nazionali e del taglio delle tasse ai padroni. Noi sappiamo bene qual'è la realtà: entrambe le soluzioni vengono vanificate nella pratica dallo strapotere del padronato, cui tutto è concesso. Nel frattempo gli operai di Monsano sono costretti a subire mille difficoltà per andare quotidianamente a lavoro (dagli autobus che non passano, al pericolo che si corre andando in monopattino sul ciglio di una strada molto frequentata), a vivere in case che nessuno vorrebbe. L'unica soluzione per un mondo migliore è la lotta.
Solo la lotta paga.

FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. " F. Ferrer" - Chiaravalle

comunicato stampa del 18.07.2023

mercoledì 12 luglio 2023

CNH Infortunio sul lavoro

 

Non e` la prima volta che una cabina si sgancia e rovina in terra alla CNH di Jesi, nel 2021 ad esempio, proprio in questo periodo, successe un fatto simile causando contusioni e ferite a tre operai, ma infortuni gravi come quello avvenuto ieri hanno sempre un peso e conseguenze dirette per l’azienda in cui avvengono, si fanno controlli straordinari alle attrezzature in questione, volano promesse ai dipendenti circa la maggiore attenzione che la fabbrica riporra` nella gestione tecnica dei macchinari e delle linee, ma nei fatti come si alza la polvere questa poi riesce a tornare esattamente dov’era una volta placati i timori di chi tutti i giorni, e` chiamato a svolgere con massima professionalita` e serieta` il proprio turno di lavoro.
Certo, uno sciopero spontaneo come quello avvenuto subito dopo il fatto e` doveroso, ma non scontato, specialmente se cosi` ricco di adesioni in un periodo incerto e difficile come quello attuale, perche` se e` vero che i dirigenti parlano sempre di fiore all’occhiello quando menzionano lo stabilimento di Jesi, e` vero anche che nel frattempo vengono portate altrove linee di montaggio, mentre la cassa integrazione fa capolino senza fare piu` troppo rumore sui giornali locali, in un territorio devastato dal lavoro precario e soprattutto senza prospettive sicure per il mantenimento di una professionalita` che genera e riesce a pretendere welfare e condizioni di vita migliori per tutti.

Alla solidarieta` e rivendicazione di condizioni di lavoro sicure da parte degli operai CNH ci sentiamo di stringerci esprimendo la nostra di lavoratori e sfruttati, verso il giovane infortunato, i suoi cari ed i compagni di lavoro.

FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

Comunicato Stampa del 12 luglio 2023

lunedì 17 aprile 2023

Su Adinolfi - Comunicato stampa del 18 aprile 2023

 

Mario Adinolfi è stato a Jesi per la presentazione di un suo libro antiabortista. L’iniziativa ha avuto un seguito di pubblico decisamente esiguo, espressione del peso e della validità delle argomentazioni esposte. Maggiore è stata invece la partecipazione al presidio che ha contestato l’evento, sul quale si è concentrata, non poteva essere altrimenti, la narrazione mediatica e la risposta in forma di comunicato dello stesso Popolo della Famiglia. Come sempre si sono forzati termini e paragoni. Si può essere concordi o meno sulla necessità, e l’utilità politica di contestare una presentazione di un libro, ma far passare come episodio di violenza quattro slogan gridati e qualche fischietto soffiato è più un lavoro di fantasia che una forzatura vera e propria. Tacciare poi come fascisti i manifestanti è decisamente fuori dalla storia e dalla verità.

Durante il fascismo l’interruzione volontaria di gravidanza non era tutelata e le donne morivano per mano di mammane e di un maschilismo guerriero che le considerava – e lo fa tutt’ora – solo contenitori per la riproduzione della specie. Certo i soldi pubblici potrebbero essere spesi meglio che non per pagare la scorta – estemporanea ed unicamente per fare poche centinaia di metri – a Mario Adinolfi. Ben altra realtà è quella dei tanti giornalisti e scrittori in questo paese che, per quello che scrivono di veramente scomodo contro i poteri forti e criminali, sono costretti a mettere la loro vita sotto sorveglianza continua. Poi in un comunicato stampa uno può dire quello che vuole, magari si potrebbe anche ringraziare per una visibilità insperata, conseguente alla contestazione subita, più che legata all’inesistente pregnanza scientifica, sociale e politica dell’iniziativa messa in piedi.

Resta la questione centrale: quella di una maternità libera e partecipata, sostenuta e scelta, e men che meno imposta o viziata da mille artifici che inficiano una legge - la 194 – espressione di modernità e di civiltà, di libertà e di emancipazione femminile. In questo le Marche, come buona parte del paese, è un territorio dove l’obiezione di coscienza, la privatizzazione della sanità ed una politica retrograda umilia le donne e nega, nei fatti, la libertà di contraccezione e di procreazione. Questo è il punto principale su cui dibattere: la garanzia di un diritto sancito dalla legge. Il resto sono chiacchiere e vittimismo tipico di chi non ha argomenti e cerca di raccattare voti nel sottobosco delle frustrazioni della piccola e cattiva provincia italiana, e continua a considerare le donne come “macchine e contenitori” per fare figli.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
   sez. “M. Bakunin” – Jesi
   sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

venerdì 10 febbraio 2023

Comunicato stampa del 6 febbraio 2023

Il mondo anarchico è tornato al centro dell’attenzione dei media.

Fatto raro, ma quasi costante in relazione alla presenza della destra
al governo nell’Italia repubblicana. Il caso Cospito ne è il veicolo
mediatico, trascinando con sé stereotipi, pregiudizi, montature e
strumentalizzazioni che aiutano a capire come mai questo paese si
trovi al 58° posto per la libertà di stampa nella classifica mondiale.

