La LIBERTA' non si mendica.. si prende!
!doctype>
Visualizzazione post con etichetta controinfo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta controinfo. Mostra tutti i post
domenica 19 luglio 2020
domenica 23 aprile 2017
Dal Fondo ..del barile - controinformazione
- “La piccola Torino”
Jesi…
come
spaccato di un paese che vive un limbo economico in cui il ceto medio
cerca di puntellare i propri averi scendendo in politica e a volte in
piazza, animato più dalla paura e e dalla xenofobia che da altro, è ben
lontano dall’essere capace di equità e sensibilità verso gli oppressi, i
diversi, sempre più verso la concorrenza sul lavoro, l’esclusivismo e
l’indifferenza verso chi vive le medesime condizioni. Un potente
anestetico che paralizza la lotta di classe e incanala le insofferenze
verso un nemico astratto e lontano facendo perdere di vista i problemi
reali della vita quotidiana:
niente lavoro,
neanche con il pacchetto Jesi in progress, già
avviato e utilizzato da JesiAmo come programma politico per la prossima
tornata elettorale, il quale non si fermerebbe di certo con la
dipartita dell’attuale giunta perché il gruppo Maccaferri ha voluto
investire sul progetto e di certo aspetterà guadagni. Il programma
prevede il risanamento dell’economia Jesina creando poli attrattivi
(l’ex-Sadam ad esempio) per i nuovi capitali distribuiti, ovvero giovani
creativi che decidono di investire su se stessi avviando start-ups che,
se trovano il mercato giusto , poi devono appaltare la produzione
seriale a fabbriche fuori zona, dove il costo della manodopera è minimo.
Una farsa di neo-industrializzazione che richiede pochi lavoratori, e
altamente specializzati in … precarietà totale. E’ la stessa visione
economica che esalta il mercato del turismo, soluzione spesso proposta
per risolvere i problemi del Bel Paese, ma che alle ultime ruote del
carro non porta altro che lavoro sottopagato e stagionale. E’ il
risultato di una politica al servizio dei potenti che non vuole né
diritti
né servizi
minimi,
a causa della progressiva destrutturazione di tutti i settori
assistenziali in favore del profitto delle aziende private, a discapito
di chi fa la fila al Pronto Soccorso, o chi lavora il doppio per
mancanza di assunzioni – a metà stipendio si intende – con un continuo
scarica barile fra città, regione e governo centrale su chi è
responsabile di tagli di ogni tipo. Di fronte a questo la
sinistra istituzionale, cerca di opporsi, ma in realtà non è in grado
di mettere in discussione la struttura sfruttatrice, e alla fine ogni
campagna si risolve con il rito dell’ennesima richiesta di consenso
elettorale, noncurante dell’inesistenza del tessuto sociale a cui si
rivolge, anche perché Noi
sfruttati, delle urne elettorali, non sappiamo che farcene. Solo con la
solidarietà quotidiana tra chi è ultimo, possiamo rimanere a galla
tutti, dare voce a speranze e rivendicazioni, ricostruire
e sperare in una società più giusta. Una società organizzata dal basso,
aperta, che ai potenti in cerca di poltrone sbatte in faccia la realtà
di fronte ai progetti fasulli che non servono a
nessuna città.
2. “No alla guerra permanente”
Non serve a nessuno un
conflitto mondiale. Gli effetti suscitati già bastano e avanzano a chi
avrebbe interesse a farlo scoppiare. Sui media e sui social non si fa altro che parlare di attentati terroristi e tensioni internazionali. In Italia l’attuale governo cerca di intercettare paura e angoscia per strappare consensi a destra con Minniti ed il suo decreto che di fatto mina la libertà di chi è “colpevole” di far parte di ceti meno abbietti, dimostrando ancora una volta che la guerra fra e verso gli ultimi è sempre conveniente per chi finanzia populismi, nazionalismi, integralismi e paure di massa: ottimi mercati per chi vende armi e ricava profitti dalla limitazione delle libertà.
I grandi capitali si spostano meglio degli uomini e dei diritti. I primi arrivano e chiudono le frontiere ai profughi e spostano l’occupazione dove ci sono stipendi più bassi, sovvenzioni statali, detassazione e assenza di tutele e impunità a devastare territori e comunità.
Il connubio tra Stato e Capitale beatifica guerre civilizzatrici e aumenti di spese militari (23,3 mld. di euro per il 2017), mentre istruzione, welfare, sanità, previdenza scompaiono sotto continui e pesanti tagli che ormai non destano più proteste efficaci.
Più
facile prendersela con gli stranieri o chi rovista nei cassonetti, con
gli europei o con i britannici, ma intanto la Brexit la pagheranno i
proletari sia della UE sia dell’UK. Quello che dovrebbe essere il primo
strumento di democrazia partecipativa, il referendum, ha appena
legittimato il montare della dittatura in Turchia. Del resto non che in
Italia fra referendum per l’acqua pubblica e contro le trivelle, le cose
siano andate proprio bene.
Alla fine quello che si presenta in prossimità della festa del 25 Aprile è un quadro nazionale e internazionale fortemente sbilanciato verso un orizzonte privo di libertà, diritti, speranze … futuro. Un quadro fatto di menzogne e presidenti come maschere tragiche del potere, di venditori di fumo della rete e di angosce complottiste, di guerre fra bande parlamentari e disillusioni di ogni genere. Un brutto quadro che forse è meno forte di quanto si creda, dove il potere teme comunque una qualsiasi forma di organizzazione politica o sindacale dal basso, ogni singola o collettiva protesta e denuncia, fino al più minimo anelito di libertà.
