[Diretta facebook 25 aprile]
La LIBERTA' non si mendica.. si prende!
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giovedì 23 aprile 2020
25 Aprile 2020
[Diretta facebook 25 aprile]
lunedì 18 luglio 2016
scritte razziste
Una sottocultura che genera follia, tragedie, lutti e perdita delle ultime briciole di umanità. Qualche tragicomica comparsa politica continuerà a soffiare sulla cultura dell’odio, della caccia alle streghe, del rifiuto del diverso, del capro espiatorio su cui sfogare le proprie frustrazioni. Lo farà in nome delle vittime di Nizza, Istanbul, Parigi, Dacca, Bagdad, etc. anche quasi giustificando violenze e assassini, come quello di Fermo, fatto da un personaggio che mostra di essere il prodotto, vittima anch’egli, ma non innocente, di questa società della cultura dell’odio.
Non è la prima volta che qualcuno se la prende con le bacheche anarchiche. Sono gesti intimidatori,con contenuti razzisti e propri di pratiche fasciste, che non serviranno a toglierci la parola.
Jesi, 18 luglio 2016
Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” Jesi
FAI – Federazione Anarchica Italiana
Gruppo “Michele Bakunin” - Jesi
Gruppo “Francisco Ferrer” – Chiaravalle
venerdì 15 luglio 2016
i fatti di Fermo
Razzista: è chi chiama scimmia una donna africana.
Violento: è chi picchia chi egli stesso ha offeso e provocato.
Vigliacco: è chi cerca scuse, pretesti, supertestimoni e minimizza.
Assassino: è chi uccide un uomo.
Bugiardo: è chi dice tutto pur di trasformare la vittima in carnefice.
I fatti di Fermo sono il prodotto di anni di campagne politiche basate sull’odio, di uso degli immigrati come capi espiatori del malgoverno italiano, di predominio di chi insulta, offende, minaccia, e poi specula, ruba, mente. Anni di impunità alle violenze e all’odio di Lega e Casa Pound, Forza Nuova e giornalisti disposti a tutto pur di vendere una copia in più, pur di vendersi per un euro in più. Il lavoro lo hanno rubato i padroni italiani e occidentali, non gli stranieri. I servizi pubblici, dalla scuola alla sanità, alla previdenza all’assistenza, li hanno cancellati i governi italiani ed occidentali, non gli immigrati.
Se fosse capitato il contrario? Si sarebbe assistito ad un linciaggio di massa. Come quando vengono dati alle fiamme i campi Rom, o vengono creati comitati contro profughi, rifugiati, immigrati. Ogni volta che un italiano commette un reato i media usano toni e commenti molto più “dolci”. Se a farlo è uno straniero si soffia sul fuoco. Er pecora, leader neo-fascista delle borgate romane, una volta disse: Senza Mussolini e il fascismo voi non sareste un cazzo”. L’interpretazione è molto semplice e ci fa capire che paese è quello in cui viviamo.
Per aver insultato una parlamentare, la Kyenge, dandole del gorilla, Calderoli della Lega Nord, non ha subito alcun tipo di sanzione. Le istituzioni assolvono se stesse e alimentano l’odio che poi, ipocritamente condannano. Il fascismo è presente nelle più profonde pieghe di questo paese e si esprime con u n “sentiamo tutte le campane”, o “in fondo in fondo se l’è cercata”, o “che se ne tornino al loro paese”. Vale per gli stranieri e per le donne che subiscono violenza, per gli omosessuali e per i disabili, vale per tutti coloro verso cui è facile sfogare la propria frustrazione di persone piccole, vigliacche, violente e stupide, al servizio di un padrone pronto a scaricarle appena fatto il lavoro sporco. Come mettere le bombe nelle banche, nelle piazze, sui treni. Come fare i provocatori in un corteo o usare la manovalanza mafiosa contro chi difende i diritti dei lavoratori.