Gli anarchici fanno parte da secoli della societa` italiana, e sulla
base di questa non possono che evidenziare le mille sfaccettature che
solo la pluralita` di idee e pensieri riescono meglio a ritrarre. La
diversità, del resto, in ogni cultura e storia umana è stata sempre
segno di arricchimento, specie se tenuta assieme da idee di
uguaglianza e libertà, da pratiche partecipative, aperte a tutti. Il
movimento anarchico si muove alla luce del sole: la presenza di
libertari e anarchici si registra all’interno dell’associazionismo e
del volontariato, del mondo sindacale, in ogni sua espressione, e nei
tanti luoghi della socialità autogestita. Definire tutto questo come
“la galassia anarchica” è errato oltre che offensivo: siamo operai,
infermieri, studenti, insegnanti, disoccupati, uomini e donne come
tutti voi. Chi ci conosce sa che non ci sottraiamo alle disavventure
quotidiane, alla paura di un domani sempre piu` incerto, al freddo
patito di fronte ai cancelli di una fabbrica che vuole lasciarci a
casa senza piu` un lavoro, o di un ospedale ridotto all’inoperativita`
in favore della concorrenza privata.

Chi ci conosce sa che non abbiamo bisogno di congiure e attentati per
affermare le nostre idee, eppure la presa di distanza s’impone, viene
chiesta e ricercata, quasi suggerita, che e` poi lo stesso
atteggiamento che si ha nei confronti, ad esempio, di chi è musulmano
quando avviene un attentato da parte di qualche integralista. Dividere
in buoni e cattivi, un modus facendi che legittima condanne e
persecuzioni fatte a furor di popolo e, che nella smentita, rafforza
lo stigma. Questo e` l’obietttivo di chi fa la voce grossa oggi contro
Cospito e contro gli anarchici tutti a lui equiparati, mostrando
apertamente il suo spessore politico funzionale a strumentalizzazioni,
bagarre parlamentari e a far dimenticare le molte promesse elettorali
già disattese ed il preannunciato peggioramento delle condizioni di
vita per tanti italiani.

In relazione allo sciopero della fame di Alfredo Cospito è
indispensabile inquadrare le questioni principali su cui porre
l’attenzione nella drammaticità della vicenda e nel sovrapporsi di
notizie di ogni tipo. Tre sono gli aspetti da considerare: umano,
giuridico e politico. Nel primo caso debbono essere ricercate tutte le
soluzioni utili a salvare una vita umana. Chi ha il potere di farlo lo
faccia, punto e basta. Nessuna causa, nessuna, vale la vita di una
persona. E questo viene detto anche con il cuore greve per le persone
che stanno morendo in Ucraina e nel mondo a causa di una guerra, di un
posto di lavoro poco sicuro, di razzismo e piu` in generale
dell’ignoranza che la poverta` genera.

C’è poi un livello giuridico che riguarda Alfredo Cospito in relazione
alle sue azioni, al suo pensiero e alle sue relazioni. In tal senso va
auspicato un lavoro di inchiesta giornalistica o storica, di quelle
che andavano di moda un tempo, che denunciavano persecuzioni e
strategie della tensione, giustizialismo sfrenato verso qualcuno e
garantismo verso altri. Senza negare i fatti occorsi, ma nella
consapevolezza di vivere nello stesso paese in cui le pessime
condizioni di vita e detenzione nelle sovraffollate carceri italiane (
nove mila detenuti in piu` rispetto ai posti a disposizione) vengono
purtroppo sottolineate ad esempio dal numero di suicidi annuali (84
nel 2022), e questo è l’aspetto di denuncia politica che risalta in
queste giornate drammatiche, svelando come il paese sia tornato
indietro nel tempo di secoli.

Ridurre l’anarchismo alla vicenda Cospito, è disonesto ancor prima che
sbagliato. E questo non deve esimere dall’imperativo, già detto, di
fare di tutto per salvare una vita umana in grave pericolo. Di tutto
per ripensare questo paese a partire dall’identità cattiva che vuole
darsi nell’accanirsi di fronte a chi sta in galera, o verso chi è
povero, malato, straniero. Ogni azione esperita contro gli anarchici è
un ottimo indicatore di ciò che si realizza o può arrivare a chiunque,
singolo o collettività, nell’esercizio più becero e schietto del
dominio dell’uomo sull’uomo.

Gruppo Anarchico “Kronstadt” – Ancona
FAI – Federazione Anarchica Italiana
   sez. “M. Bakunin” – Jesi
   sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle
Valcesano Anarchica
Alternativa Libertaria / FdCA
   sez. “S. Francolini” – Fano / Pesaro

mercoledì 28 dicembre 2022

Su Cospito - Comunicato Stampa del 28.12.2022

 

Adriano Sofri sul Foglio del 21 dicembre ha scritto: “E ancora più strano che la solidarietà con la ribellione di Cospito spetti agli anarcoinsurrezionalisti, qualunque cosa voglia dire. E’ probabile che la fame di Cospito arrivi molto prima della sentenza della Consulta. […] La giustizia è smisurata e si compiace di esserlo, i suoi amministratori hanno nomi e cognomi ma non li indossano, bastano le uniformi, sono esseri smisurati per irrazionalità e cattiveria.”

La vicenda di Alfredo Cospito è ben riassunta sempre da Adriano Sofri che ricorda come l’anarchico sia stato condannato a 10 anni e 8 mesi nel 2014 per il ferimento di Roberto Adinolfi, amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare. In seguito è stato condannato all’ergastolo ostativo per una strage che non c’è stata e non ne aveva alcuna potenzialità nel gesto dimostrativo riferito al posizionamento di due pacchi esplosivi a Fossano presso la Scuola Allievi Carabinieri. Una condanna contro cui Cospito è in sciopero della fame dall’ottobre scorso rivendicando l’enormità e la mostruosità giuridica attivata nei suoi confronti. Una protesta che più passano le ore più rischia di trasformarsi in tragedia.