Alla fine quello che si presenta in prossimità della festa del 25 Aprile è un quadro nazionale e internazionale fortemente sbilanciato verso un orizzonte privo di libertà, diritti, speranze … futuro. Un quadro fatto di menzogne e presidenti come maschere tragiche del potere, di venditori di fumo della rete e di angosce complottiste, di guerre fra bande parlamentari e disillusioni di ogni genere. Un brutto quadro che forse è meno forte di quanto si creda, dove il potere teme comunque una qualsiasi forma di organizzazione politica o sindacale dal basso, ogni singola o collettiva protesta e denuncia, fino al più minimo anelito di libertà.
Ed
allora, per non cedere al ricatto della paura e alla disperazione della
miseria, è ora di alzare la voce e di alzarsi a difesa dei diritti degli
sfruttati.
F.A.I. Federazione Anarchica Italiana
Sez. “M. Bakunin” – Jesi
Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle
link al pdf: DalFondoAprile2017
mercoledì 16 novembre 2016
Referendum 2016
Barricate di carta (costituzionale)...
Nelle prossime settimane si intensificherà ulteriormente la campagna referendaria di una riforma che interessa la carta costituzionale, ma nella sostanza assume molti altri significati. La vittoria del SI non rappresenterà nell’immediato la fine della democrazia italiana, ma darà il via libera ad un sistema di regole ancora più complicato ed elitario che peggiorerà la trasparenza governativa e politica, senza porre alcun freno a sprechi di palazzo e auto blu. La vittoria del Si sicuramente farà sentire il Governo Renzi ancor più legittimato a proseguire nella destrutturazione del sistema Italia a favore delle classi privilegiate.
L’inesistente opposizione (che di fatto non riesce a produrre alcun contrasto alla politica governativa, manco il più piccolo compromesso di sorta) spera in una vittoria del No che la legittimi a gridare al voto anticipato sperando di arrivare a sostituire Renzi. Favoriti in questo i pentastellati e i trasfughi forzitalioti con vecchi e nuovi fascisti (Meloni e Salvini). A tutti questi della carta costituzionale non glie ne po’ fregà di meno. Sullo sfondo volano gli stracci della guerra fra bande all’interno del PD e di una sinistra che oggi più che mai è un fantasma in Europa.
Resta il referendum che, se serve, può essere uno strumento politico di pressione e cambiamento. Può, ma gli esiti del referendum sull’acqua in Italia, contro i migranti in Ungheria, o per le Farc in Colombia, ed anche la Brexit inglese, la dicono lunga sull’istituto “democratico” di una consultazione sempre più manovrata e sempre mena partecipata.
Un quadro abbastanza perdente, per la classe operaia, per gli sfruttati, per gli ultimi e per i migranti di ogni sorta, sia con la vittoria del Si sia con quella del No. Se potessero votare, gli sfruttati di ogni tipo, voterebbero per un referendum che garantisca lavoro, diritti, reddito, salute, istruzione, trasporti pubblici etc. Voterebbero per un sistema di welfare che non c’è più e contro un liberismo che avanza incontrastato. Ma se ciò fosse possibile con il semplice voto, allora le elezioni sarebbero proibite e i referendum truccati. O viceversa.
Ci piacerebbe poter dare indicazione di astenersi, ma non avrebbe alcun significato politico se non quello di una semplice denuncia di un sistema corrotto e gerarchico che è noto a tutti, mentre la realtà che domina un quadro politico impoverito, vede comunque l’arroganza fatta potere che aspetta con il Si una ulteriore legittimazione ai suoi job act e ai suoi fertility day. Per gli altri, per chi vuole ritrovare e ricomporre, ricostruire e ripartire è necessario che al di là di proclami catastrofisti si inizi a vedere percorsi di lotta sociale e politica che restituiscano il mal tolto, la dignità gli anni di vita e di lavoro, di pensione e di salute rubati. Un No urlato unicamente nelle urne rischia di creare un silenzio assordante della conflittualità sociale che invece ha bisogno di far sentire la sua voce.
… oppure difendere la carta con le barricate?
E' chiaro che l'approvazione (tramite la vittoria del “Sì” al referendum del 4 dicembre) da parte dell'opinione pubblica dell'operato del governo legittimerebbe e velocizzerebbe quest'ultimo nel processo di adattamento dell'economia nazionale - e del mondo del lavoro - alle attuali dinamiche del Mercato internazionale.
E' utile ricordare che “flessibilità”, “adattamento”, “adeguamento”, per i lavoratori significa dover essere sempre alla ricerca di un posto di lavoro, entrando in concorrenza con gli altri. Per i ragazzi vuol dire competere con chi ha molta più esperienza nel settore, viceversa per i meno giovani vuol dire perdere il lavoro e non poter più inserirsi a causa dell'età. Insomma una guerra fra poveri che sta già dando i suoi frutti: lo scoramento totale della classe lavoratrice, che non ha saputo rispondere efficacemente all'annientamento dei propri diritti sindacali, e la persistenza di insicurezza e paura che favoriscono ulteriormente confusione, individualismo e razzismo.