Noi non cederemo mai all’odio e alla guerra fra poveri e continueremo a considerare il fascismo non una idea come le altre, ma l’espressione terroristica di ogni società fondata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla gerarchia sociale. Per ogni atto di razzismo noi risponderemo con la solidarietà, l’integrazione, il sostegno e l’apertura culturale, ad ogni integralismo politico e religioso, risponderemo con la libertà di pensiero e il rifiuto delle menzogne di stato, della stupidità squadrista, del vuoto della vigliaccheria violenta e provocatoria.
F.A.I. - Federazione Anarchica Italiana
M. Bakunin - Jesi
F. Ferrer - Chiaravalle
martedì 3 maggio 2016
Volantino 25 aprile
Se
fascista
è
un paese,
La politica italiana, prima delle
idee, dei programmi o dei progetti, si preoccupa di far vedere che ha
un capo. Un leader che ci mette la faccia, anche se nasconde una
testa vuota. C’è chi vuole un direttorio
e chi si fa chiamare giovani
turchi, chi pensa al
segretario che fu e chi sopra a tutti all’infallibilità del
pontefice. Questo non è fascismo, ma è la cultura del paese in cui
è nato il fascismo.
L’economia italiana vede
dominare l’assenza di reddito, diritti, lavoro, in una guerra fra
poveri che si contendono stipendi da fame. Il lavoro senza
remunerazione per i giovani (e non solo) è diventato metodo e
pratica diffusa nascosta sotto il nome di stage.
Interi mesi o settimane se ne vanno via senza neanche il becco di un
quattrino riconosciuto. Il ricatto di chiudere la porta in faccia,
spostare la fabbrica in un altro paese, o accusare l’eterna crisi o
le tasse esose, sono le argomentazioni di buona parte della classe
dirigente italiana. Una classe brava a creare umiliazioni e
sfruttamento. Questo non è fascismo. Questo è capitalismo, il
sistema economico in cui si è sviluppato il fascismo italiano (e non
solo).
La possibilità di opporsi o
partecipare, proporre o essere informati, rappresentare insomma il
paese reale in una qualche utopia
di libertà democratica, si scontra con il potere mediatico del paese
legale, che decide come sfruttare l’ambiente (trivelle e TAV),
ostacolare l’istruzione pubblica, la sanità universalista o rubare
il diritto alla
pensione. Le ragioni che valgono sono quelle di chi urla più forte e
non spiega ragioni. La paura dell’altro soffoca la solidarietà
umana. Il più debole è colpevole di essere tale. Il più forte
vince ed è applaudito. Questo è fascismo, quello italiano, tipico,
con e senza camicia nera, lo stesso che ha continuato a prosperare
dopo il ’45, si è alimentato delle gerarchie sociali, delle
differenze di classe, delle disuguaglianze fra uomini e donne, fra
Nord e Sud. E’ il fascismo delle stragi di Portella
della Ginestra e di
Piazza Fontana, del terrorismo di Piazza della Loggia e dei morti
ammazzati come Pinelli e Mastrogiovanni, Aldovrandi, Cucchi e Uva, e
troppi altri ancora. Questo è il fascismo italiano, quello del
potere. Perché è il potere ad essere fascista non il popolo. Il
popolo può essere vittima o complice, seguace o partigiano, ma in un
modo o nell’altro pagherà sempre il prezzo di un sistema di
gerarchia che si nutre dell’umanità ferita e umiliata.
Il fascismo non è per sempre,
non è invincibile. Ha bisogno della vigliaccheria squadrista di Casa
Pound o dell’omofobia delle sentinelle,
del razzismo della Lega o della violenza di Forza Nuova. Il fascismo
è però qualcosa che è già stata sconfitta dalla storia e dai
popoli che, quando non sono vittime o complici, diventano
antifascisti, combattono contro un sistema di sfruttamento e
oppressione, violenza e menzogne che nelle stanze del potere si
generano continuamente.
