La LIBERTA' non si mendica.. si prende!
!doctype>martedì 17 maggio 2022
giovedì 7 aprile 2022
Guerre di classe
La guerra vende bene: armi, potere, traffici, economie e pace. Tanta
pace. Da sempre lo strumento principale per vendere la pace – sociale – è
rappresentato dalle guerre, fatte dai padroni e pagate dagli sfruttati,
con perdita di ricchezza. Con perdita di milioni di vite umane. La
guerra crea dissenso o consenso, ed i media trovano il pubblico di
consumatori meglio adatto. La sera va in diretta tivù l’orrore utile a
far aumentare tifoserie e fazioni, schieramenti ed esperti di ogni tipo.
C’eravamo quasi liberati dei virologi d’assalto dell’epoca covid che
adesso ci si ritrova esperti bellicisti o pacifisti per tutti i gusti,
anche se le guerre non sono tutte uguali per chi parla dei morti in
Ucraina, e dimentica quelli ammazzati in Mali o nello Yemen. O sul
lavoro. Le fonti di informazione chiamano traditore o eroe lo stesso
disertore a seconda da quale parte della barricata arrivi il commento.
La
tivù del dolore rilancia in prima serata l’orrore delle vittime di
turno, pronte ad essere dimenticate appena lo share diminuisce. Il
pacifista incallito pronto a denunciare traffici d’armi di ogni tipo
verso Kiev, si è svegliato ora dopo decenni di guerre alimentate dal
lucroso commercio di armi dell’Italia e dell’Occidente in ogni parte del
mondo. Due pesi e tante, troppe misure.
Un po’ ovunque in Italia
l’antimilitarismo è sceso in strada: a Milano o a Torino, a Genova o in
Sicilia. Numeri piccoli rispetto a quelli di trent’anni fa in risposta
alla prima Guerra del Golfo. Numeri, voci, persone che comunque non si
arrendono alla rappresentazione mediatica del vuoto della politica.
Persone, lavoratori, sfruttati che lottano e non si lasciano intimidire
né dalle fake news, né dalle perquisizioni orchestrate in stile anni di
piombo. Il riferimento è all’irruzione della polizia presso la sede
nazionale dell’USB a Roma. Episodio che mostra il vero volto della
stessa guerra di classe che semina orrore in Ucraina e genera
sfruttamento e precarietà in Occidente. C’è chi si è arricchito con la
pandemia e chi è diventato più povero. C’è chi si sta arricchendo con
tutte le guerre in corso, e trova rifugio nello stesso resort turistico
dove un oligarca ucraino va al bar con l’amico oligarca russo, o turco o
italiano o … E c’è chi ha una vita precaria, costretto a salari e turni
da ricatto padronale (Ikea di Ancona) o deve cedere al ricatto
occupazionale vedendo peggiorare le sue condizioni lavorative e
salariali (Caterpillar Jesi). C’è chi vorrebbe disertare una guerra in
nome della vita, e chi vorrebbe una vita che non sia una guerra
continua. C’è chi disperato, non ha più neanche gli occhi per piangere
un morto ammazzato in strada su cui intellettuali sciacalli
disquisiscono al sicuro dei loro salotti mediatici.
martedì 24 marzo 2015
video antimilitaristi israeliani
Being an antiWar activist in israel is dangerous.
https://www.facebook.com/video.php?v=511805352294310
domenica 20 luglio 2014
buon compleanno guerra
BUON COMPLEANNO GUERRA
Cento anni fa il carnaio della Grande Guerra: venti milioni di morti, un dopoguerra fatto di dittature,
guerre civili e un’altra guerra mondiale con ulteriori 50 milioni di morti. Chissà se qualcuno ricorda
i motivi, gli ideali, la sacralità patriottica e tutte le bugie che hanno fatto arricchire mercanti d’arme
e industriali e provocato la morte di milioni di proletari.