Per Renzi ed il suo governo significa invece l'apertura dell'Italia agli imprenditori esteri, e alla facile inaugurazione di nuove attività imprenditoriali per i giovani: tutti noi possiamo quotidianamente constatare come nuovi negozi, fantasmagoriche Startup vengono lanciate, spesso con l'investimento dei risparmi di famigliari e amici, e dopo pochi mesi scompaiono lasciando spazio a vetrine vuote in attesa che qualcun altro tenti la fortuna. Come offrire carne fresca agli avvoltoi sull'altare del libero mercato.
Ma d'altronde quante volte la Costituzione non ci ha difeso laddove invece me avevamo bisogno? Quante volte la giustizia tanto decantata sulla carta non è stata rispettata, ma bensì corrotta, rimaneggiata da chi può permettersi avvocati migliori, senza nemmeno il bisogno di cambiare una virgola di quanto c'era scritto?
Di sicuro non è il fatto che si sono schierati insieme alla sinistra anche Lega Nord, partiti di destra, neofascisti (l'ironia della sorte!), e Movimento Cinque Stelle che possa far desistere dal votare per il “NO”, ma bensì perché se la carta non ci ha protetto finora, di certo proteggerla comporterebbe un grande spreco di risorse che invece possiamo impiegare scendendo nelle piazze, uniti, per riottenere i diritti persi, per la libertà, il lavoro e la giustizia sociale.
Anche questo Referendum alla fine ci cade addosso, e in un modo o nell’altro, produrrà gli stessi risultati negativi delle politiche di governo fatte in questi ultimi anni a scapito degli sfruttati. Almeno finché gli stessi sfruttati non riusciranno a giocare contro e non più con le regole del potere.
F.A.I. Federazione Anarchica Italiana
sez. "M. Bakunin" - Jesi
sez. "F. Ferrer" - Chiaravalle
mercoledì 7 settembre 2016
Je ne suis plus Charlie?
Un viso, una tragedia l’immagine di un bambino di una città distrutta dal terremoto, o dai bombardamenti di una guerra o dall’orrore di vedere i suoi cari affogare in mare.
Quanto pesano le morti per essere Charlie quando si tratta di dire male dei musulmani e quanto è inopportuno Charlie che ci ricorda che siamo un paese governato dal malaffare, nel migliore dei casi.
L’ipocrisia regna nel culto tutto religioso del dolore e dà la precedenza a chi è italiano e si dimentica di chi è umano. Grida di orrore per una calamità e silenzio assordante per gli omicidi bianchi del profitto liberista.
E poi ci si dimentica tutto per essere pronti a lanciarsi contro l’ennesima campagna di qualche politico o ministro degno solo di una televendita di bassa categoria. Per difendere e conquistare i diritti, lottare per la giustizia, organizzare una società migliore c’è ancora molto da fare.
Non c’è bisogno di aspettare referendum vari, basta alzarsi e spegnere media che vomitano menzogne e violentano umanità, e per ogni parola scritta sui social ne corrispondano dieci urlate in piazza, nelle scuole, nelle città.
F.A.I - Federazione Anarchica Italiana
M.Bakunin - Jesi
F.Ferrer - Chiaravalle
martedì 30 agosto 2016
Terremoto
La natura causa disgrazie, l’uomo peggio.
Dicono che ad Amatrice, fra le rovine causate dal sisma, si aggirino degli sciacalli. Fuori, in giro per l'Italia, sulle poltrone del potere, politico ed economico, di sciacalli ce n'è sono branchi interi. Le scempiaggini razziste e fasciste comparse in rete a commento delle disgrazie provocate dal terremoto sono una vergogna, assieme all'inefficienza istituzionale di fare prevenzione e alla solidarietà pelosa di chi politicamente è solo bravo a strumentalizzare le tragedie umane. Pietà per quel paese che ha bisogno di eroi e di vittime, noi abbiamo bisogno di un ambiente libero da speculazioni e speculatori, che non soffochi la natura che lo circonda e non rimanga soffocato dalle macerie del profitto. I valori e i sentimenti, la partecipazione e la compassione, dimostrate da chi scava con le mani e passa le notti al freddo, sono le risorse per una società migliore. In quelle noi crediamo e combattiamo chi ne vuol fare uno spot commerciale o politico.
F.A.I. Federazione Anarchica Italiana
Sez. "M. Bakunin" Jesi
Sez. "F. Ferrer" Chiaravalle
venerdì 15 luglio 2016
Osservatorio infortuni Maggio - Giugno 2016
Aggiornamento del nostro macabro conteggio di morti e amputazioni, alle ferie come si dice bisogna arrivarci vivi, tra temperature nelle fabbriche da girone dantesco e ritmi asfissianti, l’estate che arriverà sarà caratterizzata dai soliti problemi di lavoro nero, sfruttamento e illegalità a vantaggio dei soli proprietari. Mentre perdono le ultime certezze gli operai che si impegnano in tutti i modi per salvare quell' ultimo pericoloso lavoro che hanno in questo mare di disoccupazione,mobilità,e
cassaintegrazione.. Come i 65 lavoratori della MecItalia del settore abbigliamento messi in mobilità nonostante abbiano continuato a lavorare per 3 mesi senza stipendio.Non sembra facile trovare il numero di lavoratori che hanno stipendi arretrati nelle aziende marchigiane, dal passaparola tra lavoratori sembrano tanti quanti quelli in cassa-integrazione nella non più molto ridente Vallesina, Chissà se qualche statistico di professione si metterà mai a cercare questo dato, oppure fa troppo male alle aziende dimostrare che non c’è realtà che non vada avanti con sacrifici economici da lavoratori ricattati dalla paura di perdere il lavoro continuando a farlo con arretrati anche pesanti. Chi amministra acquisisce premi su premi, un pò come chi amministra il sociale in regione, che a fronte di premi di centinaia di migliaia di euro per dirigente continua a promettere migliorie, ma nei fatti sono solo i tagli per mancanza di fondi e i ritardi quelli che si evidenziano, come il fondo per i malati di SLA delle Marche.
La situazione infortuni sul territorio marchigiano è opposta alle chiacchiere della politica, nel primo
trimestre 2016 sono 4487 gli infortuni di cui 12 morti in tre mesi (in aumento dall’anno scorso), aumentano del 75% le denunce di malattie professionali con 1515 casi tra osteo-muscolari,del sistema nervoso e respiratorie, di cui 33 per amianto.
trimestre 2016 sono 4487 gli infortuni di cui 12 morti in tre mesi (in aumento dall’anno scorso), aumentano del 75% le denunce di malattie professionali con 1515 casi tra osteo-muscolari,del sistema nervoso e respiratorie, di cui 33 per amianto.
Le Marche sono la seconda regione in Italia per l’aumento di malattie professionali, i dati non aggiornati dicono che dal 1994 al 2013 c’è un aumento del 62 % .La dimostrazione che solo l’unione dei lavoratori può portare alle migliorie dei luoghi di lavoro c’è data dal processo per omicidio da amianto alla raffineria API di Falconara dove imputati sono Aldo Brachetti Peretti e Giovanni
Saronne che negano a due operai morti e riconosciuti dall’inail per asbestosi il collegamento tra luogo di lavoro e malattia
Saronne che negano a due operai morti e riconosciuti dall’inail per asbestosi il collegamento tra luogo di lavoro e malattia
10 Maggio -Montegranaro - operaio di un cantiere edile rimane schiacciato tra camion e
rimorchio, elisoccorso con serie lesioni
13 Maggio -San severino - cade una lastra di marmo alla Anibaldi operaio ferito ad un piede
- A14 - tamponamento tra furgone e camion, un autista estratto vivo dalle lamiere
in condizioni da accertare
19 Maggio -Montefano - agricoltore di 74 anni rimane gravemente ferito dalla motozappa
rischia di perdere un piede
24 Maggio -San Ginesio - agricoltore di 60 anni rimane schiacciato da una rotoballa riporta
politraumi è in gravi condizioni
31 Maggio -Pesaro - camion di mobili si ribalta ferito non grave il conducente
4 Giugno - San Benedetto - operaio di 51 anni cade dalla postazione retrostante il camion
rifiuti in movimento, batte la testa e riporta gravi traumi, emorragie
elisoccorso in gravi condizioni muore nei giorni seguenti
8 Giugnio - San Benedetto - un marinaio a bordo di una vongolara si lesiona gravemente una
mano durante la pesca elisoccorso
9 Giugno - Camerano - tir portaconteiner si ribalta, il guardarail trancia la cabina, autista
ferito ad una spalla
13 Giugno - Arcevia - operaio travolto da pesanti sacchi di grano in una cooperativa
elisoccorso con traumi di media entità
14 Giugno - San Severino - operaia del locale salumificio si taglia una mano ed un braccio
elisoccorsa, per le ferite riportate rischia di perdere la funzionalità dell’arto
20 giugno - Fermo - postina cade con lo scooter in consegnaposta lievemente ferita
24 Giugno- Fano - cantoniere di 54 anni muore schiacciato dal trattore per il taglio dell’erba
27 Giugno - Ancona - agricoltore si ribalta con il trattore, riporta ferite non gravi
28 Giugno - Arcevia - mietitrebbia in fiamme,Agricoltore si ferisce alla schiena abbandonando
il mezzo non prima di tentare di domare le fiamme con gli estintori elisoccorso,
bruciati 5 ettari
29 Giugno - Ascoli - Operaio rimane schiacciato nel ribaltamento del trattorino tosa erba
elisoccorso in gravi condizioni
domenica 19 giugno 2016
Europei di calcio e diritti dei lavoratori
Europei di calcio e diritti dei lavoratori.
L’eco delle devastazioni di tifoserie aizzate a dovere e dei gol segnati, non riesce a coprire la voce dei lavoratori, degli studenti e della comunità degli sfruttati francesi contro la riforma del lavoro prevista in quel paese, e che di fatto distruggerà i diritti dei lavoratori. Come è già successo in Italia con il fallimentare e schiavista Jobs Act di Renzi. Per non parlare delle pensioni cancellate dalla Fornero. In Francia scende in piazza anche il maggiore sindacato, la CGT, giocoforza, spinto dalle proteste della base. In Italia i confederali, CGIL, CISL e UIL hanno assistito, inermi complici, alla distruzione di tutti i diritti dei lavoratori. La CGIL prova a salvarsi la faccia raccogliendo firme per una proposta di legge popolare riguardante lo statuto dei lavoratori. Forse se si fosse attivato a difesa dello statuto prima che lo stracciassero, non sarebbe apparso così meschino come oggi.
In tutto ciò a guadagnarci sono i privilegiati di sempre: i padroni, che di fronte alle complicità sindacali e all’appoggio del governo, approfittano per arraffare di tutto, a partire dalla negazione dei diritti contrattuali. In questo la Fiat di Marchionne fa scuola. Nel contratto siglato da FIM, UILM, Sindacato quadri ed altri (FIOM esclusa) viene sancita di fatto la morte del contratto nazionale: nessun aumento in paga base e una tantum legati solo al miglioramento dell’efficienza dello stabilimento, con la cancellazione nella sostanza dello stesso diritto di sciopero. Quello che riesci a far risparmiare al padrone, a spese dell’aumento dei ritmi e dell’insicurezza lavorativa, viene in parte, minima, ridistribuito in busta paga. Ma non necessariamente, dato che in qualche stabilimento Fiat (Lecce), dove hanno sempre lavorato, fatto straordinari, chinato il capo, non percepiranno un soldo. A differenza di Jesi dove, pur avendo fatto 75 giorni di cassa integrazione è stato percepito un premio.
A differenza del contratto separato Fiat, la lotta per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici è unitaria e prevede un aumento in paga base. Una schizofrenia di questi sindacati che riconoscono contratti a perdere in Fiat, firmando accordi separati, e fungendo da apripista per l’annullamento della loro stessa azione a livello del contratto metalmeccanici nazionale. Significativa la manifestazione locale fatta a Senigallia dove è meglio portare le lotte al mare che sotto casa degli industriali.
Ma in tutto questo cosa c’entrano gli Europei di calcio? Poco e tanto, dato che come ogni grande evento (Olimpiadi, Mondiali, Expo, etc.) verrà pagato dalla collettività, farà arricchire i soliti sciacalli, creerà posti di lavoro effimeri e con paghe da fame e porteranno debiti alle casse degli stati che graveranno per decenni. Ancora in Italia si stanno pagando milioni di debito per i mondiali del ’90. E, fra le altre cose, un calciatore medio guadagna … Che c’entrano gli Europei con il contratto dei metalmeccanici? Forse gli sfruttati francesi che stanno lottando nelle piazze provano a dircelo. Per capirli non bisogna studiare le lingue, ma scendere in piazza.
L’eco delle devastazioni di tifoserie aizzate a dovere e dei gol segnati, non riesce a coprire la voce dei lavoratori, degli studenti e della comunità degli sfruttati francesi contro la riforma del lavoro prevista in quel paese, e che di fatto distruggerà i diritti dei lavoratori. Come è già successo in Italia con il fallimentare e schiavista Jobs Act di Renzi. Per non parlare delle pensioni cancellate dalla Fornero. In Francia scende in piazza anche il maggiore sindacato, la CGT, giocoforza, spinto dalle proteste della base. In Italia i confederali, CGIL, CISL e UIL hanno assistito, inermi complici, alla distruzione di tutti i diritti dei lavoratori. La CGIL prova a salvarsi la faccia raccogliendo firme per una proposta di legge popolare riguardante lo statuto dei lavoratori. Forse se si fosse attivato a difesa dello statuto prima che lo stracciassero, non sarebbe apparso così meschino come oggi.
In tutto ciò a guadagnarci sono i privilegiati di sempre: i padroni, che di fronte alle complicità sindacali e all’appoggio del governo, approfittano per arraffare di tutto, a partire dalla negazione dei diritti contrattuali. In questo la Fiat di Marchionne fa scuola. Nel contratto siglato da FIM, UILM, Sindacato quadri ed altri (FIOM esclusa) viene sancita di fatto la morte del contratto nazionale: nessun aumento in paga base e una tantum legati solo al miglioramento dell’efficienza dello stabilimento, con la cancellazione nella sostanza dello stesso diritto di sciopero. Quello che riesci a far risparmiare al padrone, a spese dell’aumento dei ritmi e dell’insicurezza lavorativa, viene in parte, minima, ridistribuito in busta paga. Ma non necessariamente, dato che in qualche stabilimento Fiat (Lecce), dove hanno sempre lavorato, fatto straordinari, chinato il capo, non percepiranno un soldo. A differenza di Jesi dove, pur avendo fatto 75 giorni di cassa integrazione è stato percepito un premio.
A differenza del contratto separato Fiat, la lotta per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici è unitaria e prevede un aumento in paga base. Una schizofrenia di questi sindacati che riconoscono contratti a perdere in Fiat, firmando accordi separati, e fungendo da apripista per l’annullamento della loro stessa azione a livello del contratto metalmeccanici nazionale. Significativa la manifestazione locale fatta a Senigallia dove è meglio portare le lotte al mare che sotto casa degli industriali.
Ma in tutto questo cosa c’entrano gli Europei di calcio? Poco e tanto, dato che come ogni grande evento (Olimpiadi, Mondiali, Expo, etc.) verrà pagato dalla collettività, farà arricchire i soliti sciacalli, creerà posti di lavoro effimeri e con paghe da fame e porteranno debiti alle casse degli stati che graveranno per decenni. Ancora in Italia si stanno pagando milioni di debito per i mondiali del ’90. E, fra le altre cose, un calciatore medio guadagna … Che c’entrano gli Europei con il contratto dei metalmeccanici? Forse gli sfruttati francesi che stanno lottando nelle piazze provano a dircelo. Per capirli non bisogna studiare le lingue, ma scendere in piazza.
F.A.I. - Federazione Anarchica Italiana
M. Bakunin - Jesi
F. Ferrer - Chiaravalle
mercoledì 8 giugno 2016
loi travail
Prima la Spagna, poi la Grecia ed ora è la Francia che fa sentire nelle piazze la rabbia contro la loi travail, sorta di legalizzazione della schiavitù, molto simile al Job act di Renzi. Sale la voce della protesta di lavoratori e studenti contro le scelte del “socialista” Hollande a favore del profitto capitalista e contro i lavoratori. E in Italia? Nel paese della dittatura bonapartista di Renzi e della cancellazione progressiva dello stato sociale non sembra, ma le lotte ci sono. A macchia di leopardo, sofferte, oscurate dai media di regime, continuamente minacciate dalle provocazioni fasciste, ma ci sono. Il problema è che non riescono a concretizzarsi in garanzie e diritti, sicurezze e risultati da portare a casa. Il problema è uscire dalla palude delle strumentalizzazioni cui la sinistra istituzionale e i sindacati confederali per decenni ci hanno abituato. Le lotte sono uno strumento per riscoprire la solidarietà e l’autogestione, ma soprattutto per conquistare e difendere i diritti. Oggi è così in Francia, domani in Italia? Non è mai troppo tardi per lottare contro il padrone e i suoi servi al governo. Non è mai troppo tardi per dare un voucher di ben servito al capitalismo.
martedì 13 maggio 2014
osservatorio incidenti sul lavoro mese di aprile 2014
Un altro mese si aggiunge nella lunga lista di feriti e morti sul posto di lavoro, senza che ci si
scandalizzi ormai più di tanto, a pochi viene in mente che la tanto decantata sicurezza sia
ancora da raggiungere, non bastano qualche legge e qualche autorità che la faccia rispettare.
Noi sappiamo bene come sono le autorità con le leggi per i padroni che diventano vaghe,
oppure opportunità da cogliere per sbarazzarsi di lavoratori scomodi, come quelli che
continuano la loro lotta dal basso per non far scontrare sicurezza sul lavoro e salubrità della
città . Posti di lavoro sempre minacciati di delocalizzare per trovare nuove e favorevoli
condizioni di impresa alle volte a scapito di altri lavoratori nei più disparati posti al mondo.
Chi parla di crisi prosegue ad arricchirsi andando ad investire in paesi in cui i
diritti, le assistenze sociali ai più deboli e la salvaguardia del territorio/ambiente sono
utopie. Da noi non andiamo molto meglio, nel “bel paese” i diritti vengono ridotti, si rimettono
in discussione le rappresentanze nelle aziende. le forze Sindacali venute fuori dalla pancia dei
lavoratori sfruttando la delega data loro, sembrano passare dalla parte del padrone. Niente
Scioperi,Niente Conflitti I lavoratori devono ripartire dall’autorganizzazione e riscoprire
la solidarietà, trovano ad intralciare il loro percorso di libertà le solite forze del capitale
sotto altri nomi. Gli sfruttati non troveranno nessuno ad attenderli nelle loro lotte
oltre a parolai ricchi di promesse e future poltrone politiche.
Nelle Marche ancora oggi ci sono centinaia di lavoratori che lavorano e non si vedono pagati
a fine mese, i lavoratori in nero sono in aumento, lo sfruttamento più oppressivo sta prendendo
campo. La fame di occupazione non può e non deve lasciare spazio al tutti contro tutti, chi non
ha occupazione va rispettato come e quanto chi ha già un posto di lavoro.
martedì 6 maggio 2014
vite infangate
Vite infangate
Quello che è accaduto nei giorni scorsi, in particolar modo a Chiaravalle e a Senigallia, meriterebbe di essere commentato in molti modi: tragedia annunciata, calamità innaturale, maltempo e malgoverno. Di fatto si ripete uno scenario già visto in passato e in tanti altri comuni d’Italia, di cui il quadro della situazione è stato reso benissimo da un servizio del TG3 nazionale del 6 maggio in cui tecnici ed esperti vari, più imbarazzati che convinti, passeggiando fra qualche cespuglio in riva al fiume, cercavano di propinare una verità tutta costruita, e il cui senso era più o meno che l’esondazione del Misa, a Senigallia, è stata dovuta ad una serie di cause e concause e che se gli argini non avrebbero ceduto a monte, la marea di fango avrebbe fatto danni ancora maggiori raggiungendo il centro città. Una verità difficile da dire a chi ha passato la domenica a spalare fango e a buttare via centinaia di migliaia di euro di mobilio, di cose, di vita quotidiana, di lavoro. Viene da chiedersi dove era la protezione civile. Prima. Quali i protocolli di intervento previsti e se realmente potevano essere risparmiati quartieri, abitazioni, negozi, magazzini, vite. Chi spalava domenica pomeriggio a Senigallia, a Chiaravalle e negli altri posti colpiti ha visto la protezione “civile” reale, quella che parte dal basso, dalla solidarietà immediata, dal tam tam fra le persone. Chi spalava ha sentito, a Senigallia, il rumore di un elicottero che sorvolava la città per portare una solidarietà tutta istituzionale più utile alle istituzioni che dovrebbero garantire la sicurezza del territorio che non a chi spalava via il fango. Come dire, le bugie delle logiche di potere e del profitto hanno le gambe corte, e prima ancora di dare la colpa sempre alla fatalità del tempo, esse sono destinate ad affogare in un fango di cui questo paese deve da tempo liberarsi.
F.A.I. - Federazione Anarchica Italiana
M. Bakunin - Jesi
F. Ferrer - Chiaravalle
mercoledì 2 aprile 2014
Comunicato stampa
Sabato 5 aprile prossimo, presso i locali del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” in Via Pastrengo2 aJesi, si terrà, per il ciclo “Letture per Lottare”, una cena sociale di sottoscrizione a favore dei profughi siriani vittime della guerra civile in corso. E’ la terza iniziativa fatta in città sulla Siria. Lo scopo è quello di rompere il tragico silenzio che da tre anni è calato sul paese e che vede opposti schieramenti fronteggiarsi sanguinosamente con il solo risultato di aumentare le tragedie della popolazione, costretta per fuggire alla guerra a trovare rifugio nei campi profughi dei paesi vicini.. Come in ogni guerra che si conosca. A partire dalle ore 18 si avrà la proiezione di materiali audio visivi e la testimonianza diretta di chi ha familiari ed amici nei campi profughi. Alle ore 20 la cena aperta a tutti. L’iniziativa è organizzata dall’insieme dell’associazionismo jesino che da sempre è abituato a confrontarsi su tematiche politiche e culturali di rilievo, e che vede coinvolti: Arci di Jesi e Fabriano,La Casadi Sergio, L’ANPI di Jesi, Spazio Ostello, Centro Studi Libertari, La casa delle Culture e l’Associazione Italia – Cuba di Senigallia.
Jesi, 2 aprile 2014
martedì 12 marzo 2013
RAGION DI STATO
Il 3 gennaio 1998 un aereo militare statunitense tranciava i cavi della funivia del Cermis in Val di Fiemme. Dissero che era un volo di addestramento, che fu una tragica fatalità. In realtà l’equipaggio stava “giocando” sui cieli italiani. Morirono 20 persone. I militari non furono processati né da un tribunale italiano, né da alcuno dei 5 paesi europei cui appartenevano le vittime. Nei fatti restarono impuniti.
Come fu per molti militari tedeschi che, durante la 2^ Guerra mondiale, seminarono morte e distruzione per mezza Europa per poi nascondersi in patria. I pochi che non riuscirono ad evitare le galere in qualche caso, tornarono a casa grazie a spericolate evasioni, o come fu per il colonnello Kappler, il responsabile della strage delle Fosse Ardeatine (335 vittime civili), fuggì grazie, qualcuno disse, al governo italiano.
Del resto anche i militari italiani che si resero responsabili di massacri in Africa o nei Balcani, rimasero impuniti, mentre lungo tutta la storia del ‘900 chi si è opposto alla guerra, ha disertato, ha rifiutato di uccidere in nome della patria, quando non veniva fucilato sul posto, era messo in galera o in manicomio, dimenticato per decenni. Non c’è nulla di strano in tutto ciò. Esistono due pesi e ... molte misure. La ragion di stato, la salvezza della patria, l’onore, la gloria, gli interessi di mercato, del commercio, della finanza e delle banche passano sopra a tutti.
C’è una ragion di stato che domina, usa la retorica patriottarda per riempire pance e teste vuote, specie quando l’economia va male. Si trasformano assassini in eroi. Tutto pur di dimenticare i morti delle guerre armate e delle guerre economiche che mietono vittime fra i proletari.
In guerra, come in pace, c’è chi può permettersi di fare di tutto e chi invece può solo piangere i propri morti. Come le 81 vittime della strage di Ustica, ammazzate da un atto di guerra in tempo di pace e dalle menzogne dei militari. O come per i 12 morti e gli 88 feriti della strage della scuola di Casalecchio di Reno, sventrata da un aereo militare in avaria, privo del pilota messosi in salvo.
Ma è facile la retorica contro la guerra e i militari. Meno facile rendersi conto che sono l’espressione di una società altra, che non conosce regole se non quelle che si dà, e spazza tutto ciò che incontra nel suo cammino. Non c’è diritto che tenga, giustizia, pacifismo o democrazia. La ragione del più forte domina e giustifica ogni cosa: una strage, un incidente, le radiazioni di una costa turistica per ospitare una base di sottomarini nucleari o buttare bombe un po’ in giro per liberarsi di un carico pericoloso.
Come fu in Adriatico durante la guerra contro la Serbia, ad opera degli aerei della Nato. Molte le bombe a grappolo recuperate dai pescatori. In un caso quattro rimasero feriti, ma almeno non furono uccisi, perché è pericoloso il mestiere di pescatore, e si può morire. Non basta il mare, il lavoro, i rischi, può accadere anche di essere scambiato per un pirata ed essere ammazzato come un cane. Da uno sconosciuto. Da due sconosciuti, lontani, e che per questo molti diranno che hanno fatto solo il loro dovere. E’ la ragion di stato, che non coincide mai con quella dell’umana società.
F.A.I. Federazione Anarchica Italiana
Gruppo - M.Bakunin - Jesi
Gruppo - F.Ferrer - Chiaravalle
sabato 9 marzo 2013
8 Marzo nelle Piazze
In questa giornata si dovrebbero ricordare le morti e i soprusi subiti dal genere femminile in ogni contesto del nostro sistema sia sociale che lavorativo ma, invece di dare ascolto alle lotte con atti concreti, si spettacolarizza, si svuota di significati politici questa data. Le piazze si riempiono di “scarpe rosse”, fiori, flash-mob e balletti che poco hanno a che fare con le strade piene di manifestanti che pretendono libertà, sicurezze sociali e lavorative come asili e assistenza sanitaria. Scendere in strada ballando non cambierà le attuali condizioni di vita di milioni di donne, non rovescerà governi sessisti e dittatoriali come non lo farà l'espressione della protesta imprigionata nelle urne elettorali; la speranza che le nuove facce scese in politica a dirigere la vita altrui mantengano le solite promesse elettorali è vana. Da che mondo e mondo è il potere che distorce e corrompe ogni cosa e tutto quello che si è ottenuto è solo e soltanto il frutto del radicamento di lotte decise e coraggiose. Un particolare esempio ci viene dal nostro territorio dove la “vittoria” sul ripristino dell'interruzione volontaria di gravidanza all'ospedale cittadino, ha evidenziato che solo la spinta dal basso delle
gente, stanca della sufficienza con cui vengono affrontati i problemi, ha fatto scomodare chi, sicuramente a conoscenza della situazione, era rimasto sordo alle esigenze femminili. Chi più ha bisogno non viene mai rappresentato ed è evidente che se si auto-organizza senza guru o portavoce, portando avanti un pensiero collettivo, può e deve far valere le sue richieste a chi nelle poltrone al potere gli concede solo poche briciole. Ancora insieme uomini e DONNE per una lotta a cui partecipino tutti con le proprie capacità, senza che nessuno indichi una indiscutibile quanto improbabile verità da inseguire.
F.A.I. - Federazione Anarchica Italiana
Gruppo – M. Bakunin – Jesi
Gruppo – F. Ferrer – Chiaravalle
Centro Studi Libertari L.Fabbri
I padroni del vapore
Il dibattito post-elettorale ferve, la governabilità impazza e i mercati sono altalenanti mentre i veri padroni del vapore fanno sentire la loro voce. Il comune denominatore: nostra signora delle auto.
A Bari la Bridgestone conferma la volontà di chiudere la fabbrica (950 lavoratori), ma di essere aperta al dialogo. Il sindaco del capoluogo pugliese si dice pronto a sostenere gli operai se decidessero di occupare lo stabilimento. Buona cosa, ma forse sarebbe meglio penalizzare la multinazionale, facendole pagare il corrispettivo in retribuzione, speranze e futuro perso per l’ennesimo caso di delocalizzazione. Ma questo è troppo, la lotta di classe non va più di moda. Almeno per gli operai, per i padroni invece ...
Non a caso Marchionne, che recepisce la voglia di cambiamento uscita dalle urne si auspica governabilità per non uscire dall’ euro ed avere più sostegno e non tasse, IMU e altre cose simili. Certo detto da uno che taglia occupazione, diritti e salari, fa venire il sospetto che l’unico cambiamento che ci sarà è solo in termini di diritti, sempre più contratti o negati. Mentre i privilegi restano tutti, sempre per i padroni. C’è ancora in giro qualcuno che pensa che il parlamento interclassista di questa Repubblica fondata sul lavoro, toglierà qualche privilegio e restaurerà qualche diritto?
E tanto per capirsi non è un caso che al salone dell’auto, aperto a Ginevra, uno dei salvatori
della patria, Montezemolo, presenta il modello esclusivo delle nuove Ferrari, quello da un milione di euro, destinato ovviamente ad un pubblico ridottissimo di appena 500 acquirenti. Qualcuno dirà: “Ma per costruirle si è prodotto lavoro e ricchezza”. Forse, però per pagare quelle Ferrari, si è prodotto sfruttamento e miseria, perché quei 500 milioni di euro da qualche parte i padroni devono averli pur presi. In tempo di crisi poi!
Crisi o non crisi il vapore deve andare avanti ed il carburante è sempre lo stesso: il petrolio. Un arma utile per molti paesi poveri per poter far sentire i propri diritti verso il “Nord” ricco e prepotente anche se non è detto che quei diritti si diffondano, vengano applicati o che altro.
Molti gli esempi, uno il riferimento di oggi: il Venezuela, il cui presidente Chàvez è morto dopo una malattia che molti già annoverano fra le tesi complottiste mondiali. Personaggio controverso Hugo: dittatore o rivoluzionario? Jefe del pueblo o caudillo della sesta potenza produttrice di petrolio? La risposta viene dalla stessa massima centralizzazione del potere che era stato in grado di costruire attorno a se e che oggi si manifesta nelle mille illazioni attorno alla sua morte.
Un uomo solo alla guida di un paese, o di un partito, o di un movimento la storia ci insegna cosa significa in termini economici e sociali. In merito alla morte di Chavez ci sentiamo di rispondere con le stesse parole de “El Libertario” periodico anarchico di Caracas: “Né lutto, né celebrazioni! E’ arrivata l’ora dell’autonomia e delle lotte sociali”. Non solo in Venezuela.
Un uomo solo alla guida di un paese, o di un partito, o di un movimento la storia ci insegna cosa significa in termini economici e sociali. In merito alla morte di Chavez ci sentiamo di rispondere con le stesse parole de “El Libertario” periodico anarchico di Caracas: “Né lutto, né celebrazioni! E’ arrivata l’ora dell’autonomia e delle lotte sociali”. Non solo in Venezuela.
F.A.I. - Federazione Anarchica Italiana
Gruppo – M. Bakunin – Jesi
Gruppo – F. Ferrer – Chiaravalle
Centro Studi Libertari L.Fabbri
Iscriviti a:
Post (Atom)