Forse ancora non c’è bisogno
di tornare in montagna
per difendersi da governi che cancellano diritti e diffondono
menzogne. Di certo c’è bisogno di tornare ad essere protagonisti
di una società più giusta, eguale e solidale, di conquistare
diritti per i più deboli, diffondere una cultura che nega qualsiasi
spazio a oppressioni ed oppressori. I motivi per essere antifascista
sono tanti, metterli assieme, organizzarli, e dare loro voce e
dignità politica significa dare forza all’antifascismo ogni giorno
in un paese che ha bisogno di tutto, meno che del fascismo.
antifascista
è un popolo in lotta
F.A.I. Federazione Anarchica Italiana
Sez. "M. Bakunin" Jesi
Sez. "F. Ferrer" Chiaravalle
domenica 17 aprile 2016
25 aprile 2016 - PranzoSociale - concerto Brancoro
LA RESISTENZA VIVE NELLE LOTTE DEGLI SFRUTTATI E DI CHI VIENE RESPINTO
25 APRILE 2016
- ORE 11:00 CORTEO
- ORE 12:30 CIRCA PRANZO SOCIALE
- ORE 18:00 CONCERTO CON BRANCORO da Roma
Cantiamo la storia, il lavoro, le lotte e le rivendicazioni di ieri e di oggi
BRANCORO è un Branco di voci sciolte un laboratorio di sedicenti coriste/i uniti dalla
convinzione che i canti politici aiutino a tenere accesa la fiamma della libertà
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sabato 20 febbraio 2016
Polenta Antifascista
Polentata antifascista!
cena di sottoscrizione a favore delle lotte contro vecchie e nuove ideologie della violenza e della sopraffazione e a sostegno di chi è stato colpito dalla repressione.
E' un momento collettivo, aperto a tutti, per stare insieme e costruire una rete di relazioni e condivisioni ideali e politiche nelle diversità, nel conoscere e riconoscere l'altro, nell'essere società altra, solidale, facente parte della realtà quotidiana. Canti e cori della più schietta tradizione partigiana non potranno mancare nell'allietare la serata.
Aderiscono all'iniziativa i circoli di Jesi di:
ANPI,
Libera,
Spazio Ostello,
Laboratorio Politico "Spazio Rosso",
l'Arci di Fabriano e Jesi,
l'associazione Italia Cuba di Senigallia,
e il Gruppo Anarchico "Kronstadt" di Ancona.
sabato 25 aprile 2015
contro la Fascista Italia - 25 aprile
Contro
la Fascista Italia
L’Italia è stata
condannata per tortura dalla corte europea dei diritti dell’uomo
per i fatti di Genova nel 2001. Un bel riconoscimento per un paese
che festeggia i suoi settant’anni dalla liberazione nazi-fascista.
C’è poco da meravigliarsi. Dopo quel 25 aprile, tutto ciò che è
stato conquistato in termini di diritti è stato frutto di lotte che
si sono susseguite negli anni. Lotte dure, sempre represse dal
potere. Se la dittatura fascista era stata cacciata a furor di popolo
e sotto il peso dei suoi delitti e del suo fallimento, le idee
fasciste non hanno mai smesso di trovare spazio nelle gerarchie
istituzionali, imprenditoriali e culturali di questo paese. Ed oggi
portano avanti una battaglia di conquista assoluta del potere che non
ha precedenti nella storia dell’Italia repubblicana.
La scuola pubblica
scompare sotto il peso di una riforma che la vuole sempre più
privatizzata, di classe e in mano a presidi-padroni. La sanità
pubblica cede sempre più terreno a quella privata, integrativa,
lasciando intanto il potere dei baroni, delle case farmaceutiche,
delle clientele di ogni tipo, mentre aumentano le iniquità sociali e
nella salute. Per non parlare del lavoro, che si può sintetizzare in
poche parole: Jobs Act del Governo Renzi.
Chissà come
festeggeranno il 25 Aprile i 1350 operai messi come esubero dal
Gruppo Merloni. O le famiglie di quelli che sono affogati davanti
alle coste italiane, o di quelli che muoiono sul lavoro e di lavoro.
