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martedì 14 novembre 2017

Lavorare meno, lavorare tutti



Lo sciopero generale è uno strumento sociale, funziona soltanto se la classe dal quale nasce risponde in modo solidaristico verso i lavoratori in lotta. Le rivendicazioni, le motivazioni perciò sono in genere espressione dei bisogni di tutti gli sfruttati, non soltanto di chi materialmente si astiene dal lavoro.

Come ogni strumento, esso può essere manomesso e sabotato, ma nel caso in questione non bastano burocrazia e criminalizzazione dello stesso per renderlo vano. C'è bisogno di un processo lungo e costante, che miri all'annientamento totale di tutti i diritti conquistati e di una cultura di classe, che riusciva a contrastare la potenza del Capitale e dello Stato al suo servizio.

Questo processo è iniziato ormai da parecchi anni, riducendo la solidarietà a gruppi etnici e familiari, abituando quindi noi tutti alla flessibilità, che tradotto significa lavoro non pagato per i giovani e azzeramento del diritto alla pensione per i meno giovani.

Ma lo Stato, ha dimostrato ancora una volta di voler velocizzare il mutamento:

l'aver ridotto da 24 a sole 4 ore l'astensione al lavoro nel settore dei trasporti (che peraltro non intaccava neanche le fasce protette), significa la vanificazione, totale e pretestuosa, ad opera del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nei confronti dello sciopero di bare, fatto passare come un atto di irresponsabilità verso il mercato nazionale legato al turismo, come azione antisociale contro gli stessi cittadini.

All'ennesimo sopruso e sberleffo da parte dei padroni, questa volta sono i sindacati di base Cobas, Cib/Unicobas, USB e CUB Trasporti (che dopo il 27 si uniscono allo sciopero del 10 in risposta all'ordinanza del ministro Delrio) che proclamano:

Sciopero generale, 10 novembre 2017

Contro la privatizzazione del settore pubblico, i tagli al sociale, alla sanità e alle pensioni, l'obbligo dell'alternanza scuola-lavoro, la precarietà imperante e lo strapotere dei presidi (situazione ulteriormente aggravata dalla legge 107 varata dall'attuale Governo)

F.A.I Federazione Anarhica Italiana
Sez. "M. Bakunin" - Jesi                 
Sez. "F. Ferrer"  Chiaravalle           

martedì 24 ottobre 2017

27 ottobre, Sciopero generale


Ai sindacati ci pensiamo noi, una volta al governo”, non sono proprio le parole testuali, ma il concetto è lo stesso, quello espresso da Di Maio, il ragazzo prodigio pentastellato. Dopo essere andato ad omaggiare i padroni ad Abano Terme, baciare il sangue di San Gennaro, ha ripreso il luogo comune che i sindacati non vanno bene. La caccia ai voti nel sottopancia italiano, tra i disoccupati e i non tutelati che leggono la loro precarietà come unico prodotto di una società fondata sui diritti sociali che però “privilegerebbero” alcuni e discriminerebbero tanti altri. Una logica che genera guerre fra poveri, caccia all’immigrato, cancellazione di qualsiasi lotta sociale e sindacale per sostituirla con una guerra fra poveri continua. Una guerra fra chi subisce la ferocia del liberismo, i tagli alla spesa pubblica, l’imbarbarimento delle coscienze, lasciando impuniti chi ne trae profitto e potere da una situazione di insicurezza continua.

I sindacati confederali – CGIL, CISL e UIL – hanno le loro responsabilità nella precarietà sociale ed economica presente, segni del fallimento della concertazione dei diktat padronali e del mercato. I funzionari sindacali e le organizzazioni non hanno brillato come strumenti di lotta ed emancipazione dei lavoratori, ma al tempo stesso all’interno dei sindacati ci sono lavoratori ed idee di riscatto e mediazione sociale che vengono ogni giorno negate sia dai padroni sia dai figli di papà sorridenti che brillano nel baciare ampolline di vetro. In tutto ciò però c’è chi non si arrende alla perdita di diritti, c’è chi vuole l’allargamento dei diritti per tutti.