Ci sarebbe molto da dire, specie in un paese dove mafiosi e terroristi (fascisti soprattutto), bancarottieri e truffatori di miliardi di euro, che hanno fatto – loro sì – stragi di vite e futuri, non hanno subito lo stesso accanimento riservato all’anarchico Cospito le cui sofferenze, e la cui vita a rischio, sono la denuncia di una macchina di potere cattiva e muscolare nei confronti dei deboli, iniqua nei giudizi, arrogante nelle narrazioni e vuota, soprattutto vuota di valori.

I martiri servono alle chiese e alle gerarchie di ogni tempo. Per Cospito un atto di giustizia è imperativo in una società dove la solidarietà contro l’accanimento che sta subendo si allarga in maniera inedita, in particolare in quei settori intellettuali e politici che troppo spesso hanno preferito girare la testa dall’altra parte ogni volta che uno sfruttato ha subito la cattiveria del potere.

Un Cospito morto, di digiuno, o di ergastolo, a chi o a cosa servirà?

FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

Gruppo Anarchico "Kronstadt" (senza fissa dimora) - Ancona

venerdì 9 settembre 2022

Comunicato Stampa del 09.09.2022

Il grido di allarme che da più parti si è levato le scorse settimane sulla sanità marchigiana, e quella locale, purtroppo rientra nel copione scritto della progressiva destrutturazione del sistema sanitario pubblico. Medici per coprire i turni non solo nei reparti, ma nei servizi di emergenza. Infermieri e personale di supporto, e di tute le altre professioni sanitarie, ridotto all’osso costretto a passare al solito un’estate difficile fra riduzioni d’organico e turni pesanti. Servizi e posti letto, come l’offerta della diagnostica, ormai sono allo stremo, in un quadro di sofferenza cronica.


Appellarsi alle forze politiche e alle istituzioni locali, è più una pia illusione che non uno strumento concreto di risoluzioni. Sindaci e amministratori locali possono poco nei riguardi della difesa della salute del cittadino sempre più delegata al mercato. La politica, quella della corsa alla poltronissima 2022, poi potrà ancora meno. Capirai, in campagna elettorale dove si promette tutto e non si mantiene nulla. Le Marche inoltre hanno il futuro segnato dalla futura ristrutturazione sanitaria, ispirata al brillante sistema lombardo – che ha eccelso nei mesi pandemici – e teso alla privatizzazione tutta. Già ad Ascoli è nato un Pronto soccorso in miniatura, privato, pronto a risolvere le piccole cose ed evitare affollamenti. In giro più di una struttura sanitaria ha dato in gestione questo o quel servizio diagnostico, riabilitativo e di degenza al privato di turno. Le sorti dell’ospedale di Jesi sono destinate a peggiorare, a meno che lavoratori e cittadini non facciano sentire le ragioni della tutela della salute e della qualità del lavoro.


La chimera della sanità del territorio si rivelerà presto tale in quanto ha bisogno di soldi, operatori, risorse, e servizi che sono stati sistematicamente negati per decenni alla sanità pubblica, e quindi … E quindi forse il prode assessore alla sanità delle Marche, proverà a trasformare ulteriormente i servizi come hanno tentato di fare in Lombardia, dividendo l’offerta sanitaria pubblica in gestori ed erogatori: in pratica aprendo alla privatizzazione selvaggia del settore. Nella regione di Milano il piano, fino ad oggi, non è passato. Chissà, forse nella nostra regione la destra rampante riuscirà dove altri hanno fallito. Conclusione. Se si vogliono servizi, posti letto, operatori sanitari, e coperture sanitarie, oggi come oggi non basta neanche più mendicarle. Bisogna conquistarle, rivendicando il diritto alla salute, contro la menzogna ideologica del profitto.


FAI – Federazione Anarchica Italia
   sez. “M. Bakunin” - Jesi
   sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

venerdì 2 settembre 2022

L' Italia in una regione

 


Le Marche come laboratorio della destra regionale, pronta al governo nazionale. La notizia, dopo il comizio di apertura della campagna elettorale, fatto ad Ancona da Giorgia Meloni, rimbalzata sui media segue la stessa scia melmosa e nera dei fattacci razzisti, con l’omicidio di Civitanova e quello passato di Fermo e a molti altri episodi simili (Traini a Macerata nel 2018). Come se non bastasse c’è un diritto all’aborto, sempre meno garantito, come in altre regioni amministrate dalla destra (Umbria, Abruzzo). Come sempre, si riafferma l’adagio: “Marche, l’Italia in una regione”.



Al di là delle sparate preoccupanti della destra sub-fascista (perché sotto, sotto … ma manco più di tanto) nulla di nuovo sotto il sole e se davvero le Marche sono il modello da cui trarre ispirazione per il governo del paese, la situazione è preoccupante. Nel lunghissimo tempo passato sotto l’ala democristiana, la regione era l’esempio portante del modello del lavoro (metalmezzadro) con l’immedesimazione totale dell’operaio con l’azienda in un contesto di piccola e media impresa che contava fortemente sul sostegno del territorio. Un modello che ha creato profitto, qualche beneficio, e sfruttamento a piene mani lungo un sentiero di sviluppo destinato ad arrestarsi, e, dopo almeno tre sofferti decenni, arrivato ora al capolinea.


Le Marche attualmente vivono una fase di recessione produttiva forse irreversibile. Tutti i suoi principali settori industriali di punta sono in crisi: calzaturiero, manifatturiero, mobilifici, etc. Il turismo? Pia illusione di amministratori buoni solo ad elargire soldi pubblici per profitti privati. Sul piano dei servizi la sanità è stata progressivamente tagliata, e l’istruzione pubblica da tempo è solo un momentaneo parcheggio o per la disoccupazione o per l’emigrazione. Tutto questo è stato fatto dal centro sinistra, o meglio dal centro e dalla sinistra che hanno governato per anni e il centro-destra potrà solo peggiorare la situazione. La sanità verrà riformata seguendo l’esempio della Lombardia (si, proprio la regione che è crollata sotto l’onda del covid). La crisi economica e il taglio dei servizi verranno addolciti da una contrazione dei diritti per i più deboli, come per le case popolari tolte agli immigrati e da qualche sparata populista.


Se la destra grida parole d’ordine brutte, vuote e false lo fa per accaparrarsi voti seguendo la scia del prodotto elettorale meglio offerto da tutti: la paura, per il deviante, l’immigrato, il povero (FdI, Lega e FI), la sinistra la segue sullo stesso terreno, agitando lo spettro del fascismo montante (PD e cespugli a seguire). L’italianissma Giorgia parla ad una generazione di frustrati che ha bisogno di un capro espiatorio su cui sfogarsi per autoassolversi: non c’è lavoro, meglio prendersela con gli immigrati piuttosto che con i padroni o con un sindacalismo concertativo. Ho mio figlio o mia figlia con qualche chilo in meno o in più, come influisce in questo caso la famiglia? C’è bisogno forse di un reddito che permetta di mangiare meglio ed avere più tempo per sé? L’ignoranza porta invece a sperare nel santone psichiatrico, con le catene, o nel centro sportivo, privato e sovvenzionato da soldi pubblici, o della comunità di recupero o ...


Dietro ogni slogan fascistoide della destra c’è solo la necessita` di mascherare una realtà che potrà solo che peggiorare ed un futuro in cui i profitti di pochi aumenteranno. I diseredati, i dimenticati dalla sinistra, che voteranno a destra ovviamente, non vedranno alcun cambiamento in meglio. Ma del resto ci sono abituati, la stessa cosa è accaduto per anni votando a sinistra.


La storia insegna: quando la sinistra insegue i padroni, si fa liberale e istituzionale, poltronara e chiacchierona, apre le porte alla destra, sperando, ingenuamente che questa venga schiacciata dalla relatà che non sa gestire perché stupida, arrogante e profittatrice. Illudendosi. Già è successo una volta in questo paese, ed è stata una tragedia. La storia quando si ripete assume i toni della farsa, ma a noi costerà sicuramente cara ugualmente.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
   sez. “M. Bakunin” – Jesi
   sez. “F. Ferrer” - Chiaravalle
 
 Comunicato stampa del 02.08.2022

martedì 2 agosto 2022

Vittime della societa`

 Una societa` non risulta povera soltanto perche` la maggior parte della popolazione non ha un reddito sufficiente a sopravvivere. Siamo sempre piu` poveri perche`, oltre ad avere meno denaro in tasca, abbiamo sempre meno possibilita` di migliorare il nostro futuro e quello di chi verra` dopo di noi.

Del resto l’economia corre veloce, e per non farsi schiacciare oggi, troppo spesso siamo obbligati a rinunciare ad una istruzione adeguata, ad una sanita` pubblica efficace ed efficiente, a tutti quei servizi che nel tempo possono rendere la societa` di cui facciamo parte piu` giusta, perche` ci consentirebbe di alzare lo sguardo verso gli altri intorno a noi.

Alika sara` invece l’ennesimo sacrificio umano inutile sull’altare di una societa` povera, ignorante e violenta. Ce ne dispiace per la famiglia e per i suoi cari, per le comunita` di immigrati di questo e di tutti i paesi, e per ogni sfruttato di questo presente che sa di essere un… Alika, come tanti, vittima non tanto di un alienato mentale, ma di un sistema becero che schiaccia tutto e tutti, offrendo soluzioni dal respiro corto e malsano. Facile che qualcuno spaccera` per proposta innovativa l’internamento manicomiale, mentre altri si stracceranno le vesti in nome delle verita` sociali, dimenticando i propri fallimenti ed incapacita` dirigenziali. Al supermercato della politica stracciona e viscerale, ognuno provera` a piazzare il proprio prodotto, di notizia in notizia, come sciacalli dell’informazione.

Eppure la politica, per gli sfruttati di sempre, per i neri di ogni colore, non e` mai stato un prodotto da dover ordinare in qualche piattaforma online,  e` gia` presente in ciascuno di noi quale espressione del fare e decidere insieme, per questo non puo` bastarci l’ennesima manifestazione in strada (col rischio di placare solo pelose coscienze), non puo` bastarci una giusta e necessaria protesta e solidarieta` per ricordare Alika, perche` ogni giorno abbiamo vittime da difendere e rivendicare: sul lavoro e in guerra, sulle strade e nei servizi negati. Questa societa` deve essere profondamente cambiata, non si puo` piu` restare soli di fronte alla violenza dell’odio e del profitto, bisogna ricominciare a dare una risposta collettiva ai problemi quotidiani, difendersi da essi in modo organizzato, non cedere alla paura e allo sconforto. Questa societa` e` fatta da chi lavora e lotta ogni giorno, ama e vive con gli altri, spera e sogna un mondo dove i propri figli non vengano portati via dalle miserie generate dai signori del potere politico ed economico.

Qualcuno puo` continuare a vivere a Civitanova quale espressione di una provincia meschina e crudele, uguale ai luoghi in cui vivono i patrioti “figli d’Itaglia”, forti con i deboli e deboli con i forti. Qualcuno deve continuare a vivere a Civitanova quale espressione di un mondo che non puo` piu` essere rubato e violentato da nessun dio della guerra, da nessun duce della politica, da nessun padrone.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
    Sez. “M. Bakunin” – Jesi
    Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Comunicato stampa del 3 agosto 2022