Il fascismo ottanta anni fa inaugurava l’autarchia. Oggi in nome
della crisi ci sono ministri che esaltano il lavoro non retribuito
chiamandolo falsamente come volontariato, mentre c’è chi guadagna
in un mese paghe e pensioni da fame tali che ci hanno fatto tornare
indietro di decenni.
Il fascismo aveva il
Ministero della Cultura Popolare, che aveva abbreviato nel
significativo Min.Cul.Pop., oggi i media forse non sono così
asserviti, ma il risultato nella libertà di informazione cambia poco
dalla sigla mussoliniana. Oggi il culto del capo, del leader è tale
e indiscusso che non esistono manco più i partiti e le idee, ma
liste politiche con i nomi di autorevoli personaggi, che scompaiono
spesso nell’arco di una legislatura. Oppure vengono riciclati di
continuo nel gioco delle elezioni democratiche e libere. Chiamarle
plebisciti è un eufemismo se si pensa allo spessore politico della
ricandidatura, tanto per citare, dell’indigeno Spacca.
L’Italia è il paese
dei “Santo subito” e dell’assolutamente si! Della riscrittura
della storia e dei saluti romani allo stadio – e non solo. L’Italia
è il paese dove è più facile che la politica produca malaffare che
non investimenti per il futuro. In un paese libero la sicurezza si
legge in termini di reddito, salute, lavoro, cultura. Altrimenti
spuntano telecamere e pestaggi.
Noi consideriamo che al
fascismo non ci si possa e non ci si debba mai arrendere. La forza
della ragione e dei sentimenti, della solidarietà e della libertà è
riuscita a costruire una società migliore dopo quel 25 aprile, e non
ce la faremo scippare da quattro frustrati in camicia nera o in
doppio petto. Oggi come sempre, la resistenza continua nella
solidarietà di classe, nelle lotte degli sfruttati.
Saremo
sempre partigiani!
F.A.I. Federazione Anarchica Italiana
M.Bakunin - Jesi
F.Ferrer - Chiaravalle
venerdì 10 aprile 2015
prossime iniziative
18 Aprile Info-point su lavoro e sicurezza
25 Aprile partecipazione corteo anniversario con i nostri contenuti
1 Maggio comizio e giornata conviviale per chi non va all'appuntamento No-Expo 2015
venerdì 23 gennaio 2015
solidarietà antifascista
Nei momenti di crisi, di incertezza e di tensioni sociali (possibili o presenti) compare la violenza fascista, puntuale, distruttiva, provocatrice e che crea confusione. Utile a chi governa, utile a chi sfrutta. Nemica di ogni proletario.
L’antifascismo è solidale e militante, sa difendersi e far sentire le sue ragioni, sa estirpare la mala erba della società, sia essa in camicia nera o in doppio petto.
lunedì 20 ottobre 2014
cortei fascisti, antifascismo e lotta di classe
Cortei fascisti, antifascismo e lotta di classe.
Sabato 18 ottobre, in varie città Forza Nuova è scesa in piazza contro l’immigrazione, con numeri decisamente irrisori (fortunatamente) che però hanno richiamato alla mobilitazione antifascista ed antagonista. I risultati sono stati quelli “tipici” di certi appuntamenti: scontri, fumogeni, cariche, manganellate, fermi, denunce, anche se, alla fine, è stato raggiunto l’obiettivo di affermare la negazione (ossimoro che però rende l’idea) di ogni agibilità politica di piazze e città agli eredi del nazi-fascismo.
In una di queste piazze, Ancona, si è ritrovato tutto il mondo dei vari frammenti dell’eredità della resistenza: dagli anarchici ai centri sociali, dai vari partiti comunisti all’Anpi. Verso la fine della giornata, tornando a casa, due manifestanti incrociano una passante che domanda che cosa sia successo. Le rispondono che sono lì in opposizione alla manifestazione contro l’immigrazione. La donna capisce male e risponde: “Era ora, basta con questi immigrati. Tutti a casa!”. I due rimangono basiti e la donna si allontana. L’affermazione della donna è l’indicatore migliore del contesto politico sociale attuale, non solo di Ancona. Forza Nuova si mobilita nelle piazze, richiamando un fascismo populista e di pancia che nei fatti è già stato superato dallo stato di angoscia diffuso, dalla precarizzazione del lavoro e dall’impoverimento del ceto medio. La funzione squadrista degli eredi del Duce non è messa in discussione, ma la società cui si riferiscono, di fatto è più fascista di loro, pronta a scendere in strada per dare la caccia al nero, a fare la spia al padrone, a gridare al linciaggio qualsiasi cosa accada purché la colpa sia ascrivibile a “non italiani”. Ricordate la caccia all’albanese dopo il massacro familiare di Novi ligure? Accadeva una quindicina di anni fa e da allora la società italiana si è ulteriormente imbarbarita e atomizzata.
Allo stesso tempo i due militanti, che rimangono stupiti dalle affermazioni della donna,
rappresentano una testimonianza dell’incapacità dell’antagonismo di classe di essere strumento attivo di lotta in grado di andare oltre la semplice mobilitazione di piazza dell’ultima ora. Fabbriche che chiudono, leggi liberticide, tagli forsennati alle garanzie sociali e bonapartismo politico hanno reso talmente ampio e complesso il fronte degli interventi e delle lotte che qualsiasi difesa approntata si polverizza in mille rivoli, in tante corse a prendere la testa del corteo, la legittimazione
delle piazze e delle urne. Un quadro funesto appena mitigato dalle proteste e dalle ribellioni che periodicamente si manifestano, ultime quelle di Terni e dei mercati generali di Torino, o dalle lotte che ancora resistono (come in Val di Susa).
Difficile trarre conclusioni se non quelle di un richiamo comunque continuo alla mobilitazione, pena lo scoramento generale. Una volta con le espressioni paese legale e paese reale, si tendeva a sottolineare la distanza fra le istituzioni (e gli interessi privati e di profitto di cui sono portatrici) e i bisogni della collettività. E’ da augurarsi che queste espressioni oggi non rappresentino in realtà la
distanza fra le aspirazioni di una società migliore e i bisogni di una società migliore. Forse le
provocazioni neofasciste possono fornire in tal senso ulteriori termini di riflessione.
Un* compagn* che c’era.
In una di queste piazze, Ancona, si è ritrovato tutto il mondo dei vari frammenti dell’eredità della resistenza: dagli anarchici ai centri sociali, dai vari partiti comunisti all’Anpi. Verso la fine della giornata, tornando a casa, due manifestanti incrociano una passante che domanda che cosa sia successo. Le rispondono che sono lì in opposizione alla manifestazione contro l’immigrazione. La donna capisce male e risponde: “Era ora, basta con questi immigrati. Tutti a casa!”. I due rimangono basiti e la donna si allontana. L’affermazione della donna è l’indicatore migliore del contesto politico sociale attuale, non solo di Ancona. Forza Nuova si mobilita nelle piazze, richiamando un fascismo populista e di pancia che nei fatti è già stato superato dallo stato di angoscia diffuso, dalla precarizzazione del lavoro e dall’impoverimento del ceto medio. La funzione squadrista degli eredi del Duce non è messa in discussione, ma la società cui si riferiscono, di fatto è più fascista di loro, pronta a scendere in strada per dare la caccia al nero, a fare la spia al padrone, a gridare al linciaggio qualsiasi cosa accada purché la colpa sia ascrivibile a “non italiani”. Ricordate la caccia all’albanese dopo il massacro familiare di Novi ligure? Accadeva una quindicina di anni fa e da allora la società italiana si è ulteriormente imbarbarita e atomizzata.
Allo stesso tempo i due militanti, che rimangono stupiti dalle affermazioni della donna,
rappresentano una testimonianza dell’incapacità dell’antagonismo di classe di essere strumento attivo di lotta in grado di andare oltre la semplice mobilitazione di piazza dell’ultima ora. Fabbriche che chiudono, leggi liberticide, tagli forsennati alle garanzie sociali e bonapartismo politico hanno reso talmente ampio e complesso il fronte degli interventi e delle lotte che qualsiasi difesa approntata si polverizza in mille rivoli, in tante corse a prendere la testa del corteo, la legittimazione
delle piazze e delle urne. Un quadro funesto appena mitigato dalle proteste e dalle ribellioni che periodicamente si manifestano, ultime quelle di Terni e dei mercati generali di Torino, o dalle lotte che ancora resistono (come in Val di Susa).
Difficile trarre conclusioni se non quelle di un richiamo comunque continuo alla mobilitazione, pena lo scoramento generale. Una volta con le espressioni paese legale e paese reale, si tendeva a sottolineare la distanza fra le istituzioni (e gli interessi privati e di profitto di cui sono portatrici) e i bisogni della collettività. E’ da augurarsi che queste espressioni oggi non rappresentino in realtà la
distanza fra le aspirazioni di una società migliore e i bisogni di una società migliore. Forse le
provocazioni neofasciste possono fornire in tal senso ulteriori termini di riflessione.
Un* compagn* che c’era.
martedì 11 marzo 2014
comunicato stampa
comunicato stampa.
Domenica scorsa Forza Nuova in P.zza Federico II a Jesi ha distribuito dei volantini. Il contenuto riguardava l’assistenza per gli italiani colpiti dalla crisi causata dagli altri, dagli stranieri, dalle banche, dall’Europa, etc. Se non fosse per il razzismo professato apertamente e la strumentalità di farsi vedere a ridosso della prossima campagna elettorale, verrebbe quasi la voglia di ignorarli. Purtroppo però in una città come Jesi dove la solidarietà sociale e i valori dell’antifascismo sembrano scomparsi dietro la disperazione di una miseria quotidiana, la preoccupazione si fa strada. Gli squadristi di Forza Nova sono un pensiero limitato rispetto alla guerra fra poveri innescata dai governi locali e nazionali (tagli servizi, sanità, scuola), alla disoccupazione, alla precarietà, ai salari da fame prodotti da un capitalismo dilagante nella sua forma più distruttiva, quella neo-liberista. Gli uomini della provvidenza ex-giornalisti, ex-capocantiere, ex-comici o ex-giocatori di Mike Buongiorno in Italia, ma non solo, hanno fatto sempre affidamento sulla reazione viscerale e impulsiva alla miseria, riempiendosi le tasche, le poltrone e svuotando di diritti e risorse, di libertà e futuro le vite di chi, ingenuamente, ha sempre dato più peso alle parole che ai fatti. Il volantinaggio a Jesi di Forza Nova non preoccupa più di tanto. Sono dei figuranti della politica del dominio e dello sfruttamento. Chi ci preoccupa sono i tanti piccoli fascisti e razzisti che si nascondono nelle pieghe quotidiane di una società che si sta impoverendo, pronti a scannarsi fra miseri, dimenticandosi di prendersela con i colpevoli di sempre: stato e capitale.
Domenica scorsa Forza Nuova in P.zza Federico II a Jesi ha distribuito dei volantini. Il contenuto riguardava l’assistenza per gli italiani colpiti dalla crisi causata dagli altri, dagli stranieri, dalle banche, dall’Europa, etc. Se non fosse per il razzismo professato apertamente e la strumentalità di farsi vedere a ridosso della prossima campagna elettorale, verrebbe quasi la voglia di ignorarli. Purtroppo però in una città come Jesi dove la solidarietà sociale e i valori dell’antifascismo sembrano scomparsi dietro la disperazione di una miseria quotidiana, la preoccupazione si fa strada. Gli squadristi di Forza Nova sono un pensiero limitato rispetto alla guerra fra poveri innescata dai governi locali e nazionali (tagli servizi, sanità, scuola), alla disoccupazione, alla precarietà, ai salari da fame prodotti da un capitalismo dilagante nella sua forma più distruttiva, quella neo-liberista. Gli uomini della provvidenza ex-giornalisti, ex-capocantiere, ex-comici o ex-giocatori di Mike Buongiorno in Italia, ma non solo, hanno fatto sempre affidamento sulla reazione viscerale e impulsiva alla miseria, riempiendosi le tasche, le poltrone e svuotando di diritti e risorse, di libertà e futuro le vite di chi, ingenuamente, ha sempre dato più peso alle parole che ai fatti. Il volantinaggio a Jesi di Forza Nova non preoccupa più di tanto. Sono dei figuranti della politica del dominio e dello sfruttamento. Chi ci preoccupa sono i tanti piccoli fascisti e razzisti che si nascondono nelle pieghe quotidiane di una società che si sta impoverendo, pronti a scannarsi fra miseri, dimenticandosi di prendersela con i colpevoli di sempre: stato e capitale.
FAI – Federazione Anarchica Italiana
Gruppo “Michele Bakunin” – Jesi;
Gruppo “Francisco Ferrer” - Chiaravalle
venerdì 26 aprile 2013
Quando presidente fu fatto un partigiano
..Non ci è mai interessato il gioco parlamentare dell’elezione del presidente della Repubblica. Come a buona parte degli italiani. Però è giusto ricordare un altro presidente per cui si parlò di “bis” al Quirinale: Sandro Pertini. Un socialista che faceva vanto della sua onestà e del suo antifascismo, che disse di svuotare gli arsenali e riempire i granai.
Un presidente partigiano di un antifascismo che già allora trovava sempre meno posto nelle parole e nei fatti della società italiana. Capirai oggi dove i valori di eguaglianza, solidarietà e giustizia sociale, che abbatterono la dittatura fascista sottolineandone il criminale fallimento politico, sociale ed economico, sembrano dimenticati dall’arroganza del populismo, delle fazioni, del mercato e di qualsiasi forma di sfruttamento della collettività.
Eppure con la crisi (che fa tanto comodo ai padroni) i valori della resistenza, fondanti di questo paese, dovrebbero essere strumento individuale e comunitario di riscatto. Anche a livello locale. In una Jesi, dove professori raccontano storielle revisioniste su una dittatura che al suo nascere, reprimendo con violenza ogni dissenso, avrebbe avuto in se qualcosa di buono, si assiste ad un montare della voglia di risolvere i problemi legati alla povertà con la repressione, con la selezione degli aiuti sociali da dare ... prima agli italiani.
Neanche la carità cristiana regge più di fronte ad una guerra fra poveri utile solo ai padroni. Tutto ciò in una regione dove si tagliano i servizi di assistenza sociale e i presidi ospedalieri, dove i posti di lavoro ormai sono diventati sempre più rari, precari, sottopagati, negati. Dove non è data la possibilità di integrazione a chi si trova nella marginalità di questa società creata ad arte, esaltando la figura del “vincente”.
Ecco in una società simile creatasi dalla perdita di legami umani e sociali di solidarietà e condivisione crediamo sia necessario ribadire che: chi condivide le idee per le quali fu combattuto contro i totalitarismi, può e deve riconoscersi con chi lotta per i diritti di tutti per una società altra, nella assistenza necessaria a chi si trova in difficoltà e nella possibilità di risollevarsi.
Solo un'unione di forze, tese non al proprio tornaconto, può come abbiamo visto 68 anni fa, lenire le ferite generate da un sistema dedito al profitto e allo sfruttamento. Fuori dalla gerarchia del potere statale, dalle miserie del mercato, dagli inganni di sciacalli elettorali di ogni risma.
La resistenza vive nelle lotte degli sfruttati
F AI – Federazione Anarchica italiana:
Gruppo “M. Bakunin” – Jesi,
Gruppo “F. Ferrer” – Chiaravalle
Gruppo “F. Ferrer” – Chiaravalle
Iniziative per il 1° Maggio in Via Pastrengo 2, Jesi: ore 11,30: aperitivo e comizio; ore 13.00 pranzo sociale; ore 17:00, video: “Working men dead”.
giovedì 15 luglio 2010
volantino distribuito al presidio antifascista di Fabriano del 2 Luglio
LO RIBADIAMO : ORA E SEMPRE ANTIFASCISMO!
Antifascismo e violenza fascista sono oggi etichettati dai più come roba vecchia, anacronistica, anni ’70: cose da scontri di piazza, da fotografie in bianco e nero di un mondo che fu. Ma molti, oggi più che mai, sentono il peso della violenza di stampo fascista all’interno di questa nostra Italia nauseabonda. Lo sentono, lo percepiscono ogni giorno sul posto di lavoro e fuori: si passa dalla semplice intimidazione fino alla forma più becera dell’aggressione fisica. Va ormai quasi alla moda attaccare chi non ci sta, chi non accetta le regole di questo capitalismo globalizzato sempre più ributtante. Lo “sfigato”, ovvero chi non fa o segue le tendenze (un comunista, un anarchico, un migrante, ad esempio) viene insultato, emarginato, umiliato, a cominciare dalla scuola, così tristemente appiattita sui diktat gelminiani.
La notte tra il 23 e il 24 giugno, un ragazzo fabrianese è stato aggredito e picchiato da suoi coetanei (i soliti noti? I modaioli squadristi dei bar del centro storico?) perché indossava una maglietta con il ritratto di Che Guevara e perché aveva intonato le note di “Bella ciao”. Un episodio gravissimo che si va ad aggiungere ad una lunga lista di altri analoghi successi negli ultimi anni in varie parti d’Italia, molte volte camuffati dalla stampa locale come semplici scazzottate tra attaccabrighe, magari stranieri.
Con questo recente atto di violenza ci rendiamo conto ancor di più della deriva reazionaria che sta prendendo l’Italia, grazie alle varie leggi liberticide e repressive approvate a destra e a sinistra, che ormai da anni cercano di alimentare e diffondere un clima di tensione sociale volto ad innescare una patetica, devastante “guerra tra poveri. Noi anarchici e libertari ci opponiamo e lotteremo strenuamente fino a quando ogni forma di violenza, ogni forma di fascismo, ogni forma di capitalismo, ogni forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo sarà estirpata.
F.A.I. - Federazione Anarchica Italiana (Sez.”Michele Bakunin” Jesi, Sez.”Francisco Ferrer”- Chiaravalle),
La notte tra il 23 e il 24 giugno, un ragazzo fabrianese è stato aggredito e picchiato da suoi coetanei (i soliti noti? I modaioli squadristi dei bar del centro storico?) perché indossava una maglietta con il ritratto di Che Guevara e perché aveva intonato le note di “Bella ciao”. Un episodio gravissimo che si va ad aggiungere ad una lunga lista di altri analoghi successi negli ultimi anni in varie parti d’Italia, molte volte camuffati dalla stampa locale come semplici scazzottate tra attaccabrighe, magari stranieri.
Con questo recente atto di violenza ci rendiamo conto ancor di più della deriva reazionaria che sta prendendo l’Italia, grazie alle varie leggi liberticide e repressive approvate a destra e a sinistra, che ormai da anni cercano di alimentare e diffondere un clima di tensione sociale volto ad innescare una patetica, devastante “guerra tra poveri. Noi anarchici e libertari ci opponiamo e lotteremo strenuamente fino a quando ogni forma di violenza, ogni forma di fascismo, ogni forma di capitalismo, ogni forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo sarà estirpata.
F.A.I. - Federazione Anarchica Italiana (Sez.”Michele Bakunin” Jesi, Sez.”Francisco Ferrer”- Chiaravalle),
Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” Jesi,
Circolo Libertario “Atillio Franca” Fabriano,
Circolo culturale “Ottorino Manni” Senigallia
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