Dopo un secolo questa estate del 2014 è ancora pervasa dai venti di guerra. Minori, ma non meno
distruttivi. Il terrorismo di stato nella striscia di Gaza miete vittime civili, in Ucraina un missile
colpisce un aereo passeggeri della Malaysia. Come a Ustica qualche anno fa. E il tribunale dell’Aia
riconosce, dopo quasi venti anni, le responsabilità dei caschi blu olandesi (solo di loro?) nel
massacro di Srebrenica. Le guerre civili in Siria, Libia, e Iraq sembrano dimenticate da tutti, ma
purtroppo le relative vittime civili restano di tremenda e quotidiana attualità.
Insomma la guerra resta il migliore affare e la migliore espressione del potere statale e capitalista,
anche se tutta questa voglia di andare a fare la guerra, negli eserciti delle potenze occidentali, non
c’è. Solo se sei costretto impari il mestiere delle armi. Se hai bisogno di un lavoro, di una borsa di
studio, di un certificato di cittadinanza, allora varchi la soglia dell’inferno che separa l’uomo dal
soldato. A poco o nulla valgono le campagne promozionali sulle spiagge estive, per arruolarsi nelle
forze armate. A Senigallia l’Esercito ha il suo presidio pubblicitario. Venite al mare Forse se lo
avesse avuto durante l’ultima alluvione sarebbe stato più utile.
Cento anni fa la guerra fra proletari, oggi ... di nuovo! Ad es. a Castel Volturno dove il territorio
viene conteso fra clan e schiavitù vecchie e nuove, controllate a colpi di vigilantes privati finché la
rabbia non esplode in una distruttiva guerra fra poveri. Intanto sulle coste italiane si cerca di
sfuggire alle guerre economiche, post-coloniali, e si rimane vittime delle guerre dei visti, del
razzismo, della chiusura delle frontiere. Qualcuno tenta di dire che almeno sul fronte del lavoro gli
infortuni, le vittime delle guerre economiche, sono diminuiti. Ma se si fa il conto del tasso di
occupazione i risultati sembrano quasi raddoppiati rispetto a qualche anno fa. E non passa giorno
che in Italia si muore di lavoro.
Ultimi i tre operai travolti da un treno in Sicilia. Vittime di una guerra di classe vincente del
padronato, con la complicità di istituzioni, partiti e sindacati (ma al di fuori delle rispettive
burocrazie e dei vecchi burocrati, esistono più?). Cento anni fa per fermare il pericolo della
rivoluzione si scatenò la guerra mondiale. Oggi non sembra ci sia nessuno in grado di fermare la
progressiva regressione dei diritti e delle garanzie di lavoratori e cittadini.
Guerre militari, economiche, civili ( o meglio incivili), fra poveri e, comunque, sempre contro
l’umanità. Questa è l’estate del 2014 che sembra sempre più pericolosamente simile a quella di
cento anni fa!
venerdì 10 gennaio 2014
Nel 2014 ,le spese programmate dal governo italiano in quelli che sono considerati “nuovi armamenti” (navi da guerra, blindati, elicotteri da combattimento, cacciabombardieri, siluri, cannoni, satelliti spia e droni)saranno all'incirca di 5 miliardi di euro.
Una cifra di per sé significativa ,visto che parliamo di 13 milioni di euro al giorno,tolti dalle tasche della collettività.
Già nel 2013 il budget totale per le forze armate era cresciuto:14,4 miliardi di euro contro i 13,6 miliardi del 2012. In controtendenza anche rispetto agli USA dove la spesa militare corrisponde al 4% del pil e dove nel 2013 erano state decurtate le spese per la difesa di oltre 50 miliardi di dollari.
A cosa serve allocare 5 miliardi su programmi di riarmo? La risposta ce la da l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli (Capo di Stato Maggiore Della Difesa) e disponibili anche sul sito del ministero della Difesa:
“Le nostre forze armate dispongono di materiali, sistemi d’arma e mezzi
adeguati all’impegno attuale e il cui standard possiamo considerare, dal
punto di vista qualitativo, paritetico a quello di molti nostri alleati; sussiste
tuttavia l’esigenza di ammodernare e rinnovare costantemente le dotazioni
delle nostre unità per l’impiego continuato in operazioni lontane dal supporto
logistico in patria, che ne ha fortemente accresciuto l’usura“.
I 5 miliardi per il riarmo servono per fare la guerra,in poche parole.
giovedì 24 marzo 2011
…che tempi!
Nelle ultime settimane sono accaduti fatti che la storia ricorderà per la loro vicinanza e gravità. La rivolta dei popoli nordafricani e del M.O. (Egitto,Libia,Tunisia, Yemen, Marocco…),stanchi della fame,della miseria e della disoccupazione cui erano sottoposti dai loro regimi dittatoriali sostenuti dall’Occidente. Il terremoto (e lo tsunami) che ha colpito il Giappone: uno dei paesi più industrializzati e avanzati tecnologicamente ,ora in ginocchio e a rischio di un ecatombe nucleare per le scorie radioattive riversate nell’aria, in aria e nel suolo. Ed infine la guerra contro la Libia, sempre per motivi umanitari (come cento anni fa), ed anche per il petrolio, per la concorrenza finanziaria di Gheddafi, per il mercato, etc. Di fronte a tutti questi fatti i governanti del bel paese non stanno certo a guardare.
La sicurezza nucleare. Il governo Berlusconi (sostenuto anche da alcuni “intellettuali” molto in vista),afferma con vigore che l’Italia (paese ad alto rischio sismico) continuerà il suo programma che prevede l’apertura di centrali nucleari nei prossimi anni senza aver ancora risolto i problemi di stoccaggio delle scorie radioattive tuttora “vaganti” nel territorio, e con una classe politica ed imprenditoriale incapace di gestire un nubifragio, un terremoto, una frana. Del resto a loro parlare di sicurezza significa: “Non può succedere da noi, e poi abbiamo tante centrali nei paesi confinanti…”. Una buona impostazione per giustificare il ritorno al nucleare senza dire le speculazioni che si celano dietro. Buon gioco in una memoria troppo corta che non ricorda i disastri di Chernobyl di 25 anni fa, che ancora oggi pesano sulla salute. E poi alla fine bisogna fidarsi di questo nucleare se i politicanti berlusconiani (e non solo) ci dicono che è sicuro. Loro di sicurezza se ne intendono: per prendere i voti quando c’è da sbandierare la sicurezza contro i rom o gli stranieri, o per voltare la faccia quando la sicurezza mancata ammazza quotidianamente sul posto di lavoro.
Guerra e rivolte. Dopo essere stati sostenuti dall’Occidente per decenni, i dittatori arabi e mediorientali cominciano a dare fastidio. Forse perché hanno accumulato troppi soldi a danno dei loro popoli e finanziariamente cominciano ad essere dei concorrenti scomodi per le corporation occidentali. O forse sempre per il solito petrolio, per il mercato… o un po’ per tutto questo. No di certo per la pace, la giustizia sociale, la libertà e la democrazia che non si possono esportare con bombardamenti (Iraq ed Afghanistan fanno testo). Ciò nonostante un altro fronte di guerra si è aperto per l’Occidente e per l’Italia riaffermando la logica della diplomazia fatta con i bombardamenti (chirurgici e che ammazzano solo un pochino e mai i civili), traffici d’armi, distruzioni, tagli allo stato sociale: sanità, scuola, servizi, trasporti, etc. La dignità degli uomini e delle donne che hanno manifestato in queste settimane in Nord-Africa e nel Medio-Oriente dimostra come i popoli riescano ad essere più pacifici di chi li governa, riescono ad organizzarsi meglio quando non c’è l’autorità, e soprattutto urlano la loro voglia di dignità e libertà che noi in Occidente dovremmo riprendere, allargare, sostenere, diffondere per cacciare i nostri dittatorelli locali.
Prendiamo esempio dalle lotte pacifiche che hanno cacciato Ben Alì e Mubarak per cacciare Berlusconi, per ridare legittimità ad una politica fatta dal basso e non dalle segreterie di partito o opposizioni in cerca di poltrone. Prendiamo esempio da chi lotta per dire no alla guerra e alle spese militari, no al nucleare e all’affarismo fatto sulla salute dei cittadini. In piazza, ora!
NO ALLA GUERRA, AL NUCLEARE, E AI POLITICI CORROTTI!
FAI – Federazione Anarchica Italiana. sez. “M. Bakunin” – Jesi, sez. “F. Ferrer » - Chiaravalle