domenica 27 marzo 2022

La continuità di (mal)governo nella Regione Marche

 La continuità di (mal)governo nella Regione Marche

Apprendiamo dalla stampa locale dell'iniziativa della Regione Marche
riguardo l'istallazione di apparecchi per la VMC (Ventilazione
Meccanica Controllata). Uno studio pilota che è costato 9 milioni di
euro e che ha interessato 316 classi sui un totale di 10.125. Molti i
dubbi in merito e viene da chiedersi quanto costerà l’intera
operazione vista la già alta spesa affrontata e che ha interessato
appena il 3% delle classi. Inoltre si sta parlando di uno studio
pilota, e ci vorrà ben altro per affrontare le prossime minacce
autunnali in una Regione che, in questa ultima ondata, si è collocata
fra le peggiori in termini di copertura vaccinale della popolazione
fra i 5 e gli 11 anni. E dove la stessa gestione delle vaccinazioni (e
di costosissimi tamponi inutili), rende merito al personale sanitario
ma non alla cattiva regia amministrativa. E poi viene da chiedersi
come mai solo la Regione Marche sia stata così all'avanguardia in
termini tecnologici a fronte di altre 18 (più due province autonome)
rimaste al palo. Il sospetto è che si è preferito dirottare soldi
pubblici per scelte di maniera, legate all'urgenza di una pandemia che
poi … dovrebbe finire al più presto, piuttosto che fare interventi
strutturali legati all'aumento del personale docente e di quello ATA,
l'aumento delle classi in termini quantitativi e qualitativi, al fine
di avere degni spazi di insegnamento eliminando le classi pollaio
presenti. Per non parlare poi del problema delle strutture
ospedaliere, del personale medico ed infermieristico, insomma di quei
servizi pubblici che richiedono investimenti strutturali e soprattutto
continuativi per essere efficienti, condizione necessaria per
sopperire adeguatamente alle ristrettezze di chi subisce l’erosione
continua dei diritti e del welfare.

Qualcuno, dall’opposizione, ha già attaccato la giunta affermando di
non aver adeguatamente fatto i conti con l’enorme spesa per coprire il
fabbisogno regionale tacciandola di incompetenza, un’accusa sibillina
che evidenzia la capacità senz’altro politica di rispondere alla
propaganda con altra propaganda spostando l’attenzione dal problema
reale, ovvero dalla classe politica tutta, indipendentemente dalla
giunta in carica, che ha dimostrato di non avere adeguate competenze
amministrative, non fornendo mai  progettualità di lungo termine a
garanzia degli investimenti fatti. In fondo è facile: costruire un
ospedale temporaneo covid è una splendida formula per non dover
risolvere problemi strutturali di un intero territorio, o ancora
comprare una VCM che poi … non devi fare più nulla mentre sei in
carica. Ad un infermiere o un insegnante invece gli devi pagare lo
stipendio … a vita una volta assunto strutturalmente. E per gli
iperliberisti e amici di Putin, i diritti dei lavoratori e dello stato
sociale pubblico, sono sempre qualcosa da cui … rifuggire. Più
istruzione pubblica degna di questo nome e assistenza sanitaria
garantita con personale e strutture. Più fatti e meno chiacchiere e
spese inutili.

FAI - Federazione Anarchica Italiana
   sez. "M. Bakunin" - Jesi
   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

comunicato stampa del 24 marzo 2022

giovedì 17 febbraio 2022

La meglio gioventù

 Un incidente, ha strappato via Giuseppe alla vita, ai suoi 16 anni, studente tirocinante, mentre stava tornando a casa alla fine di una giornata di lavoro. Il ministro dell’Istruzione ha detto che Giuseppe non è stato vittima dell’alternanza scuola-lavoro, dato che stava espletando un corso di formazione. Una misera risposta, peggiorata dal fatto che poche settimane fa un altro ragazzo, nell’alternanza scuola lavoro – Lorenzo di 18 anni – ha perso la vita. Una brutta risposta istituzionale, sottolineata per contrasto  dalla grossolaneria dei rappresentati sindacali nel non saper distinguere l’infortunio in itinere (cioè che avviene quando ci si sposta per raggiungere o lasciare la sede di lavoro) dall’infortunio in strada (che avviene mentre si è in orario di lavoro ma ci si trova fuori sede), in un paese in cui il numero dei morti sul lavoro supera la media di tre al giorno, in un paese in cui l’istruzione pubblica è stata distrutta da decenni di tagli.

Non è stata una fatalità ad uccidere Giuseppe e Lorenzo. La loro vita doveva essere dedicata alla crescita personale, alla conoscenza individuale, alla formazione di individui autonomi e liberi; ed invece sono state le ennesime vittime sacrificali sull’altare del profitto. I media nazionali ora piangono ipocritamente la morte di due ragazzi, ma già da domani sono pronti a riempire pagine di immondizia scagliandosi contro la gioventù bruciata che nelle serate della movida si scatena nei centri storici. E che altro potrebbero fare? Quale alternativa hanno i giovani uomini e le giovani donne di questo paese privati di una formazione valida, di un lavoro sicuro, di un futuro da costruire. Intanto la risposta al disagio giovanile si manifesta in manganelli (e manganellate), spray al peperoncino e telecamere da grande fratello.

Gli analisti mostrano come proprio i giovani siano le prime vittime della pandemia in atto, chiusi in un cerchio di alienazione, spesso mostrati come capro espiatorio di contagi altalenanti, quando in realtà questi sono dovuti al malgoverno della salute pubblica. Senza luoghi di socialità, indirizzi di formazione, sicurezze lavorative e di reddito, i giovani vengono schiacciati in una condizione di precariato crudele. La stessa in cui vive la generazione fra i trenta e i quaranta anni. La stessa che subiscono gli ultimi della terra nelle corsie ospedaliere prive di ospedale, nelle zattere dei migranti, nelle discriminazioni di ogni tipo. Mentre i venti di guerra soffiano in Europa, la morte di un ragazzo è l’atto di accusa verso una società che in nome del profitto esalta l’alienazione tossica e la forza guerriera mostrata in strenne filmiche che parlano di eroi di ogni tipo, falsi e stupidi come può essere solo il potere che li genera.

Le morti dei due giovani, e quelle sul lavoro, e quelle legate ad ogni forma di sfruttamento, gridano giustizia. Alzano la voce della verità che ricorda come formazione non significa sfruttamento, istruzione non vuol dire indottrinamento, socialità non è uguale ad alienazione. Il motto fascista di “libro e moschetto” mostra oggi la sua espressione più avanzata, ma meno appariscente di una società che ci vuole tutti come carne da triturare nella macchina capitalista. Opporsi a tutto questo a livello individuale è il primo passo, cui segue organizzarsi collettivamente e rivendicare una società più giusta, una vita da costruire, un’età che rappresenti la meglio gioventù.

FAI – Federazione Anarchica Italiana
    sez. “M. Bakunin” – Jesi
    sez. “F. Ferrer” - Chiaravalle

venerdì 31 dicembre 2021

Il teppismo politico a Jesi

 Durante la mattinata di Natale, mentre eravamo andati come compagni anarchici a portare la nostra solidarietà ai lavoratori della Caterpillar, e a condividere un Natale di lotta, dopo la riuscita manifestazione dello scorso 23 dicembre, alcuni compagni ci hanno comunicato che lo striscione, posto all’entrata della sede del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”, era stato strappato parzialmente. Sullo striscione c’era scritto: “Reddito e futuro. Ieri la SIMA, oggi la Caterpillar”. Parole utili ad indicare gli obiettivi necessari per i lavoratori della fabbrica di cui è stata annunciata la chiusura. Un testo in cui, oltre la rivendicazione sindacale, c’è racchiusa la memoria storica di questa città con il chiaro riferimento alle lotte della SIMA di quaranta anni fa. Non c’era neanche la solita A cerchiata a firmare lo striscione.

E’ l’ennesimo atto di violenza ed intimidazione che periodicamente viene fatto nei confronti degli anarchici di Jesi: striscioni strappati, bacheche danneggiate o imbrattate, bandiere rubate. Abbiamo perso il conto degli episodi. Questa volta il fatto è più grave in quanto colpisce direttamente le lotte degli operai, con un’azione intimidatoria e squadrista, resa evidente dai segni lasciati sullo striscione per poterlo strappare via. Il fatto probabilmente è avvenuto durante la notte di Natale, forse frutto di un rancore da parte di qualcuno nei nostri confronti, o dal vandalismo prodotto dai fumi alcolici della movida, o peggio dallo squadrismo organizzato, non è dato sapere.
L’episodio è ad ogni modo di una gravità preoccupante in quanto non colpisce gli anarchici, ma la lotta e la memoria operaia di questa città, e ne denuncia la matrice in maniera chiara più di quanto mestieranti blateranti della politica vogliano evitare, in stretta correlazione con l’attentato incendiario alla sede della CGIL di qualche settimana fa. Dal canto nostro non ci lasceremo intimidire. Continueremo a stare dalla parte di chi lotta per i propri ed altrui diritti, e ad agire alla luce del sole contro i vigliacchi che vandalizzano una città, strappando uno striscione, o peggio, annunciando la chiusura di una fabbrica in prossimità delle feste natalizie.
FAI - Federazione Anarchica Italiana
sez. “Michele Bakunin” - Jesi;
sez. “Francisco Ferrer” - Chiaravalle
 
Comunicato stampa del 25.12.2021

mercoledì 15 dicembre 2021

Caterpillar, organizzare le risorse!

 La lotta alla Caterpillar non sarà né breve né semplice, e non riguarda solo le quasi 300 famiglie dei lavoratori della fabbrica: riguarda tutta Jesi e la Vallesina. Perdere una fabbrica per la zona significa impoverire ulteriormente il quadro economico generale. Arrendersi alla chiusura della Caterpillar oggi significa innescare una reazione a catena che riguarderà ogni settore produttivo: industriale, agroalimentare o dei servizi che sia.

La fabbrica di Jesi rappresentava la punta avanzata della SIMA di quaranta anni fa, non solo sul piano industriale, ma anche su quello politico e sindacale. Se in questi decenni la Caterpillar è andata avanti lo si deve all’impegno dei lavoratori della SIMA, delle forze politiche e sindacali di allora (tutte) e delle istituzioni.

E di tutta una città. Tutto questo nella consapevolezza che l’unità e la solidarietà nella lotta a difesa del lavoro, del reddito e del futuro, sono condizioni irrinunciabili. Consideriamo importante organizzare un comitato di tutti coloro che vogliono esprimere attivamente sostegno, vicinanza, e solidarietà alla lotta dei lavoratori della Caterpillar. In passato, durante le lotte della SIMA nessuno fu lasciato solo! La strada da percorrere è lunga, e le passerelle politiche e televisive durano troppo poco per poter garantire risultati certi. Non si possono disperdere risorse, ma si devono raggiungere risultati che possano garantire dignità e sicurezza a tutte le famiglie che oggi vengono messe in mezzo ad una strada. Lottare oggi per la Caterpillar, significa lottare per un futuro migliore per tutte e per tutti.

Insieme si vince, come le lotte di quaranta anni fa hanno dimostrato, dove anche l’azione risoluta e organizzatrice del nostro compagno anarchico e delegato CGIL Cesare Tittarelli riuscì a non far restare indietro nessuno.

Reddito e futuro per i lavoratori della Caterpillar!

FAI - Federazione Anarchica Italiana
   sez. "M. Bakunin" - Jesi
   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle


 

mercoledì 1 dicembre 2021

La visibilità della provocazione per mascherare la politica del nulla.

 Le uscite improprie dell’assessora di Senigallia, che paragona i non vaccinati alle vittime delle persecuzioni razziali, sono un repertorio tipico di comportamenti tesi a provocare o ad ammiccare per poi regalare fuffa sul piano pratico, politico ed istituzionale. E’ sbagliato pensare che gli amministratori di destra non conoscano o neghino la storia patria. In realtà si divertono a negare o a ridisegnare la storia a proprio piacimento, tipico non solo della destra, ma di chi sta al potere. Utile per distrarre, parlare di altro, innescare dibattiti politici fini a se’ stessi che deviano l’attenzione su materie che non c’entrano nulla con l’amministrare la cosa pubblica. Dal canto nostro rileviamo che certi personaggi, pur di far parlare di se, per nascondere il loro amministrativo che li caratterizza, sono disposti a dire di tutto. A Jesi fanno addirittura finta di sventolarsi con un tappetino del computer con su sopra disegnata la bandiera della repubblichetta.

L’assessora di Senigallia percepisce un clima d’odio nel paese? Dica chiaramente in che termini, di chi e verso chi, e soprattutto, come amministratrice pubblica, cosa intende fare per combattere il presunto clima d’odio in atto. Sempre ammesso che questo sia congruente con l’azione di figura istituzionale sostenuta e con le scelte amministrative operate. Insomma, a noi di parlare di storia con chi non solo non la sa, ma la interpreta a piacere, interessa poco. Ognuno ha la pagella culturale, e politica, che lo contraddistingue. Quello che ci interessa, è capire come i soldi pubblici vengono amministrati da chi si diletta in corbellerie storiche e ammiccamenti discutibili, perché, parlare di libertà vaccinale, in piena pandemia, significa sposare le tesi no-vax. Liberissima di farlo, sul piano prettamente strumentale per raccattare qualche voto, ma come figura istituzionale e quale amministratore pubblico, come si pone nei confronti dei cittadini che hanno scelto di vaccinarsi, e al tempo stesso cosa vuol fare per tutelare la libertà dei confinati? Magari fare qualche tampone gratuito? Pagato con i soldi pubblici e le tasse anche dei si-vax? OE chi sarebbe alla fine che alimenterebbe l’odio?

A chiacchiere stiamo a zero, ed i primi ad essere ingannati da certe uscite sono proprio i no-vax, che da capro espiatorio diventano bacino elettorale cui strizzare l’occhiolino e … basta. Ecco più della non conoscenza della storia, ci preoccupa questo cianciare a vuoto che genera, come direbbe una battagliera mamma italiana: una politica divisiva. L’unica certezza è che questa destra si sta impegnando in tutti i modi a far peggio delle precedenti amministrazioni. Sarà difficile che vi riesca, e, di certo, deve ricordarsi sempre di essere loro riconoscenti che li hanno fatti arrivare al potere. Più che studiare la storia, l’assessora e tutti i suoi sodali, si preoccupino di ringraziare le precedenti amministrazioni.

FAI - Federazione Anarchica Italiana
   sez. "M. Bakunin" - Jesi
   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
Gruppo Anarchico "Kronstadt" (senza fissa dimora) - Ancona

Comunicato stampa del 01.12.2021

mercoledì 13 ottobre 2021

La violenza squadrista di Roma contro la CGIL ha fallito.

 

La violenza squadrista di Roma contro la CGIL ha fallito, perché se
voleva colpire le lavoratrici e i lavoratori e le lotte sindacali che
essi rappresentano, queste saranno in piazza sabato prossimo. Sono
state in piazza nello sciopero della galassia del sindacalismo di base
lo scorso lunedì. Le sigle cambiano, le metodologie anche, ma la lotta
della classe operaia per la propria emancipazione è una sola. L’eco
del fallimento di questa azione si è ingrandito inoltre nella grande
partecipazione alla marcia della pace di domenica scorsa e nelle sedi
sindacali presidiate. Va ricordato che lo squadrismo corteggiato dai
partiti di destra non è solo un’operazione elettoralistica, piuttosto
e` l’espressione della violenza e della gerarchia del potere,
l’esaltazione del capo, la fede nel capo – uomo della provvidenza -
mentre la miseria avanza, dandone la colpa al capro espiatorio di
turno. Non basta certo una condanna di maniera contro la violenza tout
court, se non si è disposti anche a condannare la violenza del
profitto liberista, della gerarchia del sistema, della negazione del
welfare. Un appello all’antifascismo questa volta è più sentito che
mai, ma fatto da parte di istituzioni e forze politiche che hanno
assistito – e sostenuto – la distruzione dei diritti sociali in questo
paese, ha scarso valore. La canaglia fascista cresce nella miseria e
nell’ignoranza, pronta ad offrirsi ad un padrone di turno per
alimentare disordine e paura a vantaggio di pochi e a detrimento di
tanti. La parola libertà, così tanto abusata a difesa del proprio
piccolo mondo, va difesa nella solidarietà verso i più deboli, nella
conquista di diritti sociali, nell’affermazione della forza della
ragione e non della ragione della forza.


FAI - Federazione Anarchica Italiana:
   Sez. “M. Bakunin” – Jesi
   Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle
Circolo Studi Sociali “O. Manni” – Senigallia
Gruppo Anarchico “Kronstadt” (senza fissa dimora) – Ancona

 
Comunicato stampa del 11 ottobre 2021

Comunicato stampa del 10 ottobre 2021

 

Sulla stampa locale è uscita, di recente, una lettera di Volpini in
difesa del Primario di Medicina Interna dell’Ospedale di Senigallia, dove sottolineava il fatto della carenza di disponibilità di letti come conseguente alle scelte aziendali e non imputabili a quelle di un dirigente medico. Vero, ma c’è un piccolo particolare che Volpini dimentica: quelle scelte aziendali si sono realizzate nell’arco di oltre un ventennio di continuativa destrutturazione della sanità pubblica nelle Marche. Arco di tempo in cui al governo c’era Volpini con il suo partito, e quindi, se vuole veramente essere solidale con
la Primaria di Medicina ed ancor più con il j’accuse della paziente, poteva letteralmente prendersela … con sé stesso. E con tutta la classe politica e dirigenziale che ha portato, in tutta Italia, da destra a sinistra, alla destrutturazione del welfare pubblico.
Se vuole essere solidale deve esserlo con chi aspetta ore ed ore nei Pronto Soccorso perché non ha risposte dalla carenza di medici di medicina generale.
Se vuole essere solidale dia uno sguardo all’assenza di una reale
continuità delle cure sul territorio, mai efficacemente realizzata,
che lascia i pazienti più fragili in balia del mercato e delle liste
di attesa. Quella espressa da Volpini è una solidarietà di classe –
quella potente - che esprime tutta la distanza fra chi sta nelle
stanze del palazzo, e provoca disastri sociali in nome del profitto, e chi questi disastri li subisce. Dal canto nostro siamo solidali sia
con la paziente e la sua famiglia sia con tutti i lavoratori che in
questi anni hanno lottato per la difesa della sanità pubblica.

Circolo di Studi Sociali "Ottorino Manni" di Senigallia
FAI - Federazione Anarchica Italiana
   sez. "M. Bakunin" - Jesi
   sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

martedì 24 agosto 2021

Comunicato stampa del 23 agosto 2021

Comunicato stampa

Dai dibattiti del Meeting di Rimini arriva l’avvertimento del prof. Ricciardi: “Via i brevetti sui vaccini per intensificare una campagna di massa e impedire così che la pandemia duri anni”. Ed in merito ricorda come, causa la non copertura vaccinale dei dodicenni, con la riapertura delle scuole in Scozia, il picco dei contagi nei giorni scorsi è schizzato verso l’alto. Informazione che preoccupa, è il dato che risulta ancora un 12,82% del personale scolastico (ATA e professori) non vaccinato. In un colpo solo due diritti fondamentali, quello alla salute e quello all’istruzione pubblica, vengono messi in crisi, in aperto conflitto, come è già stato in passato quando si doveva scegliere fra salute, lavoro, e sicurezza ambientale. Vaccinarsi oggi è un atto di solidarietà sociale, tutela dalla malattia ed impedisce la diffusione del virus e delle sue varianti. Al tempo stesso sostenere la scuola, assumere personale, restituire risorse finanziarie all’istruzione pubblica, significa investire in cultura oggi, per impedire domani la dittatura degli analfabeti di ritorno, dei negazionisti della scienza. Chi si erge oggi a difesa delle libertà liberali individualiste, a scapito della collettività, lo fa per egoismo e bassi fini elettorali, mettendo a repentaglio la salute di tutti. Persone e personaggi che non hanno mai mosso un dito contro i tagli all’istruzione e alla salute pubblica. E’ necessario rivendicare la riapertura delle scuole, e delle attività lavorative dopo l’estate, in sicurezza. Salute ed istruzione garantite. I chiacchieroni se ne stiano a casa.

FAI - Federazione Anarchica Italiana

    sez. "M. Bakunin" - Jesi

    sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle

Gruppo Anarchico "Kronstadt" (senza fissa dimora) - Ancona

domenica 18 luglio 2021

Comunicato stampa del 19 luglio 2021

 

Qualche giorno fa, mentre il Presidente della Regione si preoccupava dell’innalzamento dei contagi in relazione alla stagione turistica, l’Assessore alla Sanità rendeva noto l’obiettivo di favorire una sanità maggiormente diffusa sul territorio. Buona cosa, se non fosse che viene riproposta con il modello desueto della visione ospedalo-centrica da tutti messa in discussione. Nel criticare il modello dell’ospedale unico, l’Assessore ne vorrebbe la moltiplicazione a livello interprovinciale, probabilmente nell’intenzione di dare continuità ai vari spot di una campagna elettorale che sembra non finire mai. E’ abbastanza imbarazzante volere la moltiplicazione degli ospedali quando non ci sono attrezzature e personale per far fronte alle esigenze quotidiane di quelli già esistenti. Servono medici ed infermieri di famiglia, per il territorio. Ne servono tanti. E servono anche tanti medici ospedalieri, specialisti ed infermieri, oss, tecnici, e tanto personale amministrativo ridotto all’osso dai vari tagli subiti e affogato dalla burocrazia inutile del palazzo.

C’è una terza ondata di contagi che sta salendo; la popolazione, i lavoratori, sono stanchi del cianciare di amministratori e politici, ed hanno la consapevolezza che presto torneranno negli scafandri per colpa di una gestione della prevenzione e del piano vaccinale non all’altezza delle necessità pandemiche. Le sfide della sanità già da oggi sono quelle legate alla capacità del sistema di mantenersi equo, dando risposte maggiori a chi ha meno risorse, sostenendo l’accesso ai servizi in relazione al reddito, all’istruzione, all’occupazione, alle fragilità sociali. Pensare che la salute si sostiene solo moltiplicando poltrone da primario e cattedrali nel deserto è qualcosa da rigettare.

Di quale salute collettiva vuol farsi carico un governo regionale se esso stesso non riesce a dare le necessarie risposte, doverose, alle centinaia di famiglie che hanno perso reddito e lavoro, restando pressoché in balia di chi nega l’occupazione delocalizzando fabbriche e produzioni.

Si prevede una continuità lungo la strada di privatizzazioni, tagli e lottizzazioni intrapresa dai precedenti governi regionali cui, questa giunta, deve riconoscenza per la strada spianata verso Palazzo Raffaello che le ha fornito. Chi oggi, privo di argomenti validi, chiacchiera di libertà costituzionali e green pass, vaccini e dittatura sanitaria, non si fa alcuno scrupolo nel creare discriminazioni sociali nell’assegnazione delle case popolari, negando il diritto alla casa, aizzando una guerra fra poveri. Alla fine se chi deve garantire la salute pubblica non riesce ad assolvere al suo ruolo è giusto che chi ne ha bisogno la rivendichi con determinazione, per un welfare equo, accessibile, universalista e pubblico.

FAI – Federazione Anarchica Italiana

   sez. “M. Bakunin” – Jesi
   sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

Gruppo Anarchico “Kronstadt” (senza fissa dimora) – Ancona