C’è chi fa sindacalismo dal basso, senza poltrone, per il miglioramento della vita di tutti e la conquista di garanzie sociali e lavorative, per una piattaforma di lotta che prevede: forti aumenti salariali, riduzione generalizzata dell’orario di lavoro (30 ore settimanali), investimenti pubblici per ambiente e territorio, pensione a 60 anni, con 30 anni di contributi, garantire il diritto alla salute, all’istruzione, all’abitazione, e molto altro in quella che si annuncia come la prima scadenza nazionale di lotta sindacale per lo sciopero generale del 27 ottobre.

In questi giorni si consuma l’ennesimo atto di arroganza padronale e del governo. Da una parte all’Ilva di Taranto, Genova e nelle altre sedi, viene cancellato il futuro di chi non avrà più un lavoro e si chiamerà “esubero (un po’ come gli esodati della Fornero), dall’altra, grazie alla truffa del Jobs Act, verranno cancellati garanzie e diritti per i lavoratori che dovranno cedere al ricatto occupazionale fatto dall’azienda. Il governo, dal canto suo, non dice nulla al modo arrogante di fare di una imprenditoria italiana, anzi, quasi la premia visto che, per l’ennesima volta, vara una finanziaria che trova soldi per i padroni e le avventure militari, a scapito di scuola e sanità pubblica.

Lo sciopero generale del 27 ottobre, indetto da un’ampia area di sigle sindacali, non è lo sciopero fatto in Catalogna, non passa per l’identità nazionale, seppur socialmente impegnata, ma alza la voce di chi lavora in questo paese che sta arricchendo i pochi che stanno al potere (politico ed economico), mettendo le mani nelle tasche dei molti che sopravvivono della quotidianità della precarietà. Il 27 ottobre sciopero generale di tutte le categorie per la secessione dagli interessi del profitto, e l’affermazione dei diritti dei più deboli.


mercoledì 8 giugno 2016

loi travail



























Prima la Spagna, poi la Grecia ed ora è la Francia che fa sentire nelle piazze la rabbia contro la loi travail, sorta di legalizzazione della schiavitù, molto simile al Job act di Renzi. Sale la voce della protesta di lavoratori e studenti contro le scelte del “socialista” Hollande a favore del profitto capitalista e contro i lavoratori. E in Italia? Nel paese della dittatura bonapartista di Renzi e della cancellazione progressiva dello stato sociale non sembra, ma le lotte ci sono. A macchia di leopardo, sofferte, oscurate dai media di regime, continuamente minacciate dalle provocazioni fasciste, ma ci sono. Il problema è che non riescono a concretizzarsi in garanzie e diritti, sicurezze e risultati da portare a casa. Il problema è uscire dalla palude delle strumentalizzazioni cui la sinistra istituzionale e i sindacati confederali per decenni ci hanno abituato. Le lotte sono uno strumento per riscoprire la solidarietà e l’autogestione, ma soprattutto per conquistare e difendere i diritti. Oggi è così in Francia, domani in Italia? Non è mai troppo tardi per lottare contro il padrone e i suoi servi al governo. Non è mai troppo tardi per dare un voucher di ben servito al capitalismo.

sabato 12 marzo 2016

Sciopero Generale 18 Marzo 2016


Lo sciopero è uno strumento di lotta.
Molte le ragioni per far sentire la propria voce:
guerra, disoccupazione, sanità, scuola, liberismo,
miseria, profughi e... molte altre. Per non rimanere da soli
ed avere un futuro degno.
Per lottare non bastano tante ragioni.
Ne basta una, la tua, la nostra.
Lo sciopero è uno strumento di lotta.


F.A.I. Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi        
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle